L’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano promuove una Giornata di preghiera e di digiuno per la pace che si terrà venerdì 13 marzo 2026 presso la Cattedrale della Santissima Trinità di Campobasso.

L’iniziativa, organizzata dall’Ufficio Pastorale delle Aggregazioni Laicali, accoglie l’invito del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Matteo Maria Zuppi, e si inserisce nel solco dell’appello lanciato da Papa Leone XIV, che ha esortato a «fermare la spirale di violenza prima che diventi una voragine irreparabile».

Il programma della serata prevede alle ore 18.30 la celebrazione della Santa Messa, seguita alle ore 19.15 dalla veglia di preghiera. Le celebrazioni saranno presiedute da S.E.R. Mons. Biagio Colaianni, Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano.

La comunità diocesana e tutti i fedeli sono invitati a partecipare a questo momento di raccoglimento e preghiera, in comunione con le Chiese di tutta Italia, per invocare il dono della pace.

SCARICA LA LOCANDINA DELL’EVENTO

LA VIA DELLA PACE: RITORNARE A DIO E VIVERE NELL’AMORE

L’invito della prima lettura parte da una constatazione di Dio: attuale anche al nostro tempo: il cuore dell’uomo è pieno di iniquità.

Quanta iniquità, quanto odio, quanta violenza, quanta indifferenza. È un desiderio di prevaricare gli altri e di schiacciarli. Questo stiamo vivendo indirettamente da parte di tanti che hanno nell’animo veramente iniquità e ogni sorta di male.

In tutto questo, l’invito di Dio nella prima lettura è quello di ritornare a Lui. Qual possibilità c’è oggi che ci sia la pace? A Dio ci rivolgiamo in questa celebrazione e soprattutto nella preghiera, con la veglia che verrà seguirà dopo, perché dobbiamo credere che Dio possa veramente aiutarci a realizzare la pace.

Se pensiamo in termini umani, realizzare la pace è difficile. Se invece pensiamo in termini cristiani, noi ci affidiamo a Dio, abbiamo fiducia in Lui e invochiamo a Lui il nostro desiderio di pace, nel quale profondamente crediamo. In esso ci identifichiamo e cerchiamo di realizzarlo nei nostri piccoli contesti di vita, perché crediamo che Dio possa renderlo possibile.

Poi Dio agirà in modo misterioso: come, non lo sappiamo. Ma è certo che la nostra preghiera tocca la volontà e il cuore di Dio e risponde alla sua volontà di realizzare la pace. Per questo dobbiamo restare fermi, costanti e convinti che la nostra invocazione per la pace sia accolta da Dio e che, a suo modo, possa fecondare l’umanità di oggi, segnata dall’iniquità.

In tutto questo, la via della pace non può che essere quella indicata dal brano del Vangelo: l’amore. L’amore a Dio che ispira e riempie i nostri cuori, i nostri pensieri, la nostra vita e i nostri intenti, e che si concretizza nell’amore verso tutti i fratelli e le sorelle, anche verso i nemici.

Questo sia il nostro atteggiamento. Non lasciamoci prendere dalla logica, dal linguaggio e dal modo di porsi davanti alla guerra, che vede il desiderio di vittoria e di schiacciare gli altri.

La nostra sia non soltanto una logica, ma profondamente un desiderio e uno spirito di pace per l’umanità intera.

 

+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni

IL SEME DELLA PACE DA CUSTODIRE E COLTIVARE

A conclusione di questo momento di preghiera mi veniva in mente una consegna che faccio a me stesso e a ognuno di voi: la consegna del seme della pace.

Tutti vorremmo la pace che profondamente desideriamo. Però la pace è come un seme posto nel terreno, tante volte non visibile, che ha bisogno di maturare.

Allora lasciamo che la pace, come seme, entri nei nostri cuori e maturi con la nostra preghiera, con il nostro desiderio, con il nostro coltivarla, così come il seme richiede. Nel terreno è vivo, non è morto, così come la pace è presente nel cuore degli uomini, nell’umanità, nella volontà di Dio.

Noi dobbiamo crederci profondamente, come crediamo che il seme sotto la terra sia pieno di vita e attenda di nascere e di venire fuori.  Il seme va coltivato nel terreno, va innaffiato fino a quando non diventa un germoglio; e quando è un germoglio va difeso.

Man mano che cresce, poi, c’è il togliere i rami secchi, le foglie che danno fastidio e che non permettono alla vita di venire fuori. Così è la pace del nostro cuore. Dobbiamo avere il tempo e la pazienza, con la grazia di Dio, di coltivarla con la preghiera e far sì che possa nascere e difenderla quando è un germoglio, quando è fragile, quando è piccola. Difenderla e far sì che possa crescere e diventare veramente quella pianta grande della quale ognuno di noi può gustare i frutti.

Sia questo il nostro impegno: non demordere dalla costanza della preghiera, dalla fiducia in Dio, dalla speranza concreta fatta di gesti quotidiani che ognuno di noi deve compiere per dire: credo nella pace, voglio la pace, costruisco la pace.

Così lasciamo che tutto questo fecondi il mondo intero. Quel seme, fecondato nella nostra preghiera, può fare di noi, per il mondo, una pianta che poi darà frutto. Ma dobbiamo crederci profondamente, bandendo dai nostri cuori la disperazione, la paura, l’angoscia, il pensare che ormai siamo vicini alla guerra mondiale, alla guerra atomica.

Certo, possono essere realtà che possono sfiorare la nostra esistenza, e speriamo mai raggiungerla. Però noi dobbiamo avere l’atteggiamento cristiano, che è quello della fede in Dio: la pace come desiderio profondo che va coltivato, sperato, pregato e realizzato nel nostro piccolo.

Affidiamoci al Signore perché tutto questo possa diventare concretamente quella preghiera viva della pace che si realizza attraverso il nostro vivere cristiano e quotidiano in mezzo agli uomini del nostro tempo, anche lì dove la pace non è voluta e desiderata.

Allora le nostre vite diventino quel linguaggio di pace che si è perso. L’unico linguaggio presente nel mondo oggi è quello che parla di guerra, di ciò che si realizza con la guerra, di chi è più forte nella guerra. La pace sta scomparendo dal linguaggio umano. Fateci caso: nelle trasmissioni televisive, dappertutto si parla della guerra, non più della pace.

Noi continuiamo invece a desiderare, parlare e vivere nella pace.

 

+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni