Si è svolta il 31 gennaio 2026, presso la Parrocchia San Giovanni Battista di Campobasso, la Giornata della Vita Consacrata promossa dall’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano, un appuntamento di profonda spiritualità che ha riunito religiosi, religiose e fedeli del territorio.

Il pomeriggio si è aperto alle ore 16.30 con il momento di accoglienza, occasione di incontro e condivisione tra i partecipanti. A seguire, alle ore 17.00, si è tenuta la meditazione presieduta da fra Roberto Carlo, OFM, che ha offerto una riflessione intensa sul significato della vita consacrata nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, richiamando il valore della testimonianza evangelica e del servizio.

A conclusione della giornata la celebrazione eucaristica, presieduta da S.E. mons. Biagio Colaianni, che ha sottolineato, durante l’omelia, il dono della vocazione consacrata come segno di speranza e di dedizione totale a Dio e ai fratelli.

La Giornata della Vita Consacrata si è così conclusa in un clima di raccoglimento e gratitudine, rinnovando nei presenti la consapevolezza dell’importanza della preghiera, della comunione e della missione nella vita della Chiesa diocesana.

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Omelia di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni in occasione della Giornata della Vita Consacrata il 31 gennaio 2026, presso la Parrocchia San Giovanni Battista di Campobasso

LA POVERTÀ CHE SALVA: PROFEZIA, BEATITUDINE E PRESENZA DI DIO NEL MONDO

Nella percezione comune della realtà, la povertà appare come una condizione che si subisce: nasce da circostanze indipendenti dalla volontà delle persone, come il luogo in cui si viene al mondo, i conflitti armati o sistemi economici che favoriscono pochi a discapito di molti. È una realtà diffusa, presente nella storia dell’umanità e, con il passare del tempo, sembra addirittura accentuarsi.

Nel pensiero cristiano, però, avviene un ribaltamento radicale, possibile solo grazie all’azione del Signore, che rilegge e trasforma il significato delle cose e della vita. La povertà non è soltanto una condizione subita, ma diventa una scelta di Dio: Egli non solo predilige i poveri, ma invita costantemente tutti a una forma di povertà. Non si tratta esclusivamente di una povertà materiale, bensì soprattutto di un farsi poveri interiormente.

Come ricorda il profeta Sofonia: «Cercate il Signore, voi tutti poveri della terra». Ma perché cercare il Signore? Perché è Lui la vera ricchezza. Di fronte a una povertà scelta, che il Vangelo definisce “povertà in spirito”, e come ricorda anche san Paolo, questa spogliazione è la condizione necessaria per accogliere la ricchezza di Dio.

I consacrati e le consacrate sono chiamati in modo particolare a questa povertà, che costituisce uno dei voti fondamentali insieme alla castità e all’obbedienza. Questi voti sono profondamente interconnessi: nessuno può sussistere senza gli altri, e ciascuno rafforza gli altri. La povertà, spesso la prima a essere nominata, indica la capacità di vivere secondo Dio e di testimoniare al mondo uno stile alternativo.

Se la logica del mondo identifica la ricchezza con il dominio, il possesso e l’accumulo, la povertà evangelica si pone come contestazione di questa mentalità. Con la vostra scelta di vita, che è sempre risposta a una chiamata di Dio, diventate segno di una povertà che è, al tempo stesso, vera ricchezza.

Questa ricchezza si manifesta anche nella verità del linguaggio, nella rinuncia alla menzogna, nella chiarezza e nella sincerità, qualità sempre più necessarie nelle comunità e nell’annuncio della Parola di Dio. Una Parola che deve essere comunicata con amore, ma senza essere addomesticata, manipolata o piegata a interessi personali e autoreferenziali. La Parola di Dio è diretta, forte, esigente.

La povertà evangelica non deve spaventare, perché il suo fondamento è Dio stesso, che è la vera ricchezza. Non si tratta semplicemente di “essere poveri”, ma di tendere a una povertà che rende liberi. La Chiesa, le congregazioni, i ministeri non sono poveri nel senso materiale che spesso il mondo rimprovera loro. Le strutture e i mezzi non sono il criterio della povertà evangelica. Questa si vive piuttosto nella condivisione, nella prossimità alle persone, nella rinuncia al potere umano e alla pretesa di autosufficienza.

Essere poveri secondo il Vangelo significa anche accettare una posizione di debolezza agli occhi del mondo. La bontà, la mitezza, la misericordia e la gratuità sono spesso interpretate come segni di fragilità o irrilevanza. Ma san Paolo ribalta ancora una volta questa logica: Dio sceglie ciò che è debole per confondere i forti, ciò che è stolto per confondere i sapienti, ciò che è disprezzato per ridurre a nulla ciò che sembra grande.

Il mondo non si trasforma con l’imposizione del potere, ma attraverso la relazione con Dio. Quando l’uomo tenta di sostituirsi a Dio, finisce per danneggiare se stesso e gli altri. La vera ricchezza è riconoscere Dio come centro della propria vita, senza idolatrare le cose del mondo.

In questo orizzonte si comprendono le beatitudini. È raro incontrare qualcuno che si vanti di essere povero, di amare i poveri, di non voler primeggiare, di vivere una vita discreta fondata su Dio. Eppure, la vita consacrata è segno proprio di questo “vanto” paradossale: voi siete il vanto di Dio e, con umiltà e verità, una ricchezza preziosa per la Chiesa.

La vostra presenza è fondamentale per la vita apostolica e per la testimonianza ecclesiale. Siete chiamati a essere segno visibile di una beatitudine che non è solo per voi, ma che è destinata a diventare felicità anche per gli altri. Questa beatitudine non nasce solo dall’impegno personale, ma è frutto della grazia e dell’amore di Dio.

Oggi si parla poco di vita eterna. Si teme la morte, ma si smette di pensare all’eternità. La vita consacrata, invece, continua a richiamare il fine ultimo: il Regno dei cieli. In un mondo consumistico, che vive nell’immediato, voi siete segno di un oltre, di una speranza che non delude.

La beatitudine è già possibile ora, perché nasce da una vita vissuta secondo il Vangelo: nella mitezza, nella misericordia, nella fiducia in Dio come vero nutrimento. Attraverso la vita consacrata, Dio continua a mostrarsi vicino a un mondo segnato da sofferenze, privazioni e ferite profonde nella dignità umana.

Dio non promette l’eliminazione del dolore, ma la sua presenza accanto a chi soffre. È una presenza che accompagna, sostiene, consola. In questo senso, la vita consacrata è profezia di una presenza che genera pace, soprattutto là dove la dignità è ferita e la fede messa alla prova.

Essere profeti oggi non è facile. La fede stessa diventa una prova quotidiana. Ma il Signore invita a restare: restare nelle situazioni difficili, abitare le fragilità del mondo con pazienza e perseveranza. La vita consacrata è chiamata a essere “artigiana di pace”, aiutando le persone a rialzarsi, a ritrovare il senso del bene, della comunione e della fraternità.

Il vostro servizio, discreto ma essenziale, è lievito nella storia. Anche di fronte alle nuove povertà — la crisi della fede, la scarsità di vocazioni, l’invecchiamento delle comunità — siamo chiamati a rialzarci nella fiducia, certi che il Signore è con noi.

Per questo, il ringraziamento è sincero: per la vostra vita, per la vostra fedeltà, per la vostra testimonianza silenziosa ma luminosa. In un mondo che ha bisogno di segni autentici, voi siete profezia dell’amore, della carità, della fraternità e della pace.

Beati voi, consacrati e consacrate. Beati voi, laici, per il dono del battesimo. Beati noi tutti, perché Dio continua a essere presente e vicino a ciascuno con il suo amore.

31 gennaio 2026

+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni