{"id":20603,"date":"2026-02-04T11:01:36","date_gmt":"2026-02-04T10:01:36","guid":{"rendered":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/?p=20603"},"modified":"2026-02-04T12:47:52","modified_gmt":"2026-02-04T11:47:52","slug":"la-poverta-educativa-del-nostro-tempo-primo-incontro-scuola-di-cultura-e-formazione-socio-politica-giuseppe-toniolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/2026\/02\/04\/la-poverta-educativa-del-nostro-tempo-primo-incontro-scuola-di-cultura-e-formazione-socio-politica-giuseppe-toniolo\/","title":{"rendered":"&#8220;LA POVERT\u00c0 EDUCATIVA DEL NOSTRO TEMPO&#8221;. Primo incontro Scuola di Cultura e Formazione socio-politica \u201cGiuseppe Toniolo\u201d"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"20603\" class=\"elementor elementor-20603\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7941d47 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"7941d47\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c898148 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c898148\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Si \u00e8 svolto il primo appuntamento di riflessione sul tema della povert\u00e0 educativa nel contesto contemporaneo, promosso dalla <strong>Scuola di Cultura e Formazione socio-politica \u201cGiuseppe Toniolo\u201d dell\u2019Arcidiocesi di Campobasso-Bojano.<\/strong><\/p><p data-start=\"340\" data-end=\"505\">Il 30 gennaio 2026, alle ore 18.00, presso l\u2019auditorium Celestino V di Campobasso, ha avuto luogo l\u2019incontro dal titolo <strong>\u00abLa povert\u00e0 educativa del nostro tempo\u00bb.<\/strong><\/p><p data-start=\"507\" data-end=\"1041\">L\u2019evento \u00e8 stato promosso dalla Scuola di Cultura e Formazione socio-politica \u201cGiuseppe Toniolo\u201d dell\u2019Arcidiocesi di Campobasso-Bojano <strong>con l\u2019obiettivo di analizzare le nuove forme di marginalizzazione educativa e le sfide che coinvolgono il mondo giovanile e le famiglie.<\/strong> L\u2019incontro si \u00e8 aperto con la relazione principale tenuta dalla <strong>Dott.ssa Anna Paolella<\/strong>, <strong>pedagogista e dirigente tecnico del Ministero dell\u2019Istruzione,<\/strong> f<strong>igura di grande esperienza nel campo della formazione, dell\u2019inclusione scolastica e delle politiche educative.<\/strong><\/p><p data-start=\"1043\" data-end=\"1401\">A seguire si \u00e8 svolto un dibattito aperto al pubblico. <strong>Le conclusioni sono state affidate a S.E. Mons. Biagio Colaianni,<\/strong> Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Bojano, che ha offerto una lettura pastorale del tema alla luce del testo di riferimento dell\u2019anno, l\u2019esortazione <em data-start=\"1316\" data-end=\"1327\">Dilexi Te<\/em> di Papa Leone XIV. A moderare l\u2019incontro \u00e8 stato il <strong>Prof. Marco Di Salvo.<\/strong><\/p><p data-start=\"1403\" data-end=\"1984\">La Scuola Toniolo ha invitato istituzioni, educatori, associazioni, animatori pastorali e cittadini a un confronto collettivo sulle opportunit\u00e0 di crescita e di futuro per le nuove generazioni e sulle urgenze legate all\u2019impegno di creare e sostenere ambienti che pongano al centro la dignit\u00e0 di tutti. In questo scenario, Leone XIV ha ribadito che \u00abil compito oggi \u00e8 osare un umanesimo integrale che abiti le domande del nostro tempo senza smarrire la sorgente\u00bb e che, per questo, <strong>\u00aboccorre custodire un cuore che ascolta, uno sguardo che incoraggia, una intelligenza che discerne\u00bb.<\/strong><\/p><p data-start=\"1403\" data-end=\"1984\"><strong>SCARICA LA <span style=\"color: #3366ff;\"><a style=\"color: #3366ff;\" href=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/LOCANDINA-2.pdf\">LOCANDINA<\/a><\/span> DELL&#8217;EVENTO<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5ea0ee7 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"5ea0ee7\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-360dd7c elementor-widget elementor-widget-video\" data-id=\"360dd7c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-settings=\"{&quot;youtube_url&quot;:&quot;https:\\\/\\\/youtu.be\\\/FUJS9vfBg0s?si=J0JkTzDglxqQ_dvD&quot;,&quot;video_type&quot;:&quot;youtube&quot;,&quot;controls&quot;:&quot;yes&quot;}\" data-widget_type=\"video.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-wrapper elementor-open-inline\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-video\"><\/div>\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-01d0a62 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"01d0a62\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-623afe1 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"623afe1\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Intervento della <\/strong><strong>Dott.ssa Anna Paolella<\/strong><strong>, pedagogista e dirigente tecnico del Ministero dell\u2019Istruzione, figura di grande esperienza nel campo della formazione, dell\u2019inclusione scolastica e delle politiche educative.<\/strong><\/p><h5 style=\"text-align: center;\"><strong>POVERT\u00c0 EDUCATIVA TRA RICCHEZZA MATERIALE E FRAGILIT\u00c0 UMANE<\/strong><\/h5><p><em>Grazie a tutti per l\u2019accoglienza,<\/em><\/p><p>parlare oggi di povert\u00e0 educativa sembra quasi antitetico rispetto al momento storico che stiamo vivendo. Ci troviamo infatti in un\u2019epoca che, dal punto di vista culturale, sociale ed economico, appare molto ricca e favorevole per la nostra societ\u00e0. Eppure \u00e8 proprio questo il tempo in cui, forse pi\u00f9 che in passato, emergono forti criticit\u00e0 sul piano educativo, culturale, sociale ed economico. Viviamo una contraddizione di termini che \u00e8 anche una contraddizione di modelli di vita.<\/p><p>Vorrei iniziare questa riflessione condividendo un frammento che molti riconosceranno: un vero e proprio cult di un momento storico importante, capace di aprire uno squarcio su un contesto profondamente difficile. Nel tema di un bambino, tratto dal film, <em>Genarina Esposito<\/em>, ricorre continuamente il termine <em>\u201csgarrupato\u201d<\/em>: la casa \u00e8 sgarrupata, i soffitti, i muri, il pavimento sono sgarrupati, e a volte anche lui si sente sgarrupato.<\/p><p>In questo breve frammento emergono diversi livelli di analisi del contesto. Da un lato, la povert\u00e0 materiale: la casa \u00e8 rotta, mancano le risorse. Dall\u2019altro, un confronto statistico e simbolico: il terzo mondo \u00e8 <em>\u201cpi\u00f9 terzo\u201d<\/em> di loro, perch\u00e9 una casa sgarrupata nemmeno ce l\u2019ha. Accanto a questo, per\u00f2, compare un elemento di forte valore morale: la piet\u00e0 verso l\u2019animale, il rispetto per la vita, che mostra come, anche in una condizione di povert\u00e0 economica, culturale e relazionale, possano sopravvivere valori profondi.<\/p><p>Questo ci restituisce l\u2019immagine di una posizione etica verso la vita: <strong>anche se tutto intorno si rompe, restano valori da portare avanti, che si concretizzano nel rispetto dell\u2019altro, persino di un animale.<\/strong><\/p><p>Quando parliamo di povert\u00e0 educativa, ho voluto introdurre questa riflessione proprio attraverso un linguaggio cos\u00ec diretto e <em>\u201ccolorito\u201d<\/em>, perch\u00e9 viviamo un momento storico che, sotto molti aspetti, \u00e8 forse il pi\u00f9 favorevole che possiamo ricordare. Oggi anche bisogni un tempo considerati secondari o accessori sono diventati quasi beni primari. Pensiamo al cellulare: teoricamente non \u00e8 indispensabile, eppure \u00e8 cos\u00ec integrato nella nostra vita che, quando non lo abbiamo a portata di mano, proviamo una sensazione di mancanza. Senza di esso rischiamo di sentirci invisibili, inesistenti rispetto al contesto sociale.<\/p><p>Tradizionalmente, la povert\u00e0 \u00e8 stata intesa come mancanza di risorse economiche e materiali, come incapacit\u00e0 di soddisfare i bisogni primari: il cibo, la casa, la sopravvivenza. \u00c8 l\u2019immagine che associamo al cosiddetto <em>\u201cterzo mondo\u201d<\/em> o ai bambini denutriti che vediamo in televisione. Tuttavia, nei nostri contesti questa concezione tradizionale di povert\u00e0 si \u00e8 progressivamente trasformata.<\/p><p>Accanto alla povert\u00e0 assoluta, che riguarda la totale mancanza di beni essenziali e che oggi \u00e8 ancora presente in alcuni territori, esiste una povert\u00e0 relativa, tipica delle nostre societ\u00e0. Si parla di povert\u00e0 relativa quando non vengono soddisfatti criteri considerati normali e condivisi nel contesto sociale di appartenenza. A scuola, ad esempio, quando un ragazzo non ha accesso ai libri, alle attivit\u00e0 culturali, allo sport, all\u2019abbigliamento adeguato o agli strumenti tecnologici diffusi tra i coetanei, si trova in una condizione di povert\u00e0 relativa rispetto alla maggioranza.<\/p><p>Il nuovo concetto di povert\u00e0 educativa si fonda dunque su una visione pluridimensionale e simbolica. Non riguarda pi\u00f9 soltanto ci\u00f2 che manca all\u2019esterno, ma incide profondamente sulla persona. La povert\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 solo oggettiva: diventa soggettiva. Non ci si sente poveri perch\u00e9 manca un oggetto, ma perch\u00e9 manca la possibilit\u00e0 di sentirsi efficaci, partecipi, capaci di entrare in relazione con un contesto che appare distante e inaccessibile.<\/p><p>Gi\u00e0 nel XIX secolo, il Parlamento inglese distingueva tra i poveri che lavoravano ma non riuscivano comunque a vivere in modo dignitoso e coloro che vivevano esclusivamente di carit\u00e0. Questo dimostra come il concetto di povert\u00e0 fosse gi\u00e0 allora multidimensionale. Nel 2015, Save the Children ha introdotto l\u2019Indice di Povert\u00e0 Educativa (IPE), uno strumento che valuta il livello di povert\u00e0 educativa di un territorio sulla base dell\u2019accesso ai servizi per la prima infanzia, alle attivit\u00e0 culturali, sportive e sociali, e alle opportunit\u00e0 di partecipazione.<\/p><p><strong>Le ricerche mostrano come la povert\u00e0 educativa relativa sia in crescita: una povert\u00e0 che non riguarda solo il reddito, ma la mancanza di strumenti, servizi e competenze per partecipare pienamente alla vita sociale.<\/strong><\/p><p>Questa povert\u00e0 si manifesta su pi\u00f9 livelli: culturale, linguistico, cognitivo, emotivo, relazionale e territoriale. Nonostante una produzione culturale enorme, <strong>assistiamo a un aumento dell\u2019analfabetismo funzionale e a una riduzione dell\u2019accesso alle pratiche culturali. Meno parole significano meno possibilit\u00e0 di partecipazione democratica.<\/strong> Come ricordava Zagrebelsky, pi\u00f9 parole significano pi\u00f9 democrazia.<\/p><p><strong>Viviamo anche una povert\u00e0 linguistica, evidente nel linguaggio sempre pi\u00f9 abbreviato e criptico dei messaggi digitali.<\/strong> Questo modello riduttivo incide sulle capacit\u00e0 cognitive, sull\u2019attenzione, sull\u2019apprendimento e persino sul funzionamento cerebrale. I ragazzi faticano a mantenere l\u2019attenzione prolungata e a sostenere processi di studio continuativi.<\/p><p>A ci\u00f2 si aggiunge una profonda trasformazione dei modelli familiari e relazionali. <strong>L\u2019adulto di riferimento non \u00e8 pi\u00f9 percepito come un punto fermo e protettivo. I modelli vengono spesso cercati nei media, in figure che incarnano un successo effimero, basato sulla visibilit\u00e0 pi\u00f9 che sul contenuto.<\/strong><\/p><p>Tutto questo contribuisce a una povert\u00e0 emotiva e relazionale, tipica di un\u2019epoca in cui i rapporti si consumano rapidamente. La velocit\u00e0 dell\u2019informazione e della comunicazione digitale viene trasferita anche nelle relazioni affettive e sociali, rendendole fragili e superficiali.<\/p><p><strong>Il digitale, pur avendo migliorato molti aspetti della vita quotidiana, ha anche spostato l\u2019asse delle relazioni.<\/strong> L\u2019accesso incontrollato alle tecnologie, soprattutto in contesti culturalmente deprivati, diventa esso stesso un indicatore di povert\u00e0 educativa. Le ricerche mostrano che le famiglie con un alto capitale culturale utilizzano meno i dispositivi digitali a fini ricreativi e pi\u00f9 a fini conoscitivi, mentre accade il contrario nei contesti pi\u00f9 fragili.<\/p><p>Di fronte a questa complessit\u00e0, non esistono ricette semplici. Non possiamo tornare indietro n\u00e9 eliminare i cambiamenti in atto. Possiamo per\u00f2 ispirarci a modelli educativi come quelli di Don Milani e Maria Montessori, che hanno posto al centro la persona, la parola, la partecipazione e l\u2019inclusione.<\/p><p><strong>Il motto di Don Milani, <em>I care<\/em><\/strong>, esprime la presa in carico dell\u2019altro nella sua interezza. <strong>La parola diventa strumento di emancipazione e di partecipazione. <\/strong>Senza parole, si resta ai margini. Ma la parola diventa davvero strumento educativo solo attraverso il mutuo soccorso, il fare insieme, la condivisione.<\/p><p>La psicopedagogia dei gruppi ci insegna che la conoscenza oggi non si trasmette pi\u00f9 in modo lineare, ma si costruisce collettivamente attraverso la negoziazione dei significati. \u00c8 dall\u2019incontro delle differenze che nasce qualcosa di nuovo.<\/p><p><strong>Contrastare la povert\u00e0 educativa significa promuovere l\u2019inclusione, il riconoscimento dell\u2019altro, l\u2019empatia. Significa ricostruire un\u2019alleanza educativa tra famiglia, scuola e territorio. Come recita un proverbio africano: <em>per educare un bambino ci vuole un intero villaggio<\/em>.<\/strong><\/p><p>Un semplice gesto, come dire \u201cbuongiorno\u201d a chi incontriamo, \u00e8 gi\u00e0 un atto educativo: significa riconoscere l\u2019altro, dirgli \u201cti vedo\u201d. Essere visti significa esistere, ed \u00e8 da qui che pu\u00f2 partire ogni cambiamento.<\/p><p><strong>Al centro di tutto resta la famiglia, primo luogo di relazione e di educazione, sostenuta da una rete di servizi e di alleanze educative. <\/strong>Solo attraverso una responsabilit\u00e0 collettiva possiamo contrastare la povert\u00e0 educativa in tutte le sue forme: culturale, sociale, economica, morale.<\/p><p>Come ricordano Edgar Morin e Martha Nussbaum, influenti pensatori contemporanei, investire nell\u2019educazione umanistica e nella centralit\u00e0 della persona significa rafforzare la partecipazione democratica, il welfare e la qualit\u00e0 della vita sociale. <strong>Non possiamo eliminare la povert\u00e0, ma possiamo certamente contrastarla, insieme.<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0e9a608 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"0e9a608\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1ebecab elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"1ebecab\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"2560\" height=\"1339\" src=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/YLENIA-scaled.jpg\" class=\"attachment-full size-full wp-image-20624\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/YLENIA-scaled.jpg 2560w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/YLENIA-300x157.jpg 300w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/YLENIA-1012x529.jpg 1012w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/YLENIA-768x402.jpg 768w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/YLENIA-1536x803.jpg 1536w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/YLENIA-2048x1071.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-653ac2c e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"653ac2c\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3de3478 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3de3478\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u00a0<\/p><p><strong>Intervento della dott.ssa Ylenia Fiorenza direttore della Scuola di Formazione Socio-Politica \u201cGuseppe Toniolo\u201d <\/strong><strong>dell\u2019Arcidiocesi di Campobasso-Bojano.<\/strong><\/p><h5 style=\"text-align: center;\"><strong>LA SAPIENZA CHE EDUCA L\u2019ANIMA E COSTRUISCE IL FUTURO<\/strong><\/h5><p>Saluto tutti, ringraziando di cuore per quanto abbiamo ascoltato questa sera, perch\u00e9 ho ricevuto una conferma profonda: <strong>la sapienza \u00e8 davvero la compagnia dell\u2019anima<\/strong>. Noi abbiamo ricevuto tanta sapienza, una sapienza che significa andare al cuore delle questioni, non rimanere alla superficie e non restare indifferenti davanti all\u2019indifferenza.<\/p><p>In ci\u00f2 che ho ascoltato ho colto una grande ricchezza e anche la possibilit\u00e0 di approfondire ulteriormente. Spero davvero che questo sia uno dei tanti appuntamenti, perch\u00e9 tutti abbiamo bisogno di camminare insieme, di costruire insieme, di tornare forse all\u2019essenza dell\u2019ambito educativo, della missione educativa.<\/p><p>Riprendendo il testo guida di quest\u2019anno, la <em>Dilexit te<\/em> di Papa Leone, l\u2019esortazione che ci accompagner\u00e0 come guida, ho riconosciuto molte parafrasi di quanto \u00e8 stato sapientemente esposto. A un certo punto, al numero 14, il Papa ci dice: <em>\u00abNon possiamo dire che la maggior parte dei poveri lo sono perch\u00e9 non hanno acquistato dei meriti secondo questa falsa visione della meritocrazia, dove sembra che abbiano meriti solo quelli che hanno avuto successo nella vita\u00bb<\/em>.<\/p><p>Tutto questo ci riporta all\u2019eco con cui si chiude l\u2019intero testo sacro per noi credenti, la Bibbia. Alla fine, nel libro dell\u2019Apocalisse, troviamo scritto: <em>\u00abIo educo tutti quelli che amo\u00bb<\/em> (Ap 3,19). Questo ci introduce a una sfumatura biblica che rende ancora pi\u00f9 calda la sapienza che abbiamo fatto nostra questa sera.<\/p><p>Facciamo nostra anche la necessit\u00e0 di impiantare questa visione, questa reimpostazione valoriale che ci \u00e8 stata offerta, perch\u00e9 la riflessione sull\u2019educazione va considerata seminale rispetto a quella che sar\u00e0 poi la fioritura spirituale, morale, culturale e sociale. Davanti a noi avremo quest\u2019anno un piano programmatico in cui abbiamo introdotto il problema dei problemi: quello educativo.<\/p><p>Nel mese successivo, a febbraio, affronteremo <strong>la povert\u00e0 morale<\/strong>, con uno spaccato storico e attuale di ci\u00f2 che sta avvenendo. Poi ci confronteremo con <strong>la povert\u00e0 spirituale<\/strong>, che ha una radice molto complessa, quindi con <strong>quella economica<\/strong>, osservando come l\u2019umanit\u00e0 si stia orientando, e infine con la <strong>povert\u00e0 di spirito<\/strong>. Recupereremo quella che Ges\u00f9 ci ha consegnato come beatitudine, capace di essere antidoto a tutte queste povert\u00e0 che pesano sull\u2019anima, sull\u2019anima del mondo, sull\u2019anima della creazione.<\/p><p>L\u2019attenzione alla povert\u00e0 educativa ci ripropone con forza il dovere primario di tutta la societ\u00e0 nella costruzione di un futuro di verit\u00e0, di giustizia e di pace, come ci ricorda Papa Leone. Non possiamo accettare un mondo fatto di categorie: <strong>abbiamo bisogno di un mondo di fraternit\u00e0.<\/strong> <strong>Non possiamo sederci alle cattedre della tirannia; occorre rovesciarle, perch\u00e9 sono cattedre dell\u2019orrore. Se abbiamo a cuore il futuro dell\u2019umanit\u00e0, dobbiamo farci promotori della presenza di modelli di autentica salvezza.<\/strong><\/p><p>I modelli che oggi la societ\u00e0 propone sono modelli pseudo-educativi, di finta salvezza, accomunati \u2013 dice il Papa \u2013 da un certo dogmatismo senza Dio. Modelli radicati nell\u2019attuale congiuntura storico-culturale, in cui si tende sempre pi\u00f9 a rendere irrilevante l\u2019affermazione o <strong>la negazione dell\u2019esistenza di Dio.<\/strong><\/p><p>Perch\u00e9 Papa Leone ci dice questo? Perch\u00e9, togliendo potere alle tre \u201cesse\u201d del mondo \u2013 sfiducia, svuotamento, smarrimento, che sono le conseguenze di quanto descritto \u2013 noi, nell\u2019ambito della fede cristiana, abbiamo le tre \u201cesse\u201d del Vangelo, consegnateci da Ges\u00f9 con il suo esempio e i suoi insegnamenti. Ges\u00f9 \u00e8 Signore e Maestro, Re della storia e dell\u2019universo: mai separare le due cose.<\/p><p><strong>Le tre \u201cesse\u201d del Vangelo sono la spiritualit\u00e0, la sapienza e la santit\u00e0.<\/strong><\/p><p>\u00c8 inutile negarlo: la forza del male consiste nell\u2019ignoranza degli uomini. <strong>Il male approfitta dell\u2019ignoranza per condurre l\u2019anima all\u2019inimicizia, alla perdita del valore della vita e delle vite.<\/strong> L\u2019ignoranza del bene \u00e8 la vera persecuzione che tutti subiamo, direttamente o indirettamente, e che d\u00e0 origine a ogni forma di violenza.<\/p><p>Non dobbiamo mai dimenticare che la prima guarigione operata da Ges\u00f9 non \u00e8 quella del corpo, ma quella dell\u2019anima e della mente, l\u00e0 dove si annida il vero nemico: la sfiducia nella vita, lo svuotamento valoriale, lo smarrimento, anche relazionale, quando iniziamo a ridurre l\u2019altro a tutto ci\u00f2 che non riguarda la persona, la sua dignit\u00e0, la sua bellezza.<\/p><p><strong>In Ges\u00f9, educare coincide con l\u2019atto di liberare<\/strong>. Lo dico esplicitamente, senza tentennamenti e con piena cognizione: se non educo lo spirito all\u2019amore di Dio, non arriver\u00f2 mai a educare le persone all\u2019amore reciproco.<\/p><p>Nell\u2019Antico Testamento, il concetto di educazione ha come radice <em>yasar<\/em>, che significa preparare al bene, predisporre, lasciarsi plasmare. Con la venuta di Ges\u00f9, nel Nuovo Testamento, il termine greco <em>paideia<\/em> significa: non ti abbandono, ti proteggo. <strong>Questo \u00e8 il cuore dell\u2019educare: ti proteggo. Mi stai a cuore, ti porto nel cuore, ti dono il cuore. Questo \u00e8 educare.<\/strong><\/p><p><em>Grazie, grazie di cuore.<\/em><\/p><p>\u00a0<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b9b3870 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"b9b3870\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-283cbce elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"283cbce\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"2560\" height=\"1519\" src=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/COLAIANNI-TONIOLO-scaled.jpg\" class=\"attachment-full size-full wp-image-20628\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/COLAIANNI-TONIOLO-scaled.jpg 2560w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/COLAIANNI-TONIOLO-300x178.jpg 300w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/COLAIANNI-TONIOLO-1012x600.jpg 1012w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/COLAIANNI-TONIOLO-768x456.jpg 768w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/COLAIANNI-TONIOLO-1536x911.jpg 1536w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/COLAIANNI-TONIOLO-2048x1215.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d430b7b e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"d430b7b\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b17c630 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b17c630\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u00a0<\/p><p><strong>Intervento conclusivo di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni<\/strong><\/p><h5 style=\"text-align: center;\"><strong>LA POVERT\u00c0 EDUCATIVA OGGI: CAMMINARE CON I GIOVANI<\/strong><\/h5><p><strong>Qual \u00e8 la radice della povert\u00e0 educativa?<\/strong> La professoressa ha descritto una serie di elementi che vanno approfonditi perch\u00e9 rappresentano delle aperture, delle finestre. Sono spunti che ci pongono nella condizione di verificare quanto questa povert\u00e0, nelle sue varie direzioni, sia oggi molto presente.<\/p><p>Ritengo che <strong>la povert\u00e0, parlando dei giovani, non riguardi soltanto la scuola<\/strong>. La scuola \u00e8 ancora un ambito di salvezza, perch\u00e9 i giovani sono costretti ad andarci e ci vanno ogni giorno per molti giorni. Altri ambienti, come le parrocchie, ormai sono svuotati. <strong>Il vero problema, quando nella Chiesa si parla di incontrare i giovani e di dialogare con loro, \u00e8 che spesso non ci sono pi\u00f9 e non sappiamo dove cercarli, dove trovarli.<\/strong><\/p><p>Nella scuola, per fortuna, ci sono gli insegnanti di religione, ma anche l\u00ec si \u00e8 un po\u2019 abdicato. La scuola \u00e8 laica e bisogna sempre muoversi con attenzione. Resta il fatto che non abbiamo pi\u00f9 giovani come interlocutori e non siamo pi\u00f9 interlocutori per loro, se non attraverso una risposta educativa che passa dalle persone e dalla loro testimonianza. Credo che questo sia l\u2019unico ambito realmente efficace, oggi come sempre, per la trasmissione dei valori: <strong>educare significa tirare fuori il meglio di ci\u00f2 che i ragazzi sono.<\/strong><\/p><p><strong>La povert\u00e0 di oggi \u00e8 proprio questa: non camminare insieme ai giovani.<\/strong> Se ne parla molto, ma si sta poco con loro, perch\u00e9 \u00e8 difficile. \u00c8 difficile condividere il loro linguaggio. Lo conosciamo, in parte lo usiamo, ma dialogare davvero con lo stesso linguaggio non \u00e8 facile. Non si tratta solo del linguaggio del cellulare o di quello verbale nei gruppi, ma del linguaggio della persona che chiede relazione, incontro, accoglienza, che chiede di avere un posto nella tua vita come interlocutore e di entrare nella sua.<\/p><p>Gli interlocutori dovrebbero essere la scuola, la famiglia, la parrocchia, gli amici, gli adulti. <strong>Colpisce il fatto che oggi molti giovani abbiano come interlocutori privilegiati i nonni. Bisognerebbe chiedersi perch\u00e9: forse perch\u00e9 l\u00ec trovano amore.<\/strong><\/p><p>Serve una condivisione di linguaggio e di esperienze, e occorre interrogarsi sui luoghi che i giovani abitano: non solo quelli fisici, ma anche quelli culturali, relazionali, sociali, digitali. Con internet e l\u2019intelligenza artificiale, dovremmo chiederci se non sia necessario \u201cinventare\u201d una forma nuova di presenza adulta per essere interlocutori credibili.<\/p><p><strong>La domanda diventa allora: quali percorsi e quali progetti educativi pensare oggi?<\/strong> Si parla molto di metodi educativi, ma progettare percorsi concreti \u00e8 difficile. Le analisi abbondano, cos\u00ec come le attribuzioni di responsabilit\u00e0 alla famiglia, alla scuola, al mondo degli adulti, alla politica, ai preti. Ma tutto questo non risponde alle solitudini che i giovani vivono, n\u00e9 alla distanza che separa questa generazione dalle nostre.<\/p><p>Noi fatichiamo a comprendere perch\u00e9 leggiamo la realt\u00e0 a partire da ci\u00f2 che siamo stati e da ci\u00f2 che abbiamo vissuto. C\u2019\u00e8 una precomprensione, un\u2019ottica che condiziona il nostro sguardo. Sarebbe pi\u00f9 facile avere uno sguardo pi\u00f9 libero se potessimo stare pi\u00f9 tempo con loro, condividere davvero la vita. <strong>Qual \u00e8 la storia che i giovani vivono oggi? Qual \u00e8 la cultura che abitano? Qual \u00e8 la vita che percepiscono come possibile per diventare interlocutori del mondo e del proprio tempo?<\/strong><\/p><p>Pi\u00f9 che una risposta, un possibile cammino \u00e8 quello di interrogarci insieme e provare a una progettualit\u00e0 condivisa tra tutte le agenzie educative. Questo \u00e8 possibile solo se c\u2019\u00e8 convergenza sui significati e sui valori, anche se oggi sembra quasi si abbia timore di parlarne. <strong>Educare alla giustizia, alla libert\u00e0, alla pace, alla fraternit\u00e0, al rispetto, alla dignit\u00e0 sembra qualcosa di vecchio, come se questi valori non appartenessero pi\u00f9 ai giovani. Ma non \u00e8 cos\u00ec.<\/strong><\/p><p>Nel Giubileo del mondo educativo dell\u2019ottobre 2025, <strong>Papa Leone ha indicato come cardini del percorso educativo interiorit\u00e0, unit\u00e0, amore e gioia.<\/strong> Occorre riappropriarsi di questi fondamenti di una vita buona, serena e soddisfacente. I giovani cercano questo, anche attraverso modalit\u00e0 diverse dalle nostre. A loro oggi viene offerto di tutto per renderli felici e autonomi, ma noi non dobbiamo rinunciare a volerli felici, forti, capaci e sereni secondo quei significati che ci hanno formati e che ancora oggi scegliamo.<\/p><p><strong>Qui nasce una provocazione: pu\u00f2 ancora Ges\u00f9 Cristo essere un riferimento significativo per i giovani?<\/strong> \u00c8 difficile, perch\u00e9 il suo linguaggio \u00e8 stato progressivamente espulso dalla cultura e dai ritmi sociali. Eppure Ges\u00f9 rimanda alla riflessione, alla pacatezza, al tempo, a una spiritualit\u00e0 che forma la persona. La testimonianza, pi\u00f9 di ogni metodo, resta decisiva: <strong>i ragazzi si innamorano di chi li comprende, di chi li ama, di chi li difende. Quando questo manca, cercano altre strade per gridare il loro bisogno di attenzione.<\/strong><\/p><p>Parliamo molto dei giovani, ma diamo per scontato che il mondo degli adulti sia educante. Non \u00e8 vero. Il mondo degli adulti si \u00e8 perso, si \u00e8 distratto, travolto dalla velocit\u00e0 e dall\u2019aspetto economico, diventato risposta unica anche ai bisogni educativi. Cos\u00ec i ragazzi trovano felicit\u00e0 immediata nel denaro, nel consumo, nell\u2019evasione.<\/p><p>Gli educatori siamo noi e abbiamo bisogno di riappropriarci dei fondamenti di una vita buona, da testimoniare. <strong>Se noi per primi siamo disuniti, arrabbiati, sfiduciati, come possono i giovani sperare in un futuro migliore? Per educare bisogna educarsi, rimettersi in gioco, riconoscere che non siamo riusciti a stare al passo con i cambiamenti.<\/strong><\/p><p><strong>Educare significa trasmettere forza, coraggio, entusiasmo, generosit\u00e0, ma anche essere coerenti.<\/strong> Ges\u00f9 Cristo resta un fondamento per affrontare ogni epoca storica, anche questa. <strong>La pace di cui parla il Papa \u00e8 una pace disarmata e disarmante, che parte dai cuori.<\/strong><\/p><p>Forse, prima di dire che i giovani si perdono, dobbiamo riprendere in mano noi stessi per essere testimoni credibili. Educare all\u2019amore vero, non a quello proposto superficialmente, \u00e8 decisivo. I bambini crescono attraverso l\u2019amore che ricevono: se sono amati, imparano ad amare. Le guerre e le violenze stanno creando una povert\u00e0 educativa e umana radicale che esploder\u00e0 nel tempo.<\/p><p>Tutto si gioca qui: nell\u2019amore, nel rispetto, nella cura. I bambini guardano a noi e assorbono ci\u00f2 che vedono. Camminare con loro significa aprirli alla speranza e al futuro. Ma i significati della speranza devono venire da noi.<\/p><p>Viviamo in un\u2019umanit\u00e0 che si sta impoverendo, ma possiamo educare alla ricchezza autentica. Serve chiarezza su ci\u00f2 che vogliamo trasmettere e su ci\u00f2 per cui vogliamo educare. Non \u00e8 pi\u00f9 scontato che ne siamo capaci.<\/p><p>Si sono svuotate le parrocchie, le famiglie, la scuola come luogo educativo e aggregativo. Gli unici che spesso mantengono una funzione educativa spontanea sono i nonni, perch\u00e9 offrono amore, tempo, ascolto, vicinanza.<\/p><p><strong>Ritornare a Ges\u00f9 Cristo e a ci\u00f2 che siamo pu\u00f2 aiutarci a essere ancora educatori oggi, in un tempo in cui educare non significa pi\u00f9 tirare fuori il meglio dei ragazzi, ma spingerli a diventare migliori degli altri. Questo non \u00e8 educare.<\/strong><\/p><p>Forse siamo chiamati a essere una minoranza controcorrente. <strong>La Chiesa torna a essere minoranza, ma nella fiducia che il seme gettato possa portare frutto. Grazie<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 svolto il primo appuntamento di riflessione sul tema della povert\u00e0 educativa nel contesto contemporaneo, promosso dalla Scuola di Cultura e Formazione socio-politica \u201cGiuseppe Toniolo\u201d dell\u2019Arcidiocesi di Campobasso-Bojano. 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