È iniziato il 19 gennaio il Corso per Ministri Straordinari dell’Eucarestia, promosso dalla Diocesi e coordinato da don Moreno Ientilucci. Il percorso formativo, articolato in sette incontri, coinvolge oltre duecento partecipanti provenienti dalle diverse parrocchie del territorio diocesano e si concluderà con il mandato ufficiale dell’Arcivescovo il 14 marzo in Cattedrale.

Il corso offre un approfondimento biblico, liturgico e pastorale sul servizio dei ministri straordinari, chiamati ad affiancare i parroci, in particolare nel portare la Comunione agli ammalati e a quanti non possono partecipare alla celebrazione eucaristica; un cammino che richiama il valore della missione affidata ai laici nella Chiesa e sottolinea l’importanza di una formazione attenta, responsabile e radicata nella Parola di Dio, a servizio delle comunità parrocchiali.

 

PRIMO INCONTRO

Relazione di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni al 1° Incontro per Ministri Straordinari dell’Eucarestia – 19 gennaio 2026. Auditorium San Pietro Celestino V – Campobasso

“PORTARE CRISTO: VOCAZIONE, MISSIONE E RESPONSABILITÀ DEL MINISTRO STRAORDINARIO DELL’EUCARISTIA”

Oggi iniziano gli incontri di formazione: saranno sette e hanno lo scopo di preparare ad assumere, o a rinnovare, il servizio di ministri straordinari dell’Eucaristia, chiamati a portare la comunione, cioè Cristo stesso, a coloro che non possono partecipare all’Eucaristia comunitaria.

Per alcuni questo percorso potrebbe sembrare soltanto una formalità, una conferma di ciò che già si fa da anni. Si può essere tentati di pensare che tutto sia scontato, che non ci sia più nulla da imparare, che si partecipi solo perché necessario per il mandato. Ma non è così. Esiste un rischio reale: quello di adagiarsi nell’abitudine, di irrigidirsi nel proprio servizio fino a svuotarlo di significato. Il ministero straordinario dell’Eucaristia non può mai diventare routine. Per questo questi incontri sono un’occasione preziosa di rinnovamento, di verifica e di discernimento.

È il momento per rileggere il proprio servizio e domandarsi se davvero Dio continua a chiamare a questo compito, attraverso la mediazione del parroco e il mandato del vescovo. Non basta che qualcuno chieda “per favore”: la chiamata passa sì dalla Chiesa, ma deve essere accolta personalmente davanti a Dio. Ognuno è chiamato a portare questa domanda nella preghiera, a interrogarsi con sincerità, perché la responsabilità di portare l’Eucaristia è personale. Avete tra le mani il Corpo di Cristo.

Per questo gli incontri non vanno vissuti come un obbligo burocratico, ma come un tempo di grazia: spazio di preghiera, di meditazione, di crescita nella vita cristiana, a partire dal mistero dell’Eucaristia. E poiché l’Eucaristia è mistero, ci si deve porre sempre davanti ad essa con atteggiamento di umiltà, come chi non presume di sapere già tutto. È l’atteggiamento di Maria, che si apre all’azione di Dio pur non comprendendo pienamente ciò che le viene chiesto.

Voi toccate e donate il Corpo e il Sangue di Cristo portandoli a persone segnate dalla fragilità: la malattia, la solitudine, la vecchiaia, il dolore. A loro non portate voi stessi, ma il Signore. Certo, è importante il modo con cui vi avvicinate, la delicatezza, l’ascolto, l’umanità, ma il centro non siete voi: è Cristo. Per questo è fondamentale aprirsi all’azione dello Spirito Santo che opera in voi.

Il brano evangelico della Visitazione illumina profondamente questo ministero. Maria, visitata dal Signore, non trattiene per sé il dono ricevuto, ma si mette in cammino. Prima è Dio che visita lei nella sua piccolezza, nella sua povertà, nella sua difficoltà a comprendere; poi lei diventa portatrice di quella presenza. Questo è il fondamento del vostro servizio: Dio è con voi e vi dona la grazia necessaria. Come Maria accoglie il Signore ed è inviata, così voi accogliete Cristo e siete mandati.

Il cammino è sempre lo stesso: accogliere il Signore, andare verso chi è nel bisogno, permettere che l’altro accolga il Signore e, con Lui, anche voi. In questo servizio Dio assicura la sua vicinanza e la grazia necessaria. È Lui che vi chiama a una prossimità così intima e delicata.

Non bisogna mai perdere il timore santo davanti all’Eucaristia. Se questo timore viene meno, se subentra l’abitudine, è necessario interrogarsi seriamente. Non ci si può abituare al Corpo di Cristo. Ogni volta dovrebbe rinnovarsi lo stupore e l’emozione di essere chiamati a portarlo agli altri.

Questo servizio è una vocazione, alla quale si risponde come Maria: con disponibilità e obbedienza, non per abitudine o automatismo. Non è “fare una cosa”, ma vivere una missione affidata dalla Chiesa. Non si agisce per iniziativa personale, ma si è inviati. È la Chiesa, attraverso il parroco e il vescovo, che chiama e manda.

Per questo è necessario un serio discernimento: verificare le proprie attitudini, la serenità interiore, la coerenza di vita. Non si può portare Cristo se si vive in una situazione di profonda divisione con Dio e con gli altri. Il ministero richiede una vita nutrita dalla preghiera, dall’adorazione eucaristica, dalla Parola di Dio, dalla frequenza ai sacramenti, in particolare della riconciliazione.

La relazione con l’Eucaristia deve essere alimentata costantemente. L’adorazione, anche breve ma fedele, è fonte di forza. La Parola di Dio va letta, meditata, pregata, non improvvisata. Così anche i rapporti fraterni devono essere vissuti nella carità, nella misericordia, nella pace. Non c’è spazio per orgoglio, superiorità o rivalità: l’Eucaristia è il sacramento dell’amore donato.

Chi porta l’Eucaristia diventa strumento attraverso cui Dio visita, consola, salva. È atteso. Non siete semplicemente voi a essere attesi, ma Cristo stesso. Molti vivono la settimana in funzione di quell’incontro. A voi affidano non solo l’attesa, ma anche il dolore, le confidenze, i silenzi. Serve ascolto, discrezione, rispetto, capacità di indirizzare, quando necessario, al ministero sacerdotale.

Il modo di portare l’Eucaristia deve essere raccolto, rispettoso, consapevole. Siete come un ostensorio vivente: attraverso di voi Cristo si rende visibile e incontrabile. Ogni gesto, ogni parola, ogni atteggiamento deve riflettere la grandezza del dono che portate.

Non è sempre facile: richiede fedeltà, costanza, sacrificio, equilibrio con la vita personale e familiare. Ma è una missione, non una semplice attività. Dio opera attraverso la vostra povertà, come ha fatto attraverso Maria ed Elisabetta. È Lui il protagonista.

Per questo siate sempre umili, vigilanti contro ogni forma di vanità o presunzione. Se il servizio diventa motivo di orgoglio, è necessario fermarsi. Ricordate: siete servi inutili, scelti gratuitamente per un compito grande.

Lasciatevi sempre visitare da Dio, perché solo chi si lascia visitare può diventare portatore di salvezza. Come Maria, mettetevi in cammino con premura, dedizione, gioia. Siate strumenti attraverso cui Cristo raggiunge chi ha fame di speranza, di consolazione, di amore.

E possiate vivere con gratitudine e stupore questo dono immenso: essere così intimamente uniti a Gesù Eucaristia e portarlo a coloro a cui siete inviati in nome della Chiesa che vi ha chiamati.

19 gennaio 2026

+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni

 

SECONDO INCONTRO