Un’occasione di festa, memoria e rinnovata fede per tutta la comunità diocesana. La Chiesa celebra San Bartolomeo Apostolo, patrono dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano e protettore della Città di Bojano. Nel suo messaggio, il Vescovo ha ricordato che “Dio ci viene sempre incontro per primo”, proprio come fece Gesù con Natanaele. L’invito è chiaro: “Vieni e vedi”. È un appello alla fede viva, alla preghiera quotidiana, alla relazione personale e concreta con Dio.
San Bartolomeo, ha sottolineato S. Ecc. Mons. Colaianni, è un esempio di fedeltà radicale al Signore: “donò perfino la propria pelle per la fede”. La sua vita è un richiamo forte a testimoniare Cristo senza timore, anche oggi, in un mondo ferito da guerre, divisioni e indifferenza.
La Chiesa, fondata sugli Apostoli, è oggi la nuova Gerusalemme, luogo in cui Dio “manifesta la sua grazia, il suo amore e la sua gloria”. E noi tutti – sacerdoti, religiosi, laici – siamo chiamati a “essere segni visibili della sua presenza”.
Il Vescovo ha concluso con un invito alla speranza: “Dio non si separa mai da noi. Apriamo il cuore alla sua grazia, fidiamoci: vedremo le cose grandi che può compiere nella nostra vita”.
In questa solennità di San Bartolomeo, nelle sue parole il messaggio è chiaro: Lasciamoci amare da Dio. Viviamo da testimoni della sua pace e diciamo anche noi: “Abbiamo trovato il Signore”.
Omelia di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni in occasione della festa di San Bartolomeo Apostolo patrono della diocesi e della città di Bojano. 25 agosto Antica Cattedrale di Bojano.
Carissimi,
Dio ci ama e ci viene incontro. Gli angeli ci invitano: “Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello.” È un richiamo a metterci in cammino, ad avere un cuore aperto, sempre proteso verso il Signore, ogni giorno.
Un tempo si cominciava la giornata con la preghiera: era il modo per affidarsi a Dio e riconoscerlo nei fatti della vita. Oggi più che mai siamo chiamati a quella stessa comunione concreta, quotidiana. Perché se entriamo in relazione con Dio, allora Lui ci mostrerà qualcosa di grande: la sua gloria, la sua presenza viva.
Il monte, nella Bibbia, è sempre stato simbolo della rivelazione. Dio non si nasconde: è mistero, sì, ma un mistero che si offre, si rivela, viene verso di noi. Come con Natanaele: prima ancora che lui si muova, Gesù lo ha già visto.
“Ti mostrerò la città santa.” È la Gerusalemme celeste, che sarà pienamente realizzata alla fine dei tempi, ma che è già presente: è la Chiesa, la comunione tra Dio e gli uomini, segno vivo della sua grazia, del suo amore, della sua gloria.
Viviamo nell’amore, nell’unità, nella pace: così diventiamo testimoni della gloria di Dio, come gli apostoli che hanno dato tutto per Cristo. San Bartolomeo ha dato perfino la propria pelle, un segno radicale di fedeltà.
L’Apocalisse ci parla del numero dodici: dodici porte, dodici angeli, dodici tribù, dodici fondamenta. Tutto parla di universalità: tutti possono accedere a Dio, da ogni popolo, lingua, cultura. La Chiesa poggia su Cristo e sulle fondamenta degli Apostoli. E San Bartolomeo ci mostra come vivere da veri cristiani: radicati in Cristo, guidati dalla fede degli apostoli.
Questa comunione con Dio è dono suo, non costruzione umana. Se fosse opera nostra, ci sarebbero solo divisioni, guerre, conflitti. Ma lo Spirito ci dona l’unità, ci fa superare ogni barriera. Come scrive San Paolo: “Nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù.”
Anche nelle difficoltà – naturali, spirituali o umane – l’amore di Dio non viene mai meno. Ma dobbiamo accettare di vivere in comunione con Lui. E questo, a volte, richiede fatica e decisione.
Il segreto della vita cristiana non è tanto amare Dio, ma lasciarsi amare da Lui. Solo se ci lasciamo amare, impariamo ad amare davvero, a superare le nostre fragilità, a essere forti e coraggiosi. Dio si manifesta attraverso chi lo accoglie.
Anche gli apostoli hanno fatto un cammino di fede. Natanaele, cioè San Bartolomeo, all’inizio è scettico. Quando Filippo gli dice: “Abbiamo trovato il Signore,” risponde: “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?” Ma Filippo insiste: “Vieni e vedi.”
Quel “vedi” è centrale. Il verbo vedere appare sei volte nel Vangelo. È lo sguardo interiore, la capacità di riconoscere la presenza di Dio nella propria vita. Gesù dice a Natanaele: “Ti ho visto sotto il fico.” In quell’incontro, Bartolomeo riconosce Gesù: “Tu sei il Figlio di Dio!”
Il cammino cristiano è relazione quotidiana con Dio, non sporadica. Solo con uno sguardo attento e costante possiamo riconoscere la sua grazia e la sua gloria nelle nostre giornate. E questo ci dà forza, ci permette di vincere il male, perché la speranza non delude. Non si basa sulla forza dell’uomo, ma sull’amore di Dio.
Anche davanti alla guerra, alla fame, alla distruzione, Dio non ci abbandona. Ma ci chiede di guardare con fede, di restare uniti a Lui. Come diceva Bartolomeo: “Da Nazaret verrà qualcosa di buono?” Così oggi qualcuno chiede: “Ma Dio, dov’è?” La risposta è nell’incontro.
Oggi, celebrando la festa di San Bartolomeo Apostolo, nostro patrono, riconosciamo che Dio ha cura di noi. E con le parole di San Paolo diciamo: “Signore, speriamo in te, anche contro ogni speranza.”
Dio desidera la pace e ci chiama ad essere costruttori di pace. Le divisioni non vengono da Lui. Chi è radicato in Dio vive nell’unità, come gli apostoli, i martiri, i santi. Oggi la Chiesa è unita: con il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e tutti i laici. Tutti possiamo testimoniare la presenza di Dio.
Come Filippo e Natanaele, anche noi possiamo dire: “Abbiamo trovato il Signore, abbiamo trovato la felicità.” Tutti cercano la felicità. Noi l’abbiamo trovata in Cristo Gesù.
E allora fidiamoci. Apriamo il cuore. Vedremo le grandi cose che Dio può fare nella nostra vita.
Dio ha scelto gli apostoli, ma oggi sceglie anche noi. Non solo i consacrati. Chiunque apre il cuore può essere segno visibile della gloria di Dio nel mondo.
25 Agosto 2025
+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni