Abbiamo ascoltato la prima lettura nella quale il sapiente che ama il Signore e lo serve potrà anche incontrare varie difficoltà, sarà il momento della prova della fede e di quanto si sia radicati e uniti al Signore.

Per il diacono la prova può consistere nel come vive il suo stesso ministero che gli chiede fedeltà e servizio anche quando incontra incomprensione e manca la valorizzazione e la gratitudine, si è allora sottoposti alla tentazione di risparmiare se stessi, di accantonarsi smarriti e di allontanarsi dall’impegno di accogliere situazioni e vicende dolorose che vivono persone e comunità.

Ma è lo stesso vostro ministero che deve mostrarvi agli altri nell’amore e servizio a cui siete chiamati, uniti al Signore, in modo speciale, per consacrazione, per sua Grazia. Egli vi rende forti, fedeli, capaci e costanti della retta via che indica a tutti e della quale chiama voi ad essere segni e testimoni con la vostra vita di servizio. Egli vi aiuterà, confidate sempre in Lui, siate perseveranti, la vostra speranza sia nel bene che Dio fa in voi e che vi aiuta perché voi lo facciate agli altri nella carità. Il Signore è il mio aiuto, di chi avrò paura, la speranza non delude, come indica il Siracide, amatelo, invocatelo, pregate.

Il Vangelo mostra ancora come possa essere insidiosa e forte la tentazione per tutti e nella vita cristiana, nelle nostre comunità, anche nel ministero diaconale: quella di voler essere i primi, al centro dell’attenzione, in evidenza, e avere il conseguente riconoscimento; sappiamo come nel contesto sociale di vita e dei media, tutto è orientato al like.

Ma il Signore insegna ai suoi discepoli la verità, la realtà che appartiene a chi ama la giustizia, la pace, la fraternità: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno…” sarà grande perché innalzato sulla croce, anche se i suoi uccisori si faranno grandi nell’umiliarlo e condannarlo e crocifiggerlo.

Quale grandezza dobbiamo cercare e volere, in cosa sforzarci di essere i primi, anche prevaricando, primeggiando e sperando il plauso, come avviene in tante relazioni e ambienti che viviamo, al lavoro, in parrocchia. L’invito che ci rivolge il Signore è chiaro, è inequivocabile: siate ultimi e servitori, umili, preoccupandovi del bisogno e del bene altrui, come sempre, ancora, nella carità.

Come il bambino che ha bisogno di essere aiutato per crescere, così per voi diaconi, coloro a cui siete mandati nel ministero, siano sempre il Cristo che chiede di essere accolto. Siate sempre dalla parte e al servizio dei piccoli e degli ultimi, anche quando costa ed è difficile, andate verso di loro per curare e sanare, difendere dal male e consolare nell’amore.

Annunciate e portate la Parola di Dio che salva, che sia spezzata con il vostro servizio alla chiesa dei poveri, portateli con voi all’altare offrendo le loro sofferenze, perché sperimentino attraverso voi stessi, la vicinanza del Signore e possano sperare di essere sollevati, perché la speranza in Dio non li deluda.

Senza grande lode, ma nella consapevolezza del vostro servizio a Dio e alla chiesa, a nome del gregge di cui sono pastore, per esso vi ringrazio, vi benedico, e vi confermo, con la preghiera, assieme al presbiterio, nel vostro ministero diaconale.

+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni

Omelia di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni per il Giubileo dei Diaconi Chiesa della Santissima Trinità di Campobasso martedì 25 febbraio 2025.

 

 

 

La giornata di formazione presso la Casa di Spiritualità Villa di Penta a Matrice (CB)

IL DIACONO PELLEGRINO IN CAMMINO VERSO LA SPERANZA nella riflessione di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni

 

PREGHIERA DI ORDINAZIONE DIACONALE

Per opera dello Spirito Santo tu hai formato la Chiesa,

corpo del Cristo, varia e molteplice nei suoi carismi,

articolata e compatta nelle sue membra;

così hai disposto che mediante i tre gradi

del ministero da te istituito cresca

e si edifichi il nuovo tempio,

come in antico scegliesti i figli di Levi

a servizio del tabernacolo santo.

Agli inizi della tua Chiesa gli apostoli del tuo Figlio,

guidati dallo Spirito Santo,

scelsero sette uomini stimati dal popolo,

come collaboratori nel ministero.

Con la preghiera e con l’imposizione delle mani

affidarono loro il servizio della carità,

per potersi dedicare pienamente

all’orazione e all’annunzio della parola.

Ora, o Padre, ascolta la nostra preghiera:    

guarda con bontà questo tuo figlio

che noi consacriamo come diacono

perché serva al tuo altare nella santa Chiesa.

Ti supplichiamo, o Signore,

effondi in lui lo Spirito Santo,

che lo fortifichi con i sette doni della tua grazia,

perché compia fedelmente l’opera del ministero.

Sia pieno di ogni virtù:

sincero nella carità, premuroso verso i poveri e i deboli,

umile nel suo servizio, retto e puro di cuore,

vigilante e fedele nello spirito.

L’esempio della sua vita, generosa e casta,

sia un richiamo costante al vangelo

e susciti imitatori nel tuo popolo santo.

Sostenuto dalla coscienza del bene compiuto,

forte e perseverante nella fede sia immagine del tuo Figlio,

che non è venuto per essere servito ma per servire,

e giunga con lui alla gloria del tuo regno.

 

In At. 6,3 è detto: “cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico.” Poi in 8,5ss è presentato Filippo chiamato Evangelista, primo missionario in un contesto di persecuzione in Samaria, poi per strada verso Gaza incontra un funzionario etiope africano, gli legge la scrittura e lo battezza, poi a Cesarea guiderà la comunità che ha evangelizzato. Filippo è il primo diacono pellegrino evangelizzatore guidato dallo Spirito Santo a cui obbedisce.

IL PELLEGRINO è colui che si mette IN CAMMINO, è il viandante o con altra definizione è lo straniero. È colui che si mette in cammino in modo particolare per raggiungere un luogo di culto, una mèta religiosa, una terra promessa come fin dall’antichità il popolo d‘Israele nel deserto. Il pellegrino è colui che si mette in cammino non solo fisicamente, ma spiritualmente e potremmo dire, interpretando la seconda accezione, che a volte si sente forestiero, estraneo di sé e si pone in cammino per ritrovare sé stesso e il suo senso di vita, per rinnovarsi interiormente nella propria vocazione che va costantemente alimentata con la formazione, a volte si è stanchi e ce n’è bisogno, non ci si deve sentire troppo sicuri di sé, quasi si sia arrivati, sono diacono da tanti anni, conosco tutto, so ciò che devo fare. Il Pellegrino è tale per incontrare il Signore, reincontrarlo passando per la porta del rinnovamento, della conversione e misericordia, la mèta da raggiungere è sempre Cristo.

Allora il pellegrinaggio giubilare mi pone una domanda di fondo e di senso: perché porsi in cammino, quale méta raggiungere, cosa cerco, che mi aspetto con il giubileo? Il pellegrinaggio ha un riferimento certo che è Dio, è incamminarsi in una direzione chiara, un traguardo e un porto sicuri, àncora della mia vita. È voler incontrare Dio, me stesso, gli altri, è riflettere sulla mia vita cristiana, diaconale, e le mie relazioni, mettendomi dinanzi al Signore, confrontandomi con Lui (scontato?).

Essere pellegrini è voler cercare risposte e conforto, nella riflessione intima e personale, il Giubileo è tempo di intimità con Dio e di preghiera. È porsi in ascolto del divino, è tempo per coltivare la Parola, non solo con la preoccupazione di annunciarla da predicatori, ma come chi la fa propria vivendola e dunque la trasmette. È darsi del tempo per stare con sé, davanti al Signore, per imparare ad amarsi ed amare, imparare a donare se stesso al Signore riscoprendo che Lui si è donato a me, è tempo per ritrovare le forze, lasciarsi rigenerare nell’incontro di fede con Dio.

Essere pellegrini è quindi mettersi alla prova, nella preghiera e nella fede, consapevoli della propria povertà, debolezza, fragilità e incompiutezza e nel desiderio di cambiare per una condizione interiore migliore incontrando l’amore di Dio, attraversando la porta santa del cuore di Cristo, la porta della misericordia, simbolo del cammino della Chiesa che va incontro a Dio nel desiderio di vera conversione. Chi si riconosce povero può avere speranza, così come, servendo i poveri e chi è fragile, si impara che loro vivono di speranza e chi ha fede la identifica in Dio nella sua presenza e vicinanza. E quindi il richiamo al servizio diaconale, ad essere segno e indicatori di speranza con la propria vita presso chi è nel bisogno, in ospedale, in una casa di riposo, presso gli ammalati, gli anziani, strutture varie di accoglienza dei poveri, nelle Caritas parrocchiali o diocesane non solo per distribuire e gestire alimenti, ma per accogliere e incontrare persone in difficoltà di ogni tipo, fisica, psicologica, spirituale e morale, relazionale.

I diaconi sono al servizio della comunità, accompagnano il cammino giubilare del popolo di Dio, sono tra la gente, ma non siete soli, vi accompagna la speranza, siete pellegrini con e tra i pellegrini perché ministri e testimoni, segno della misericordia di Dio, operatori di unità e comunione che sanano ogni divisione e come dice il Papa promuovono una cultura dell’incontro e costruiscono ponti di pace, diventano ponte tra l’altare e la strada, tra la liturgia e la vita quotidiana. Il diacono è ministro della riconciliazione non in senso sacramentale, ma attraverso l’accompagnamento delle persone ferite dalla vita, il sostegno ai poveri, l’aiuto ai lontani e l’annuncio della speranza, il diacono è al servizio giubilare della carità in tutti i suoi aspetti, il diacono può essere la speranza per chi l’attende ed è anche indicato in modo nella Bolla in cui Papa ricorda le opere di misericordia corporali e spirituali.

VERSO LA SPERANZA

La speranza della fede è aperta oggi a Dio, che si svela nel presente, non attende o chiede risultati del domani, è la speranza di chi semina oggi con fiducia, diversamente si sarebbe nell’arroganza che pretende di dire a Dio quello che deve fare e deve darmi, la speranza è l’oggi di Dio che apre al futuro perciò mi interpella nella mia quotidianità e nella mia storia, è concreta. Enzo Petrolino Presidente della Comunità del Diaconato in Italia parla di “Un cammino che si radica nella speranza che opera, qui e ora, che apre possibilità nuove nella vita e chiama i diaconi a fare delle scelte concrete nel tessuto quotidiano. I semi del futuro, dunque, si trovano già nel ‘presente’ nella nostra relazione con Dio e con i fratelli”. Fisichella ad Assisi al XXIX convegno nazionale della comunità del Diaconato in Italia, ha detto che i diaconi sono profeti e seminatori di speranza, parlano al cuore e indicano la strada da percorrere, si parla di diaconia profetica, missione profetica, diaconia della speranza, vicina e solidale ad una umanità smarrita che ha perso le radici in Dio.

Nella celebrazione eucaristica voi date l’annuncio dello scambio della pace, la speranza del mondo è la pace, voi siete invitati ad essere profeti, costruttori, operatori di pace, annunciatori del Vangelo che è la vera pace dunque narratori della speranza, suoi testimoni. Nell’anno giubilare siete invitati ad essere costruttori di pace che è la vera speranza dell’accoglienza del Signore e della vita cristiana. Penso alla vostra presenza nelle comunità parrocchiali, nelle quali come sapete ci sono spesso divisioni, tra le catechiste, nel coro, tutti protagonisti o detentori di uno spazio o potere, altro che umile servizio. A volte il rischio lo corrono anche i diaconi, fermo restando, assolutamente, che bisogna educare, insegnare e rendere consapevoli che voi non siete un po’ di più dei laici, volontari speciali, ma ministri consacrati, diaconi, che è il primo grado del sacramento dell’ordine. Non so se avete mai fatto una catechesi che dica, espliciti, faccia conoscere il significato del diaconato nelle stesse comunità parrocchiali in cui andate e se voi stessi avete mai letto per esempio il Direttorio del Ministero e della Vita del Diaconato Permanente o altri documenti che vi riguardano.

Nell’anno giubilare voi potete essere la via della speranza, che conduce alla vera Speranza che è Cristo, questo aiuta a decentrarsi, noi siamo strumento nelle mani di Dio, mai siamo salvatori di qualcuno, occasione di salvezza sì.

Sono tante le cose che si possono migliorare nel proprio cammino diaconale, non vi si chiede di essere perfetti, semplicemente lasciatevi lavare i piedi dal Signore Gesù e rispecchiatevi nell’acqua sporca del catino per essere sua immagine: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”. (Mt 11,29-30).

Preghiera del Diacono nel Giubileo

Signore Gesù, Servo del Padre e nostra Porta della Misericordia, guida i miei passi nel cammino del servizio, affinché io possa essere segno del Tuo amore tra i fratelli.

Rendimi testimone della Tua Parola, sostegno per i poveri, conforto per i sofferenti, costruttore di pace nelle famiglie e nella comunità.

Donami un cuore umile e generoso capace di accogliere, perdonare e accompagnare chiunque cerchi il Tuo volto.

Nel tempo del Giubileo, fa’ che io possa essere ponte di riconciliazione, aprendo strade di speranza e unità.

O Madre della Chiesa, guida il mio ministero, e con San Francesco insegnami a servire con gioia, affinché nella mia vita si rifletta la luce della misericordia del Padre. Amen.