L’Arcidiocesi di Campobasso–Bojano e la Parrocchia San Martino Vescovo di Castelpetroso sono liete di annunciare la riapertura al culto della chiesa madre, un evento di grande significato per l’intera comunità. Dopo un periodo di chiusura dovuto ai lavori di restauro, la celebrazione di questo momento sarà segnata da una Solenne Celebrazione Eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Biagio Colaianni, Domenica 8 marzo 2026 alle ore 11.00.
La riapertura al culto di una chiesa rappresenta un momento di rinnovamento spirituale e di rinascita per la comunità. Essa segna il ritorno a un luogo di preghiera e di riflessione e rafforza i legami tra i fedeli, promuovendo un senso di unità e di condivisione. È un’opportunità per ritrovarsi e riscoprire insieme la propria fede in un ambiente familiare e accogliente.
Invitiamo tutti i membri della comunità e i fedeli a partecipare a questa celebrazione, che segna una nuova fase nella vita parrocchiale. Vi aspettiamo con gioia!
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Omelia di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
La chiesa restaurata è stata restituita al culto ed è veramente bella. Sono stato a vederla l’altro giorno e il lavoro fatto è davvero notevole. Anche gli affreschi sono stati restaurati e ora risplendono di nuova luce. È stato realizzato un grande lavoro, e lo sottolineo perché una chiesa, quando è decorosa, esprime la cura e l’amore della comunità, proprio come quando desideriamo una casa bella e accogliente. Così anche questa chiesa è stata restituita alla comunità nel suo splendore.
Tuttavia, questo non basta. Lo splendore di una chiesa deve essere accolto, ma deve anche diventare occasione per dare splendore a Dio con la nostra vita. Altrimenti una chiesa non serve a nulla. È come avere una casa bellissima, piena di mobili preziosi e di oggetti curati, ma dove non si accoglie nessuno e non si condivide nulla: diventerebbe un museo. Allo stesso modo, la chiesa non deve mai diventare un museo, ma restare sempre un luogo di accoglienza per la comunità.
Perché questo avvenga è necessario riconoscere il bisogno di Dio. Nella prima lettura si parla ancora del deserto. Nelle domeniche precedenti abbiamo visto come il deserto sia il luogo dell’incontro con Dio, ma anche della prova e della difficoltà. In questo caso è proprio il luogo della prova. Il popolo di Israele reagisce come spesso reagiamo anche noi: si lamenta, non è contento. Davanti alla difficoltà, invece di affidarsi a Dio, reagisce contro Mosè e indirettamente contro Dio.
È quasi più facile che Dio abbia liberato Israele dalla schiavitù dell’Egitto che liberare il cuore del popolo di Israele dal legame con l’Egitto. Arrivano addirittura a dire che stavano meglio prima, quando erano schiavi, perché almeno non mancava loro nulla. Il deserto invece era una prova per crescere nella fedeltà a Dio.
Di fronte a questa situazione Dio non reagisce come spesso fanno gli uomini, che immediatamente entrano in conflitto, difendono il proprio interesse e smettono di ascoltare l’altro. Così nascono molte guerre: prima quelle del dialogo mancato, del non ascolto e dell’indifferenza, e poi quelle delle armi. Per questo dobbiamo essere attenti a non creare mai le premesse delle contrapposizioni che possono sfociare nella guerra.
Il popolo di Israele si lamenta, ma Dio è misericordioso. Grazie all’intercessione di Mosè, Dio interviene: perdona il popolo e risponde alla sua necessità. Avevano bisogno di acqua, ed era giusto desiderarla. Tuttavia non si fidavano che Dio potesse provvedere. Mosè intercede e Dio ascolta. Egli interviene nelle necessità dell’uomo, talvolta in modo misterioso o difficile da comprendere subito, ma interviene sempre. Non dobbiamo mai dubitarne: questa è la fede concreta che il Signore ci chiede in ogni situazione della vita.
Dio fa sgorgare l’acqua dalla roccia con il bastone di Mosè. Ma noi sappiamo che Cristo è la roccia della vita cristiana. L’acqua che Egli dona, come nel Vangelo dell’incontro con la samaritana, non è un’acqua che disseta solo per un momento. L’acqua che Dio dona in Cristo è lo Spirito Santo: l’acqua viva della fede che alimenta la nostra vita cristiana.
Nel Vangelo vediamo l’incontro tra Gesù e la samaritana. È un incontro particolare: Gesù incontra una donna che appartiene a un’altra cultura e a un’altra religione, che viveva ai margini della comunità. Eppure Dio la cerca. È Gesù che va al pozzo e le dice: «Dammi da bere». Era un gesto sorprendente, perché per un israelita bere da un samaritano era considerato una contaminazione religiosa. Ma Gesù supera la semplice osservanza della legge e invita all’adorazione interiore.
La samaritana entra in dialogo con Lui senza riconoscerlo subito. Poco alla volta, attraverso il dialogo, impara a conoscerlo e ad adorarlo. Questo ci porta a una domanda importante: quanto conosciamo davvero Gesù interiormente? Quanto spazio gli diamo nella nostra vita quotidiana?
Il Signore non è solo qui in chiesa quando veniamo a pregare. Egli è in mezzo a noi nella vita di ogni giorno. Dobbiamo entrare in dialogo con Lui, specialmente in questo tempo di Quaresima. Solo così possiamo comprendere davvero il dono della salvezza, il fatto che Gesù Cristo abbia dato la sua vita per noi.
Se Cristo non diventa un interlocutore costante nella nostra vita, rischiamo di ricordarlo solo nelle feste, come a Pasqua. E allora la Pasqua rischia di ridursi alle tradizioni esterne: l’uovo, i dolci, la colomba. Ma il cuore della Pasqua è l’incontro con Cristo.
La samaritana viveva gesti quotidiani, come andare al pozzo a prendere l’acqua. Erano gesti normali, ma mancava loro quel significato profondo che solo l’incontro con Gesù poteva dare. Anche noi siamo invitati, soprattutto nel cammino quaresimale, a incontrare il Signore nell’intimità della nostra vita.
Questo ci porta a riflettere sulla nostra fede: è una fede capace di resistere alle prove della vita? È una fede viva, oppure una fede di abitudine che si affievolisce perché non la alimentiamo con l’incontro con il Signore e con la vita sacramentale?
Dio ci ha donato lo Spirito Santo, l’acqua viva che sostiene la nostra vita cristiana. Dio è presente in noi e in mezzo a noi. San Paolo ci ricorda che siamo giustificati per la fede e che non dobbiamo mai dubitare della grazia di Dio. La speranza non delude se camminiamo con il Signore Gesù, che si fa compagno del nostro cammino.
Quando incontriamo veramente Gesù accade qualcosa di straordinario. La samaritana, dopo averlo incontrato, va in paese a raccontare ciò che le è successo. Gli altri, incuriositi, vanno a incontrare Gesù e poi dicono: «Ora non crediamo più solo per quello che ci hai detto, ma perché abbiamo fatto anche noi esperienza di Lui».
In un mondo che si scristianizza sempre di più, noi cristiani siamo chiamati a essere testimoni, affinché anche gli altri possano incontrare il Signore e fare esperienza della sua grazia, del suo amore e della sua forza.
Come la samaritana, apriamo il cuore alla grazia di Dio, lasciamoci dissetare dall’acqua viva della fede e testimoniamo con la nostra vita cristiana l’amore di Dio nel mondo. Da questo possono nascere serenità, pace e vera fraternità tra gli uomini e le donne.
Infine, oggi è anche la giornata della donna. Non accontentatevi, voi donne, degli auguri solo per un giorno. Chiedete che vi vengano fatti anche domani. Non basta una giornata con qualche mimosa e tanti auguri.
Nella Sacra Scrittura la donna ha un valore fondamentale. Al tempo di Gesù la donna era spesso messa ai margini della società, ma Gesù è stato il primo a permettere alle donne di ascoltarlo e seguirlo come discepole. È stato il primo a dialogare con loro apertamente e ad affidarsi alla loro testimonianza.
Anche nell’Antico Testamento, nei momenti difficili del popolo di Israele, Dio ha agito spesso attraverso le donne. Questo dimostra che nella visione cristiana la donna ha piena dignità e valore, come l’uomo. La creazione della donna dalla costola dell’uomo non indica inferiorità, ma il fatto che proviene dal centro della persona, dal cuore della vita.
Per questo è importante continuare a valorizzare il ruolo delle donne nella società e nella vita della Chiesa, ricordando che in molte parti del mondo purtroppo le donne continuano ancora a essere emarginate e oppresse.
Affidiamo allora tutto al Signore, e anche all’intercessione di Maria, la donna che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della salvezza. Chiediamo che Dio disseti la nostra sete di Lui, di bene, di fraternità e di pace.
Domenica 8 marzo 2026
+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
