Si terrà sabato 21 marzo, presso la Chiesa di San Giuseppe Artigiano a Campobasso, la “Giornata del Ringraziamento” promossa dal Rinnovamento nello Spirito Santo dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano.
L’incontro sarà un momento di preghiera, formazione e condivisione fraterna, ispirato al versetto del Salmo 145,16: “Tu apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente”.
Il programma avrà inizio alle ore 14:30 con l’accoglienza dei partecipanti e la preghiera di lode. Seguirà l’intervento del Coordinatore diocesano e l’insegnamento sul tema della giornata a cura di Alessandro Pagnotta, Delegato Nazionale dell’Ambito Giovani del Rinnovamento nello Spirito Santo.
Nel corso del pomeriggio saranno inoltre proposti la visione di un video del RnS e alcune testimonianze di vita e di fede.
La giornata si concluderà con la Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Biagio Colaianni, Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano.
L’evento è aperto a tutti coloro che desiderano vivere un momento di spiritualità, ringraziamento e comunione nella fede.
SCARICA LA LOCANDINA DELL’EVENTO
Omelia di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
Dobbiamo sempre imparare ad ascoltare la parola di Dio non come fosse al di fuori della nostra vita. Dobbiamo sempre contestualizzarla, cogliendo dalla Scrittura questo parallelismo, perché la Scrittura parla sempre di noi.
Per esempio, la prima lettura parla della situazione del popolo di Israele che è deportato in Babilonia e quindi è un popolo che è come fosse morto, si sente prostrato, non ha più vitalità. È in questo contesto che Dio interviene.
Se noi pensiamo a oggi, nel nostro contesto di vita, tante volte non viviamo con quella vitalità che proviene dall’amore di Dio, dalla nostra fede, dal nostro essere cristiani. Viviamo anche noi, tante volte, in una situazione di prostrazione di fronte agli accadimenti della vita. Basti citare gli ultimi avvenimenti, come la guerra, di fronte ai quali siamo tutti un po’ giù, quasi come se ci fosse tolta la possibilità di vivere.
Ecco, come nel contesto, del libro del profeta Ezechiele, il Signore dice: “O popolo mio”. Noi diamo per scontato, ma Dio ama il suo popolo. Questa è un’espressione straordinaria e meravigliosa “O popolo mio” dice che Dio sente che il suo popolo appartiene a Lui, è sua creatura. Egli lo ama profondamente.
Come si pone il Signore di fronte alla difficoltà che vive il popolo? Il brano precedente nel libro di Ezechiele vede il popolo così disorientato e abbattuto; il Signore lo invita a vedere un campo pieno di ossa morte. E il Signore, con il suo Spirito, fa rivivere queste ossa che ricompongono il corpo, addirittura con la pelle e la carne, perché dà vita alle ossa morte.
Il Signore dice al popolo: io vi do vita anche nella vostra dispersione, anche se vi sentite abbattuti e disorientati, perché deportati; io vi ridò vita. Ed ecco allora quale azione compie il Signore: “Io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, vi riconduco alla terra. Riconoscerete che io sono il Signore”.
Noi dobbiamo sempre tenere presente che la volontà di Dio nei nostri confronti è quella di aprirci e liberarci dalle tenebre e dalle difficoltà. Ed ecco che il Signore ci dice come lo fa: “Farò entrare in voi il mio Spirito e rivivrete”.
Lo Spirito del Signore a noi è dato con il battesimo. Abbiamo lo Spirito Santo, che è vita di Dio in noi. È questo che ci permette di riaprirci alla speranza, nonostante le difficoltà e le situazioni che non sono buone. Non possiamo disperarci, non possiamo angosciarci o essere pessimisti, ma dobbiamo credere che il Signore possa dare vita alle nostre vite, possa farci rialzare, perché la speranza in Dio, come abbiamo imparato, non resta delusa.
Questo è sottolineato ancora di più da San Paolo nella lettera ai Romani, quando dice che noi viviamo due realtà che sono compresente nella nostra vita: la carne e lo spirito. Ma la carne non è negativa, perché siamo creature e siamo stati creati da Dio con la nostra umanità. Il punto è il dominio: viviamo sotto il dominio della carne o sotto il dominio dello spirito?
Se ci lasciamo dominare dalla carne, significa che ci lasciamo dominare da tutto ciò che è finito, da tutto ciò che non è Dio, da ciò che tante volte è tentazione e che allontana dalla fraternità e dall’amore verso gli altri. Il dominio della carne dice prevaricazione, delirio di onnipotenza, autoaffermazione di sé rispetto agli altri, lontananza dagli altri, desiderio di primeggiare. Tutte caratteristiche legate alla nostra umanità fragile.
Così San Paolo suggerisce di lasciarci abitare dallo Spirito di Dio, perché lo Spirito ci dà vita. Dobbiamo accogliere il dominio dello Spirito, cioè lasciarci guidare e orientare da Dio secondo il suo Spirito, fare sempre la scelta di Dio.
Il dominio dello Spirito è la misericordia che prevale sulla contrapposizione e sulla vendetta. Se l’altro mi trascura, il dominio dello Spirito mi invita ad andare incontro alla sua solitudine, non a chiudermi dicendo: “Non mi interessa”. Dobbiamo avere sempre la capacità di fare discernimento e di far prevalere l’azione dello Spirito Santo, perché Dio abita in noi.
“O popolo mio, io abito in te”. Questa è l’affermazione del Signore. E lo Spirito di Dio ci rende capaci di rivivere. Capite come la Pasqua dà pienezza a questi significati? Cos’è la Pasqua se non la vittoria di Cristo sulla morte? La morte c’è, la difficoltà c’è, ma Cristo la vince.
Noi siamo tante volte angosciati, abbattuti, scoraggiati, ma su di noi agisce Dio. Lo Spirito Santo è azione di Dio in noi per farci rinascere. Questo rimanda alla risurrezione della carne e alla pienezza dello Spirito, cioè alla vita eterna.
Tutto questo è espresso anche nel Vangelo della risurrezione di Lazzaro. È un brano lungo perché mostra un cammino: il dialogo tra Dio e l’uomo. Come nelle domeniche precedenti — la samaritana, il cieco nato — anche qui c’è un dialogo che conduce alla fede.
Il contesto è quello dell’amore: “Colui che tu ami è malato”. Gesù amava Marta, Maria e Lazzaro. Anche noi dobbiamo ricordare che Dio ci ama. Nel nostro vivere, pensare e agire, Dio è presente con il suo amore.
Eppure, di fronte alla morte di Lazzaro, emergono dubbi: “Se tu fossi stato qui, non sarebbe morto”. Anche noi diciamo: “Se mi ami, perché questo?”. Ma Gesù porta a una domanda decisiva: “Tu credi?”.
E noi siamo chiamati a rispondere: “Signore, io credo, credo nella tua presenza, nel dono della vita che mi fai”.
Infine, Gesù, davanti al sepolcro, dice: “Togliete la pietra” e poi “Liberatelo dalle bende”. La pietra e le bende rappresentano la chiusura ciò che limita. Gesù compie il miracolo, ma chiede la collaborazione dei pesenti.
Così anche a noi oggi dice: andate incontro a chi vive nella solitudine, nella povertà, nella difficoltà, nella disperazione. Togliete la pietra, liberate dalle bende.
Il Signore compie i miracoli con la sua presenza, ma chiede all’uomo di rendersi partecipe della liberazione. Nel nostro tempo ci sono tante forme di morte: paura, guerra, angoscia. Non è facile, ma siamo chiamati a credere.
Come? Certamente pregando, ma ancora di più vivendo in pace tra di noi. Dove possiamo, dobbiamo intervenire per liberare gli altri dalle chiusure, dalle angosce e dalla disperazione.
Come per il popolo di Israele, il Signore dice: “Io apro e vi faccio uscire”. Così fa anche con noi oggi: con il suo Spirito abita in noi, agisce nella nostra vita e vuole darci vita.
E ci chiede di essere, a nostra volta, per gli altri strumenti di liberazione, attraverso la sua grazia.
sabato 21 marzo 2026
+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
