La Giornata Mondiale del Malato viene celebrata ogni anno l’11 febbraio. È stata istituita da Papa Giovanni Paolo II nel 1992, con l’intento di sensibilizzare sulla sofferenza fisica e spirituale dei malati, e di pregare per loro.
Questa giornata ha il duplice scopo di sensibilizzare la nostra comunità sulla condizione dei malati e di unirci in preghiera per loro, affinché possano trovare conforto e speranza nel cammino di sofferenza che spesso affrontano.
L’11 febbraio non è una data casuale, ma coincide con la festa della Madonna di Lourdes, che sin dal XIX secolo è diventata simbolo di guarigione e speranza per milioni di persone in tutto il mondo. La Vergine Maria, apparsa a Lourdes nel 1858, continua ad essere per i malati un faro di luce e di consolazione. Lourdes è infatti un luogo dove i malati di ogni parte del mondo si recano, portando con sé il peso delle proprie malattie, ma anche la speranza di una risposta a quel dolore che talvolta sembra senza fine.
Riflettere sul significato della sofferenza, non come una condizione che separa da Dio, ma come un momento di comunione profonda con Lui e con il prossimo. La Chiesa ci invita, in questa giornata, a essere più vicini ai malati, a non lasciarli soli, ma a tendere loro la mano con gesti di carità, ma soprattutto di preghiera. La sofferenza non è mai un cammino da percorrere in solitudine, ma può diventare occasione di una profonda esperienza di fede e di solidarietà fraterna.
Carissimi,
la Giornata Mondiale di Preghiera per i malati non è solo un momento di riflessione per chi è sofferente, ma anche per ciascuno di noi. Oggi siamo chiamati a interrogarci, a guardare le difficoltà di chi soffre, anche quando il dolore non è visibile. Non esistono solo le malattie fisiche, ma anche quelle psicologiche, relazionali, spirituali che ci rendono vulnerabili.
In questa giornata, ricordiamo che la sofferenza è parte della condizione umana e che, indipendentemente dalle forme che assume, non siamo mai soli. La presenza di Dio nella nostra vita fa tutta la differenza: non elimina la sofferenza, ma ci dà il sostegno necessario per affrontarla con coraggio e speranza.
Oggi ascoltiamo il messaggio che ci invita a rallegrarci, a celebrare la speranza, anche quando sembra che le circostanze non ci permettano di farlo. Il Papa, con il tema dell’Anno Giubilare, ci ricorda che “la speranza non delude”. Quando siamo nella sofferenza, non dobbiamo cercare un miglioramento immediato delle condizioni fisiche, ma cercare il conforto nell’affidarci a Dio, il nostro nutrimento spirituale.
Il Signore non ci abbandona mai. Quando ci troviamo nel dolore, possiamo rivolgerci a Lui, come un bambino che trova nutrimento nel petto materno. Dio ci offre la sua tenerezza, il suo abbraccio consolatorio, che troviamo in Maria, la Madre che ci sostiene nei momenti più difficili, come ogni madre farebbe. Non dobbiamo mai dimenticare che il Signore è vicino a noi, anche nei momenti di disperazione.
La speranza cristiana non è una speranza che dipende dal miglioramento delle nostre condizioni, ma una speranza che si fonda sull’amore di Dio, che non ci lascia soli, ma ci infonde coraggio e forza per affrontare ogni difficoltà. Ecco perché possiamo ringraziare Dio, non per la malattia in sé, ma per il fatto che ci rende capaci di affrontarla con serenità e fiducia.
Siamo chiamati a vivere la speranza nella nostra vita, a vedere il conforto di Dio in ogni situazione di sofferenza. Questo è il messaggio che trasmettiamo agli altri: anche nella sofferenza, non siamo mai soli, perché Dio è con noi, e Maria ci guida con il suo amore materno. È in questo amore che troviamo la forza per andare avanti.
E proprio come nel Magnificat di Maria, dobbiamo imparare a lodare Dio per la sua potenza e la sua misericordia, anche quando il nostro cuore è segnato dal dolore. La speranza di Maria non era solo una speranza di felicità in questo mondo, ma di un futuro che ci unisce a Dio nell’eternità.
Oggi, come comunità, possiamo riflettere su questa speranza, non solo per noi stessi, ma per tutti coloro che soffrono, affinché nella sofferenza possano sperimentare la consolazione e l’amore che Dio offre, attraverso Maria, Madre di tutti noi.
Siamo chiamati a essere vicini agli ammalati, a condividere la loro sofferenza senza disperarci, ma portando speranza. L’amore di Dio è sempre più forte di qualsiasi sofferenza e ci guida attraverso ogni difficoltà, sostenendoci e rendendoci capaci di sperare, anche quando tutto sembra perduto.
11 febbraio, 2025
Chiesa della Santissima Trinità di Campobasso
+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni