La comunità diocesana di Campobasso si appresta a vivere un momento di particolare rilevanza ecclesiale e spirituale con la celebrazione conclusiva del Giubileo della Speranza, che avrà luogo domenica 28 dicembre alle ore 18.00, presso la Chiesa della Santissima Trinità di Campobasso.
La Santa Messa solenne, presieduta dall’Arcivescovo S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni, segnerà ufficialmente la conclusione dell’Anno Giubilare, tempo di grazia che ha accompagnato il cammino della Chiesa locale, invitando i fedeli a riscoprire e testimoniare la speranza cristiana come fondamento della vita personale e comunitaria.
Nel corso del Giubileo, la diocesi ha vissuto numerosi momenti di preghiera, celebrazioni, pellegrinaggi e iniziative pastorali che hanno rafforzato il senso di comunione ecclesiale e rinnovato l’impegno a guardare al futuro con fiducia, alla luce del Vangelo.
La celebrazione conclusiva sarà occasione per rendere grazie per il cammino compiuto e per affidare al Signore il futuro della Chiesa e della comunità locale, perché l’esperienza del Giubileo della Speranza continui a generare fiducia, responsabilità e impegno nella vita quotidiana.
Tutti i fedeli sono invitati a partecipare a questo significativo momento di preghiera e di comunione.
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Omelia di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni in occasione della celebrazione conclusiva del Giubileo della Speranza. Domenica 28 dicembre – Chiesa della Santissima Trinità di Campobasso.
Da debitori a creditori di speranza: così avevamo definito l’inizio dell’Anno Giubilare. Oggi, giunti alla sua conclusione, possiamo affermare che una porta apparentemente chiusa si è aperta sull’umanità. Si chiude il tempo giubilare della speranza e con esso la porta attraverso cui abbiamo affidato i nostri desideri più profondi, soprattutto quello di una pace giusta e duratura, pur nel dolore per le numerose guerre che ancora segnano il mondo.
La nascita di Gesù, celebrata nel Natale, ci ricorda che Dio entra nella nostra storia per portare luce e vincere le tenebre del male. Egli affida a noi la sua speranza, perché accogliendolo diventiamo strumenti di pace nei contesti concreti della vita quotidiana, sanando divisioni verbali, politiche, sociali, culturali ed economiche, e costruendo fraternità.
Con fede siamo chiamati a testimoniare amore e accoglienza davanti alle tante povertà, solitudini, oppressioni, esclusioni, distruzioni e morti che le guerre generano. Di questa umanità ferita facciamo parte anche noi, perché siamo un’unica famiglia, soprattutto quando non viviamo in pace nei luoghi e nelle relazioni della nostra vita ordinaria.
Apriamo allora il cuore allo Spirito Santo e alla grazia ricevuta nel tempo giubilare. Impegniamoci concretamente a rendere reali i desideri di speranza che abbiamo coltivato come pellegrini, attraversando la porta che è Cristo. Da oggi siamo chiamati ad attraversare le porte che si aprono al mondo e ai fratelli e alle sorelle che hanno creduto e atteso una speranza di bene che non può essere delusa.
Una porta può restare chiusa o aprirsi: sta a noi decidere se la grazia del Giubileo continuerà a fecondare la vita, secondo il progetto di salvezza che Dio desidera per ciascuno. Il cammino vissuto non si arresti; la speranza non sia fragile o provvisoria, ma stabile, continua, feconda ed efficace, affidata a noi perché porti a compimento ogni promessa di bene. La misericordia di Dio continui a convertirci e la preghiera a rinnovarci, rendendoci capaci di gesti concreti di unità e comunione nell’amore. La speranza seminata nel Giubileo produca frutti buoni per tutti.
Apriamo la porta del cuore all’ascolto della Parola di Dio, alla grazia dei sacramenti, all’azione dello Spirito Santo che guida, anima e sostiene la vita cristiana, spingendoci alla carità verso chi è fragile e nel bisogno. La nostra vita sia sempre una porta aperta a Dio, perché egli vi abiti e nessuna speranza resti vana nella famiglia, nella società, nella Chiesa e in ogni relazione dell’umanità intera.
Siamo chiamati a essere profeti e testimoni di nuove vie di pace e di una storia riconciliata, segno concreto della vittoria di Cristo sul male. L’Anno Giubilare ci ha rinnovati e rafforzati, lasciando traccia della presenza fedele del Signore, che oggi, nella festa della Santa Famiglia di Nazaret, ci ricorda che siamo sua famiglia: figli, fratelli e sorelle chiamati alla reciproca accoglienza, alla condivisione e alla solidarietà, nel confronto sereno di idee e progetti vissuti in unità e comunione.
La Parola di Dio ci indica uno stile di vita fondato sulla carità fraterna: rivestirci di tenerezza, bontà, umiltà, mitezza e pazienza, perdonandoci a vicenda come il Signore ha perdonato noi, vivendo ogni cosa nel nome di Gesù. Questo è gradito a Dio.
La celebrazione nella Chiesa madre rende visibile la ricchezza e la varietà del popolo di Dio: comunità, movimenti, consacrati, religiosi, diaconi, sacerdoti e fedeli, segno della speranza che Dio ripone nella sua famiglia. La partecipazione numerosa di persone di ogni età e condizione nei luoghi giubilari, a Roma e nella nostra terra, testimonia un cammino condiviso di fede, riconciliazione e incontro con il Signore, soprattutto attraverso la confessione e l’Eucaristia.
Continuiamo dunque i percorsi di rinascita che la speranza ha acceso nei nostri cuori, sostenuti dall’impegno e dalla coerenza della testimonianza cristiana. La speranza non ha deluso: abbiamo ritrovato noi stessi e incontrato Dio. Le nostre attese possono realizzarsi, perché la porta che è Cristo rimane sempre aperta e riversa su di noi il suo amore.
Come Maria e Giuseppe, diciamo il nostro “sì” alla volontà di Dio e al suo progetto di salvezza, vivendo una fede attiva e dinamica. La croce giubilare, segno del cammino compiuto, ci ricorda la chiamata a seguire Cristo offrendo noi stessi anche nelle difficoltà, con gioia e speranza, come pellegrini accanto all’umanità sofferente.
Anche la Santa Famiglia ha attraversato prove e fatiche, ma Dio ha guidato i suoi passi compiendo le promesse di salvezza. Così oggi il Signore accolga il nostro desiderio di continuare a vivere lo spirito giubilare nella vita del mondo, perché la nostra esistenza diventi annuncio e profezia di pace, attraverso le opere e la testimonianza quotidiana.
28 dicembre 2025
+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
