Sarà la solenne celebrazione della consegna del Mandato a segnare il momento culminante del percorso di formazione per i Ministri Straordinari della Comunione promosso dall’Ufficio Liturgico diocesano dell’Arcidiocesi di Campobasso – Bojano.

Venerdì 14 marzo 2026, alle ore 18:30, presso la Cattedrale della Santissima Trinità, S.E. Mons. Biagio Colaianni conferirà ufficialmente il mandato ai fedeli laici che hanno completato il cammino formativo iniziato lo scorso 19 gennaio.

La consegna del mandato rappresenta la conclusione di un corso articolato in sette incontri, coordinato da don Moreno Ientilucci, direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano e costituisce soprattutto un atto ecclesiale di grande valore spirituale e pastorale. Con questo gesto, l’Arcivescovo affida ai nuovi ministri un servizio prezioso per la vita delle comunità: collaborare con i parroci nella distribuzione dell’Eucaristia e portare la Comunione agli ammalati e a quanti non possono partecipare alla celebrazione liturgica.

Il mandato è segno di fiducia e responsabilità. Esso richiama la vocazione dei laici a essere presenza viva della Chiesa nei luoghi della sofferenza e della fragilità, rendendo concreta la carità e la comunione ecclesiale. È una missione affidata ufficialmente a servizio dell’intera comunità diocesana.

L’Arcidiocesi invita i fedeli a partecipare a questo significativo momento di vita ecclesiale.

L’omelia del Vescovo 
 
ILLUMINATI PER SERVIRE: LA GIOIA E LA RESPONSABILITÀ DEL MINISTERO

Siamo nella quarta domenica di Quaresima, la domenica “Laetare”, che richiama la gioia perché il cammino verso la Pasqua si abbrevia. Le tappe di questo percorso ci aiutano a comprendere il senso del nostro andare: la prima domenica ci ha ricordato che il cammino è faticoso e richiede vigilanza contro il male che cerca di allontanarci da Dio; la seconda ci ha mostrato la meta, la gloria di Dio che si manifesta in Cristo, presente nella nostra vita; la terza, con la Samaritana, ci ha rivelato che Gesù è acqua viva, sorgente che dà vita a chi lo accoglie con umiltà.

In questa quarta domenica Cristo si rivela come luce, anticipazione della Pasqua, quando la sua luce illuminerà il mondo. In questo contesto, ricevete il mandato di ministri della comunione: un dono grande, motivo di gioia, ma anche di profonda responsabilità. Portare Gesù agli altri, specialmente ai malati, agli anziani e a chi è solo, è un compito altissimo. Di fronte a questo ministero, l’atteggiamento giusto non è né il sentirsi incapaci fino a rifiutare, né il considerarlo un’abitudine o un diritto, ma una profonda umiltà.

La Scrittura ci ricorda che Dio sceglie secondo criteri diversi da quelli umani. Come nel caso di Davide, il più piccolo e apparentemente inadatto, Dio guarda il cuore e sceglie ciò che è nascosto e umile. In un mondo che valorizza l’apparenza e il successo, Dio continua a prediligere ciò che è semplice e invisibile agli occhi degli uomini. Per questo è necessario interrogarsi: il mio servizio nasce da una chiamata di Dio o da motivazioni umane?

Il criterio deve essere quello di cercare ciò che è gradito al Signore. Ogni incontro, soprattutto con chi soffre, richiede attenzione e discernimento, perché ogni persona è diversa. Il Signore che portate è lo stesso, ma le situazioni cambiano: per questo servono gli occhi della fede, illuminati da Cristo, per capire come agire.

Gesù è la luce che vince le tenebre, anche quelle del nostro tempo segnato da conflitti e oscurità. Ma esiste una cecità più profonda di quella fisica: è la cecità del cuore, di chi non vuole vedere e riconoscere Dio. Il Vangelo del cieco nato ci mostra proprio questo: mentre molti discutono, dubitano o rifiutano, l’uomo guarito arriva alla fede e dice semplicemente: “Io credo”.

Anche noi rischiamo di essere ciechi quando viviamo senza amore, senza pace e senza fraternità. Portare Cristo esige coerenza: non si può trattare l’Eucaristia con superficialità o distrazione. È necessario essere consapevoli di ciò che si porta e di Chi si porta.

Eppure, il Signore non chiede la perfezione, ma la disponibilità. Egli illumina, rinnova e ricrea, come ha fatto con il cieco nato. Ci dona la sua luce perché possiamo diventare luce per gli altri. Chi incontra davvero Cristo riflette questa luce nella propria vita, diventando segno visibile della sua presenza.

Per questo, non bisogna mai abituarsi al ministero ricevuto. Ogni volta che si prende l’Eucaristia, deve esserci stupore, timore santo, consapevolezza del dono immenso. Questo timore si trasforma in gioia, serenità e capacità di portare consolazione a chi soffre.

Infine, è fondamentale riscoprire l’adorazione eucaristica: è lì che si comprende il senso profondo del servizio. Nel silenzio davanti al Signore si impara ad amare, a lasciarsi illuminare e a diventare strumenti della sua grazia.

Così, illuminati da Cristo, sarete capaci di portare agli altri non solo un gesto, ma la sua presenza viva, che consola, sostiene e dona vita.

+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni