Nell’Anno Giubilare, segno di grazia, di speranza e di rinnovamento spirituale per tutta la Chiesa, il Servizio Diocesano alle Famiglie e alla Vita dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano invita tutte le famiglie a partecipare alla Festa della Santa Famiglia di Nazareth, momento significativo di preghiera e comunione ecclesiale.
L’appuntamento è fissato per sabato 27 dicembre 2025, alle ore 18.00, presso la Cattedrale della Santissima Trinità di Campobasso.
La Santa Messa sarà presieduta da S.E.R. Mons. Biagio Colaianni, Arcivescovo di Campobasso-Bojano. Durante la celebrazione avrà luogo la benedizione delle famiglie e il rinnovo delle promesse matrimoniali, segno di fedeltà, amore e impegno vissuto alla luce del Vangelo.
In questo tempo giubilare, la famiglia, sul modello della Santa Famiglia di Nazareth, è chiamata a riscoprire la propria vocazione di Chiesa domestica, luogo di accoglienza, di educazione alla fede e di testimonianza cristiana nella vita quotidiana.
Il Servizio Diocesano alle Famiglie e alla Vita rivolge un invito particolare a tutte le coppie di sposi, ai figli, ai nonni e alle famiglie dell’intero territorio diocesano, affinché questo momento di grazia diventi occasione di rinnovata speranza e di affidamento al Signore.
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Omelia di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni in occasione della festa della Santa Famiglia di Nazareth – 27 dicembre 2025 – Cattedrale della Santissima Trinità di Campobasso.
La famiglia che oggi celebriamo è la Santa Famiglia di Nazaret: Maria, Giuseppe e Gesù. È il luogo che Dio ha scelto per far entrare suo Figlio nella storia e, attraverso di essa, per richiamare tutta l’umanità a una relazione viva con Lui. Dio si manifesta dentro legami concreti, relazioni familiari orientate al dono reciproco e alla crescita nell’amore. Ma non si tratta di un amore qualsiasi.
Oggi il significato stesso di famiglia appare spesso confuso. Talvolta viene ridotta alla semplice unione di due persone o a un contesto generico di affetto e condivisione. Il termine “famiglia” viene usato per realtà molto diverse: la famiglia umana, quella parentale, gruppi di amici, comunità di interessi, persino realtà distorte come le organizzazioni criminali. Per questo è necessario fare chiarezza partendo da Dio.
La famiglia, così come Dio l’ha pensata e consegnata all’umanità, è quella che ha Dio al centro. Non una famiglia che vive tutto e solo alla fine, se resta tempo, si ricorda di Dio. La famiglia cristiana è fondata su Dio: Egli ne è il principio, il riferimento e il senso profondo.
Non è un caso che la Scrittura richiami il quarto comandamento: “Onora tuo padre e tua madre”. Onorarli significa riconoscere in loro il riflesso della presenza di Dio, che è Padre e Madre. Onorare i genitori equivale a onorare Dio stesso e a riconoscere quanto Egli consideri sacra la famiglia.
Dentro questa prospettiva diventa chiaro il significato della famiglia secondo Dio: amare Dio e amare il prossimo. Questo amore si vive innanzitutto tra i coniugi e si esprime poi nel rapporto con i figli. I figli, a loro volta, imparano che l’amore di Dio è sempre attento alla fragilità. Per questo sono chiamati ad avere cura dei genitori, soprattutto quando avanzano negli anni. L’età non è solo fragilità: è anche sapienza, ricchezza, esperienza.
Quando la famiglia è radicata in Dio, che si rende presente in ogni membro e nelle relazioni reciproche, il suo compito diventa chiaro: rendere Dio visibile attraverso la vita quotidiana, l’educazione e la formazione. I genitori sono chiamati a educare i figli non solo a essere uomini e donne capaci per il futuro, ma soprattutto a vivere nell’amore di Dio. I figli, crescendo, comprendono che così come sono stati affidati ai genitori, un giorno anche i genitori vengono affidati a loro. È una cura reciproca che riflette la paternità e la maternità di Dio verso tutti i suoi figli.
San Paolo, nella lettera ai Colossesi, invita a non concepire la famiglia come una realtà chiusa in se stessa. Il rischio è quello di proteggersi, di rinchiudersi, dimenticando di far parte della grande famiglia umana e cristiana. Paolo si rivolge alla comunità, di cui la famiglia è il nucleo fondamentale, e indica lo stile di vita che deve caratterizzarla: tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine, magnanimità, capacità di sopportarsi e perdonarsi a vicenda.
È vero: spesso proprio le persone che amiamo di più sono quelle che feriamo o ascoltiamo meno. La familiarità può farci perdere delicatezza e rispetto. Per questo Paolo insiste sul perdono, sulla misericordia e sull’accoglienza delle fragilità reciproche.
Il fondamento della famiglia resta l’ascolto della Parola di Dio. Eppure, oggi, sono poche le famiglie che leggono insieme il Vangelo o che pregano unite. Spesso c’è un pudore che diventa chiusura: si parla di tutto, ma si fatica a parlare di Dio. Eppure la famiglia cristiana è chiamata a fondarsi sulla Parola, a vivere della carità e a condividere gli stessi sentimenti di Cristo, specialmente nella misericordia.
La preghiera è il fondamento del rapporto familiare con Dio. Non solo la preghiera personale, ma anche quella condivisa, quando possibile. L’amore che nasce dall’ascolto della Parola diventa carità concreta e dà un significato nuovo anche a espressioni che oggi possono sembrare difficili. La “sottomissione” non è dominio, ma dedizione nell’amore e nel servizio reciproco. Il rispetto tra marito e moglie è amore che si dona totalmente, come Cristo ama la Chiesa.
In questo clima i figli imparano l’obbedienza, che non è semplice sottomissione ai genitori, ma risposta a Dio che educa attraverso di loro. “Tutto avvenga nel nome del Signore”: quando Dio è il punto di partenza, ogni relazione trova il suo equilibrio.
La famiglia di Nazaret ne è l’esempio concreto. Maria accoglie il progetto di Dio; Giuseppe, pur in una situazione umanamente difficile, ascolta Dio nel sogno e obbedisce. Accoglie Maria, protegge Gesù, affronta l’esilio in Egitto e poi il ritorno, sempre guidato dalla volontà di Dio. Anche nella precarietà e nella fuga, restano una famiglia unita perché Dio è al centro.
Anche oggi, nonostante le difficoltà, i ritmi frenetici, le ferite e le fragilità, se la famiglia parte da Dio, Dio rende chiaro il suo progetto di bene. La famiglia resta il luogo in cui l’amore di Dio si rende visibile e si trasmette con la vita, non solo con le parole.
Ciò che trasmettiamo ai figli è ciò che ritornerà a noi. Se doniamo solo sicurezza economica, il rapporto futuro rischia di ridursi a questo. Se trasmettiamo l’amore di Dio, raccoglieremo relazioni autentiche. Per questo è fondamentale rimettere Dio al centro delle nostre famiglie, delle scelte, dei dialoghi e del discernimento.
Nei contesti di guerra e di oppressione, la prima realtà a essere distrutta è la famiglia, perché spezzare i legami familiari significa disgregare l’umanità. Preghiamo per le famiglie ferite, per chi ha perso tutto, perché mettere Dio al centro è l’unica via per custodire e ricostruire l’amore, anche nelle prove più dure.
La Santa Famiglia ci insegna che con Dio al centro è sempre possibile restare famiglia, ricominciare e testimoniare, con la propria vita, l’amore stesso di Dio.
27 dicembre 2025
+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
