Il 22 marzo 1888 una luce improvvisa illuminò i boschi di Castelpetroso, segnando l’inizio di una storia di fede che ancora oggi parla al cuore del Molise e di tanti pellegrini provenienti da ogni parte. In quel giorno la Vergine Maria Addolorata apparve a due contadine del luogo in un’immagine di intensa forza spirituale: la Madre con lo sguardo rivolto al cielo e le braccia aperte in segno di offerta, mentre ai suoi piedi giaceva il corpo senza vita del Figlio Gesù.
Un’immagine di dolore, ma allo stesso tempo di totale abbandono alla volontà di Dio, che nel tempo è diventata per i fedeli un segno di consolazione e di speranza.
A 138 anni da quell’evento, la Basilica Minore dell’Addolorata di Castelpetroso, Santuario mariano e cuore della devozione alla Patrona del Molise, continua a rappresentare un luogo privilegiato di preghiera, evangelizzazione e incontro con Dio. Qui, tra il silenzio della montagna e la maestosità della Basilica, migliaia di pellegrini affidano alla Madonna le proprie sofferenze e ritrovano pace e speranza. Come ha ricordato Papa Francesco: «Maria ci porta a Gesù e Gesù ci dona la pace».
Il programma delle celebrazioni
Le celebrazioni per il 138° anniversario delle Apparizioni si apriranno con il tradizionale Settenario in onore della Vergine Addolorata, ogni pomeriggio alle ore 16:00, seguito dalla Santa Messa, con la partecipazione delle comunità parrocchiali del territorio:
Le celebrazioni entreranno nel vivo sabato 21 marzo, vigilia della festa, con la Santa Messa presieduta da don Armando Visone, parroco della comunità Ave Gratia Plena di Piedimonte Matese.
Alle ore 19:00 si svolgerà la tradizionale fiaccolata verso il luogo delle apparizioni, guidata da don Salvatore Lombardi, parroco del Santuario: un momento particolarmente suggestivo e partecipato, durante il quale i fedeli percorrono in preghiera il sentiero che conduce al luogo in cui, nel 1888, la Madonna manifestò la sua presenza.
Il giorno dell’anniversario
Sabato 22 marzo, giorno della festa, il Santuario accoglierà i pellegrini fin dal mattino con le Sante Messe a partire dalle ore 8:00.
Alle ore 11:30 si terrà il Solenne Pontificale presieduto da S.E.R. Mons. Biagio Colaianni, Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Bojano, alla presenza delle autorità civili e militari.
Nel pomeriggio, alle ore 17:00, S.E.R. Mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, presiederà la Solenne Celebrazione Eucaristica, che concluderà ufficialmente le celebrazioni dell’anniversario.
Un Santuario che continua a parlare al cuore dei pellegrini
Ogni anno oltre centomila pellegrini raggiungono il Santuario di Castelpetroso, e proprio il 22 marzo migliaia di fedeli si ritrovano ai piedi della Basilica per vivere una giornata intensa di preghiera e devozione mariana.
Raggiungere il luogo delle apparizioni, attraversare i sentieri immersi nel silenzio della natura e percorrere la Via Matris, il cammino che ripercorre i dolori della Vergine Maria, significa intraprendere un vero itinerario spirituale: un cammino che conduce a riscoprire la forza della fede, il valore della speranza e la consolazione che nasce dall’incontro con Dio.
A 138 anni dalle apparizioni, il Santuario di Castelpetroso continua a essere un luogo dove la fede si rinnova e la speranza prende forma, custodendo una storia che non appartiene solo al passato, ma continua a illuminare il presente e il cammino di tanti pellegrini.
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Omelia di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
Il contesto nel quale ci troviamo è simile a quelli che la Scrittura spesso ci richiama. Nella prima lettura il popolo è stato deportato in Babilonia, ha perso la speranza, vive una situazione di angoscia e di depressione, una condizione di morte sotto vari aspetti. Ed è proprio in questa situazione che, tante volte, anche noi ci ritroviamo a porci dinanzi a Dio, invocandolo.
È questo anche il luogo della Madonna Addolorata, che ci richiama a ciò che viviamo. Ognuno di noi attraversa situazioni difficili: nella salute fisica, psicologica, spirituale o morale. Tutti, in modi diversi, sperimentiamo problemi, chi più gravi, chi più leggeri, e ci troviamo così nella prova. Di fronte a tutto questo dobbiamo sempre interrogarci: Dio che fa? Che cosa fa? Marta e Maria dicono: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. E i Giudei: “Lui che ha salvato altri, non poteva salvare Lazzaro, che era suo amico?”.
C’è sempre in noi la richiesta di un intervento di Dio secondo ciò che desideriamo, magari anche giusto, ma che rischia di distrarci dal riconoscere come Dio realmente interviene.
E cosa fa Dio, ancora oggi, in mezzo a guerre, violenze e indifferenza? Non si stanca. Continua a offrire il suo amore, a incontrare l’uomo nella prova e nella difficoltà. Nel libro di Ezechiele Dio mostra al profeta un campo pieno di ossa aride: lì interviene con il suo Spirito e dona vita, ricostruisce ciò che era morto. È Dio che dà vita.
Allora dobbiamo partire da questo: Dio ci ama sempre, in modo assoluto; interviene nella nostra vita, qualunque sia la situazione, e lo fa con il suo Spirito per dare vita.
Questa è anche la preghiera della Madonna Addolorata. Il suo sguardo è rivolto al cielo, a Dio: è uno sguardo supplice, orante, che invoca protezione, consolazione, sostegno e forza. E sulle sue ginocchia c’è la sofferenza, la morte: Gesù, che ha condiviso fino in fondo la nostra condizione umana.
Quando Marta e Maria piangono, il Vangelo dice che anche Gesù pianse. Questa è l’umanità del Signore, che piange ancora oggi: per i morti della guerra, per chi crede che la violenza possa risolvere i problemi, mentre cresce la sofferenza, che colpisce famiglie, bambini e l’umanità intera.
Per questo, più che limitarci a chiedere, siamo chiamati a unirci a Maria nel suo sguardo verso il cielo, nella preghiera che invoca forza e coraggio per attraversare questa prova dell’umanità, sostenuti dall’amore di Dio e dalla forza del suo Spirito. Questo amore e questo Spirito non sono inutili né inefficaci: aprono alla possibilità di una vita nuova.
Dio dice: “Io aprirò le vostre tombe”. Apre le nostre chiusure, il nostro egoismo, la nostra indifferenza. E lo fa con il suo amore e con il suo Spirito Santo. San Paolo ricorda che lo Spirito abita in noi: non è lontano, non è accanto solo a volte, ma vive in noi, ci anima, ci guida, ci dona vita.
Anche noi, come Maria, siamo chiamati a presentare a Dio la nostra vita e a offrirla. Le mani della Madonna sono mani che chiedono, ma anche che offrono. Così dobbiamo fare anche noi: offrire la nostra vita, vivendo secondo il Vangelo. Questa offerta diventa intercessione per il mondo.
Chiediamo a Dio per noi, ma impariamo anche a offrire le nostre sofferenze, come fa Maria: una madre che ha perso il Figlio e che, nel dolore, offre tutto a Dio. È questo l’invito che ci rivolge.
Ma perché tutto questo avvenga, non dobbiamo dare nulla per scontato. Gesù entra in dialogo con noi per ravvivare la nostra fede. Tutti siamo qui per fede: ma quale fede abbiamo? È una fede capace di credere anche nella sofferenza? Capace di sperare nella pace, nella fraternità, nel rispetto, nell’attenzione agli ultimi?
Gesù mette alla prova la fede: a Marta chiede “Credi?”. E questa domanda è rivolta anche a noi. Crediamo davvero, anche nelle difficoltà, davanti al male e alla sofferenza del mondo? Oppure aspettiamo interventi miracolosi, dimenticando che Dio ci ha creati liberi, intelligenti, capaci di amare e di agire?
Dio crede in noi e ci chiama a fare la nostra parte, a portare bene dove c’è sofferenza.
Allora la nostra risposta deve essere semplice: “Signore, io credo. Credo che tu mi ami, che sei vicino, che abiti in me con il tuo Spirito, che sei il Cristo risorto verso cui camminiamo”.
Nel racconto di Lazzaro, Gesù dice: “Togliete la pietra… Lazzaro, vieni fuori… Liberatelo”. Anche a noi chiede di togliere le pietre dal cuore, le chiusure, e di sciogliere le bende che impediscono la relazione, l’amore, l’incontro con gli altri.
La Madonna Addolorata accoglie le nostre sofferenze e le offre a Dio, desiderando alleviare il dolore dell’umanità. Anche noi siamo chiamati a partecipare: nella preghiera, nella condivisione, nell’impegno concreto.
Chiediamo a Maria di consolarci e di starci vicino con la sua tenerezza di madre, ma anche di aiutarci a trasformare tutto questo in offerta, apertura e amore verso gli altri.
Certi, profondamente certi, che questo è possibile.
“Credi tu?”. “Sì, Signore, io credo”.
E così siamo pellegrini nella vita, in cammino verso il Signore, perché guarisca le nostre ferite e ci doni la sua grazia e la sua gloria.
22 marzo 2026
+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
