{"id":20361,"date":"2026-01-12T11:29:49","date_gmt":"2026-01-12T10:29:49","guid":{"rendered":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/?p=20361"},"modified":"2026-02-02T17:02:52","modified_gmt":"2026-02-02T16:02:52","slug":"il-coraggio-della-cura-educare-alla-legalita-come-atto-di-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/2026\/01\/12\/il-coraggio-della-cura-educare-alla-legalita-come-atto-di-liberta\/","title":{"rendered":"\u201cIL CORAGGIO DELLA CURA. EDUCARE ALLA LEGALIT\u00c0 COME ATTO DI LIBERT\u00c0\u201d"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"20361\" class=\"elementor elementor-20361\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7941d47 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"7941d47\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c898148 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c898148\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Mercoled\u00ec 14 gennaio<\/strong> si terr\u00e0 una giornata di studio dedicata alla figura di don Pino Puglisi, sacerdote e martire della Chiesa, ucciso dalla mafia nel 1993 per il suo impegno educativo e civile nel quartiere Brancaccio di Palermo. L\u2019incontro si svolger\u00e0 in mattinata presso l\u2019Aula Magna dell\u2019Universit\u00e0 del Molise e nel pomeriggio presso la Sala Celestino V, in via Mazzini a Campobasso. <strong>L\u2019iniziativa \u00e8 promossa dall\u2019Ufficio Scuola dell\u2019Arcidiocesi di Campobasso-Bojano.<\/strong><\/p><p>L\u2019evento, dal titolo <strong>\u201cIl coraggio della cura. Educare alla legalit\u00e0 come atto di libert\u00e0\u201d<\/strong>, intende offrire un\u2019occasione di riflessione sul valore educativo della legalit\u00e0, della responsabilit\u00e0 e della libert\u00e0, a partire dalla testimonianza di don Pino Puglisi, che ha saputo coniugare fede, impegno sociale e attenzione concreta alle giovani generazioni.<\/p><p>La giornata sar\u00e0 articolata in due momenti distinti.<\/p><p>La mattina, <strong>dalle ore 9 alle 13<\/strong>, <strong>l\u2019incontro sar\u00e0 rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado<\/strong> e si svolger\u00e0 presso <strong>l\u2019Aula di Ateneo dell\u2019Universit\u00e0 del Molise.<\/strong><\/p><p>Nel pomeriggio, <strong>alle ore 17<\/strong>, <strong>l\u2019appuntamento \u00e8 dedicato agli insegnanti, agli operatori del mondo educativo e alla cittadinanza tutta, presso la Sala Celestino V, in via Mazzini a Campobasso.<\/strong><\/p><p>Momento particolarmente significativo della giornata sar\u00e0 la presenza di <strong>suor Carolina Iavazzo<\/strong>, che ha condiviso con don Pino Puglisi l\u2019esperienza educativa e pastorale nel quartiere Brancaccio di Palermo. La sua testimonianza diretta offrir\u00e0 una lettura viva e concreta del pensiero e dello stile educativo di don Pino, profondamente radicati nella cura delle persone, delle relazioni e nella responsabilizzazione delle coscienze.<\/p><p>Per l\u2019incontro pomeridiano sono inoltre previsti autorevoli contributi istituzionali e accademici, tra cui l\u2019intervento dell\u2019<strong>Arcivescovo della Diocesi di Campobasso-Bojano, S.E. Mons. Biagio Colaianni<\/strong>, e del <strong>prof. Luca Refrigeri<\/strong>, <strong>docente dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi del Molise<\/strong>, per una riflessione approfondita sul valore educativo della legalit\u00e0, della cura e dell\u2019impegno civile nella scuola.<\/p><p>La giornata di studio si inserisce in un pi\u00f9 ampio percorso educativo volto a promuovere una cultura della legalit\u00e0 intesa non come insieme di regole astratte, ma come scelta quotidiana di responsabilit\u00e0, giustizia e attenzione all\u2019altro, nel solco dell\u2019eredit\u00e0 morale e civile lasciata da don Pino Puglisi.<\/p><p><strong>SCARICA <span style=\"color: #3366ff;\"><a style=\"color: #3366ff;\" href=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/LOCANDINA.pdf\">LOCANDINA<\/a><\/span> DELL&#8217;EVENTO\u00a0<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fe0faa4 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"fe0faa4\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4867f33 elementor-widget elementor-widget-video\" data-id=\"4867f33\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-settings=\"{&quot;youtube_url&quot;:&quot;https:\\\/\\\/youtu.be\\\/Ua_Sqntiz7o?si=1fBtxhcnt-w3vp0Z&quot;,&quot;video_type&quot;:&quot;youtube&quot;,&quot;controls&quot;:&quot;yes&quot;}\" data-widget_type=\"video.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-wrapper elementor-open-inline\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-video\"><\/div>\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9739f55 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"9739f55\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-45d979f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"45d979f\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Testimonianza Suor <\/strong><strong>Carolina Iavazzo<\/strong><strong>, che ha condiviso con don Pino Puglisi l\u2019esperienza educativa e pastorale nel quartiere Brancaccio di Palermo.<\/strong><\/p><p style=\"text-align: center;\"><strong>PADRE PINO PUGLISI: EDUCARE ALLA LIBERT\u00c0 E ALLA RESPONSABILIT\u00c0<\/strong><\/p><p>Buonasera a tutti. Vi ringrazio per essere presenti e per la disponibilit\u00e0 all\u2019ascolto. Ringrazio Sua Eccellenza per aver reso possibile questo incontro e questa giornata cos\u00ec intensa e significativa. Un grazie sincero anche a Pina, che ci ha sostenute e supportate per l\u2019intera giornata.<\/p><p>Al mattino abbiamo vissuto due incontri molto belli con i giovani; questa sera, invece, desidero dare un taglio pi\u00f9 educativo, parlando in particolare a insegnanti di religione, insegnanti in generale e persone adulte.<\/p><p>Vorrei soffermarmi su alcune domande fondamentali: chi era padre Pino Puglisi, quale ambiente ha attraversato, quale cammino ha compiuto, quale arte educativa ha incarnato e, infine, il senso della sua morte.<\/p><p>Prima di tutto, sento il bisogno di liberarci da due rischi. Il primo \u00e8 quello di pensare a padre Pino Puglisi come a un eroe. \u00c8 facile dire: <em>\u00abQuello era un eroe\u00bb<\/em>, come si dice di Falcone, Borsellino, Livatino. Ma gli eroi, spesso, li costruiamo noi quando non abbiamo voglia di impegnarci davvero. Dire che qualcuno \u00e8 un eroe diventa una scusa per giustificare il nostro non fare: <em>\u00abIo che posso fare?\u00bb<\/em>. Cos\u00ec ci rassegniamo.<\/p><p>Padre Pino Puglisi non era un eroe. Era un uomo come noi, un sacerdote per vocazione e non per mestiere. Una persona donata a Dio, gioiosa, innamorata della vita, con i piedi ben piantati per terra. Soffriva, piangeva, gioiva come ciascuno di noi. Non era straordinario: aveva per\u00f2 chiaro l\u2019obiettivo verso cui andare. Le sue scelte, scelte mirate e profondamente educative, lo hanno condotto fino al sacrificio della vita. Non parliamo quindi di eroi, ma di persone che scelgono, che si impegnano, che vivono in modo autentico, onesto e concreto.<\/p><p>Il secondo rischio \u00e8 pensare a don Puglisi come a un sacerdote antimafia. Non esistono sacerdoti antimafia: altrimenti dovremmo pensare che alcuni preti siano contro la mafia e altri a favore, e questo \u00e8 impensabile. Padre Puglisi era un prete. Punto. Amava il Vangelo, annunciava il Vangelo, viveva il Vangelo. Ed \u00e8 proprio per questo che era contro il male, come ogni sacerdote dovrebbe essere. Non era antimafia: era evangelico.<\/p><p>Padre Pino Puglisi viveva a Brancaccio, un quartiere che faceva paura. Quando il cardinale Pappalardo dovette sostituire il parroco, nessuno voleva andarci. Padre Puglisi, nato a Brancaccio, chiese di essere mandato l\u00ec, convinto di conoscerlo. In realt\u00e0 il quartiere era profondamente cambiato, segnato da un degrado umano e sociale gravissimo.<\/p><p>Era un uomo innamorato del Signore e, proprio per questo, innamorato delle persone, in particolare dei giovani. Amava la preghiera, l\u2019adorazione, la meditazione, lo studio, la cultura. Palermitano autentico, intelligente e colto, ma di una semplicit\u00e0 disarmante. Era un uomo di relazioni, capace di ascolto e di dialogo, in un tempo in cui le relazioni diventano sempre pi\u00f9 fragili.<\/p><p>A Brancaccio trov\u00f2 un quartiere totalmente in mano alla mafia. Gli adulti spesso non sapevano leggere n\u00e9 scrivere; adolescenti e bambini vivevano per strada. Cap\u00ec subito che dove manca la cultura cresce la mafia. L\u2019ignoranza favorisce la mafia ed \u00e8, a sua volta, alimentata dalla mafia. <em>Meno sai, pi\u00f9 sei controllabile.<\/em> Per questo invitava i giovani a leggere, a informarsi, a sviluppare spirito critico, per non essere schiacciati dal potere di pochi.<\/p><p>Brancaccio era un deserto: mancavano scuole, spazi verdi, servizi, presidi dello Stato. Padre Puglisi chiedeva ci\u00f2 che spettava a ogni cittadino. Scopr\u00ec anche uno scantinato in cui avvenivano attivit\u00e0 criminali gravissime: violenze su minori, traffico di droga e armi, combattimenti tra cani. Tutto ci\u00f2 che viene raccontato nel film <em>La luce del sole<\/em> \u00e8 vero. Quando padre Puglisi venne a conoscenza di queste realt\u00e0, chiese che quei locali fossero destinati alla parrocchia, sognando una scuola, un luogo educativo, uno spazio di speranza.<\/p><p>Fond\u00f2 il Centro Padre Nostro, che divenne un punto di riferimento per bambini e adolescenti. Alcuni ragazzi frequentavano corsi serali per conseguire la licenza elementare. L\u2019ignoranza cominciava a diminuire e il centro iniziava a dare frutti. Molti passavano dalla mafia al centro, da una logica di morte a una proposta di vita. Ma la mafia osservava, controllava, reagiva.<\/p><p>Arrivarono intimidazioni: un furgoncino dato in appalto a una ditta onesta fu incendiato; gli venivano rotti gli specchietti dell\u2019auto, tagliate le gomme, recapitati messaggi anonimi. Spesso arrivava al centro con il volto segnato dalle percosse, ma diceva che era solo un problema di salute, per proteggerci e non coinvolgerci. Incassava e andava avanti.<\/p><p>La mafia alz\u00f2 il tiro. <em>\u00abQuesto parrino ci toglie manovalanza\u00bb<\/em>, dicevano. Cos\u00ec scelsero una vendetta trasversale: nel giugno del 1993 incendiarono le porte delle case dei collaboratori del centro. Quando padre Puglisi lo seppe, disse con fermezza che dovevano colpire lui, non le famiglie.<\/p><p>La domenica successiva, durante l\u2019omelia, parl\u00f2 con una forza mai vista. Era visibilmente scosso e grid\u00f2: <em>\u00abSiete vigliacchi, vili, perch\u00e9 colpite al buio e alle spalle. Venite alla luce del sole a parlare, se avete il coraggio\u00bb<\/em>. Io ero presente e avevo paura. Dopo la messa lo seguii in sacrestia e gli dissi che si stava esponendo troppo. Lui mi rispose: <em>\u00abCosa possono farmi? Pi\u00f9 che uccidermi, non possono fare altro\u00bb<\/em>.<\/p><p>Solo pi\u00f9 tardi ho compreso fino in fondo il senso di quelle parole. Nessuno poteva uccidere la sua libert\u00e0, la sua sete di Vangelo, di giustizia, di legalit\u00e0, di speranza.<\/p><p>E allora mi rivolgo a voi, insegnanti ed educatori. Da che parte stiamo? Non basta avere un ruolo nella societ\u00e0. Esiste la mafia che uccide apertamente, ma esiste anche una mentalit\u00e0 mafiosa che ci appartiene quando vogliamo dominare, prevalere, sentirci superiori. La vera alternativa \u00e8 l\u2019umilt\u00e0, la capacit\u00e0 di stare all\u2019ultimo posto.<\/p><p>Davanti a noi ci sono tre strade: la striscia bianca del bene, la striscia nera del male e una striscia grigia, la pi\u00f9 pericolosa, fatta di indifferenza. Chi vive nella striscia grigia non sceglie, si lascia scegliere. E l\u2019indifferenza ci sta uccidendo.<\/p><p>Oggi assistiamo a una crescente aggressivit\u00e0 nei giovani, alle baby gang, a una mafia ormai diffusa ovunque. La domanda educativa \u00e8 urgente: che cosa facciamo noi per i giovani? Spesso siamo troppo permissivi. Ai figli non manca nulla, ma manca la fermezza. Abbiamo paura di dire no, e cos\u00ec crescono senza spina dorsale.<\/p><p>Essere genitori ed educatori significa assumersi una responsabilit\u00e0, mantenere una distanza educativa che permetta al messaggio di passare. Non siamo amici dei figli o degli alunni: siamo guide.<\/p><p>Siamo custodi gli uni degli altri. La correzione fraterna, se fatta con verit\u00e0 e carit\u00e0, \u00e8 un atto d\u2019amore. Padre Puglisi \u00e8 morto per una causa: la libert\u00e0. Voleva giovani capaci di camminare a testa alta, senza piegarsi a nessun favore mafioso.<\/p><p>La vita \u00e8 come un grande mosaico: se manca il nostro tassello, l\u2019immagine \u00e8 incompleta. Che non manchi mai il nostro contributo al bene, all\u2019amore, alla responsabilit\u00e0. Come diceva l\u2019autore de <em>L\u2019attimo fuggente<\/em>: <em>\u00abNon vorrei accorgermi, alla fine della vita, di non essere mai vissuto\u00bb<\/em>. E come ricordava Baden Powell: <em>\u00abLasciamo il mondo un po\u2019 migliore di come lo abbiamo trovato\u00bb<\/em>.<\/p><p>Padre Pino Puglisi formava coscienze e amava ripetere: <em>\u00abSe ognuno fa qualcosa, allora avremo fatto molto\u00bb<\/em>. Non tutto, ma quel qualcosa che ci appartiene e che siamo chiamati a fare per la crescita nostra, della societ\u00e0 e della Chiesa.<\/p><p style=\"text-align: right;\"><strong>Suor <\/strong><strong>Carolina Iavazzo<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-02daae5 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"02daae5\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-cb4c50c elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"cb4c50c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"2560\" height=\"1550\" src=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PROFESSORE-scaled.jpg\" class=\"attachment-full size-full wp-image-20520\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PROFESSORE-scaled.jpg 2560w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PROFESSORE-300x182.jpg 300w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PROFESSORE-1012x613.jpg 1012w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PROFESSORE-768x465.jpg 768w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PROFESSORE-1536x930.jpg 1536w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/PROFESSORE-2048x1240.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4a87364 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"4a87364\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e839fa6 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"e839fa6\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Intervento del prof. Luca Refrigeri<\/strong><strong>, docente dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi del Molise. <\/strong><strong><em>Una riflessione approfondita sul valore educativo della legalit\u00e0, della cura e dell\u2019impegno civile nella scuola.<\/em><\/strong><\/p><h5 style=\"text-align: center;\"><strong>LA SCUOLA COME PRESIDIO DI LEGALIT\u00c0, FIDUCIA E CITTADINANZA ATTIVA<\/strong><\/h5><p>Grazie per l\u2019invito e per l\u2019opportunit\u00e0 di intervenire. Quando le presentazioni sono molto generose, il rischio \u00e8 quello di creare aspettative eccessive; preferisco invece mantenere un profilo basso e lasciare spazio a poche parole, ma pensate.<\/p><p>Ci troviamo di fronte a un evento significativo, perch\u00e9 ascoltiamo il racconto di chi ha vissuto in prima persona un periodo storico complesso. Quando si parla di mafia, posso dire di averne incrociato alcuni aspetti non per ragioni familiari, ma per la mia esperienza professionale: ho lavorato in Sicilia, in diverse comunit\u00e0 alloggio, come educatore, poco dopo gli anni a cui oggi si fa riferimento. Era l\u2019inizio della mia carriera e posso dire di aver iniziato in modo intenso. Le esperienze vissute tra Monreale, Palermo, Caltanissetta e Agrigento mi hanno permesso di comprendere da subito certi meccanismi e le difficolt\u00e0 profonde legate al vivere in determinati territori.<\/p><p>Di fronte a testimonianze cos\u00ec forti, spesso gli appunti preparati vengono stravolti, perch\u00e9 emergono nuovi spunti. Il primo riguarda il fatto che oggi siamo davanti a una platea di insegnanti: per questo \u00e8 utile ragionare sul concetto di scuola, al di l\u00e0 delle singole discipline.<\/p><p>I ragazzi hanno ascoltato una storia capace di cambiare, fortunatamente, il destino di molti giovani di un quartiere e, pi\u00f9 in generale, di un\u2019intera regione. Il messaggio che ne deriva invita a ripensare la legalit\u00e0, non come semplice rispetto formale delle regole, ma come qualcosa di pi\u00f9 profondo. Per molti ragazzi, infatti, essere \u201cnella legalit\u00e0\u201d significa non essere scoperti mentre si infrange una norma. Questo \u00e8 il punto di partenza su cui la scuola deve intervenire.<\/p><p>La scuola, soprattutto dove la presenza genitoriale \u00e8 fragile o assente, si assume una grande responsabilit\u00e0. Questo valeva per i quartieri di allora e vale ancora oggi. Vivo a Roma e conosco realt\u00e0 in cui i ragazzi non frequentano la scuola o vivono quotidianamente situazioni di violenza e illegalit\u00e0. Per questo, ci\u00f2 che accadeva negli anni Novanta \u00e8 ancora drammaticamente attuale.<\/p><p>La scuola diventa cos\u00ec un bene comune, il luogo in cui costruire un principio di legalit\u00e0 condiviso. Non va banalizzato, ma tradotto in pratiche quotidiane. La mancanza di legalit\u00e0 si riflette anche nei piccoli gesti: una strada degradata racconta l\u2019assenza di responsabilit\u00e0 collettiva e la prevalenza dell\u2019individualismo sul senso di comunit\u00e0.<\/p><p>I messaggi forti funzionano perch\u00e9 lasciano traccia. Oggi lo si \u00e8 visto chiaramente: dopo una fase iniziale di dispersione, tipica di un grande gruppo di adolescenti, l\u2019attenzione \u00e8 cresciuta fino a trasformarsi in ascolto autentico. Questo dimostra che non si trattava solo di un racconto, ma di un tema capace di toccarli davvero. Credo che siano usciti un po\u2019 pi\u00f9 \u201ceducati\u201d, nel senso di orientati e accompagnati.<\/p><p>Abbiamo parlato anche di scuola come spazio da custodire: distruggerla significa danneggiare se stessi. A volte educare significa anche imparare a \u201cnon fare\u201d, a rispettare, a prendersi cura. Sono emersi temi come l\u2019inclusione, la lingua come strumento di integrazione e la libert\u00e0, che pu\u00f2 esistere solo se offriamo ai ragazzi nuove conoscenze e li aiutiamo a pensare, non solo ad accumulare nozioni.<\/p><p>Educare al pensiero critico \u00e8 oggi un compito complesso. Spesso facciamo fatica a comprendere davvero i ragazzi e il loro mondo. Non \u00e8 solo una difficolt\u00e0 generazionale, ma il segnale di un contesto educativo sempre pi\u00f9 sfidante. La guida degli adulti diventa quindi essenziale, soprattutto in un\u2019epoca in cui le informazioni sono infinite, ma non sempre comprese.<\/p><p>Si \u00e8 parlato di distanza educativa, ma forse la parola chiave \u00e8 fiducia. \u00c8 il fondamento dell\u2019educazione e allo stesso tempo l\u2019aspetto pi\u00f9 difficile da costruire. Molti ragazzi sembrano non avere fiducia in s\u00e9 stessi, si sentono inadeguati, non visti, non compresi. Anche per questo si assiste a un ricorso crescente alla medicalizzazione e alla psicologizzazione dei disagi.<\/p><p>Il compito della scuola non \u00e8 solo istruire, ma educare nel senso pi\u00f9 profondo del termine: accompagnare, far emergere, guidare. Questo richiede un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 ancora maggiore, che in realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 parte del lavoro quotidiano di chi opera nella scuola. Forse \u00e8 arrivato il momento di rendere pi\u00f9 esplicito questo impegno, senza timore.<\/p><p>Anche i documenti scolastici dovrebbero parlare meno un linguaggio tecnico e pi\u00f9 educativo, per favorire un vero patto tra scuola e famiglia. Un patto che oggi appare fragile, spesso condizionato da narrazioni mediatiche semplificate e conflittuali. Se vogliamo davvero costruirlo, dobbiamo trovare nuove modalit\u00e0 di dialogo.<\/p><p>La scuola esiste grazie a chi, in alcuni contesti, ha sacrificato la propria vita per renderla possibile. \u00c8 un presidio fondamentale del territorio, al pari di altri luoghi educativi, perch\u00e9 dove mancano riferimenti familiari solidi, \u00e8 l\u00ec che si costruisce il futuro delle nuove generazioni.<\/p><p>Educare alla legalit\u00e0 significa costruire cittadinanza attiva. Non si tratta di valutare la memoria di una data, ma di aiutare un ragazzo a riflettere, ad esempio, sull\u2019opportunit\u00e0 di condividere un video che umilia un altro. \u00c8 questo il cuore dell\u2019educazione oggi.<\/p><p>I ragazzi hanno accesso a una quantit\u00e0 infinita di informazioni. Il vero problema non \u00e8 cosa vedono, ma come lo interpretano e che tipo di pensiero costruiscono. In questo senso, il ruolo della scuola \u00e8 decisivo: insegnare a leggere il mondo, non solo a conoscerlo.<\/p><p style=\"text-align: right;\"><strong>Prof. Luca Refrigeri, <\/strong><strong><em>Docente dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi del Molise<\/em><\/strong><\/p><p><em>\u00a0<\/em><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1a68063 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"1a68063\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5826c47 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"5826c47\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"2560\" height=\"1596\" src=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Senza-nome2-scaled.jpg\" class=\"attachment-full size-full wp-image-20525\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Senza-nome2-scaled.jpg 2560w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Senza-nome2-300x187.jpg 300w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Senza-nome2-1012x631.jpg 1012w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Senza-nome2-768x479.jpg 768w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Senza-nome2-1536x958.jpg 1536w, https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Senza-nome2-2048x1277.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fe2baa3 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"fe2baa3\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5bc35f8 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"5bc35f8\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong><em>Intervento conclusivo S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni<\/em><\/strong><\/p><h5 style=\"text-align: center;\"><strong>DALLA MEMORIA ALLA RESPONSABILIT\u00c0: EDUCARE CON LA TESTIMONIANZA<\/strong><\/h5><p>Chi ricopre un ruolo educativo o istituzionale, talvolta, \u00e8 chiamato anche a provocare, a scuotere le coscienze. Ed \u00e8 con questa intenzione che desidero attirare l\u2019attenzione su ci\u00f2 che segue.<\/p><p>Quando celebriamo o facciamo memoria di alcune figure significative, accogliamo con grande partecipazione ci\u00f2 che ci viene trasmesso. Lo viviamo in modo intenso, sul piano emotivo ed emozionale. Tuttavia, la domanda decisiva resta: <strong>quale fecondit\u00e0 producono davvero questi momenti nella nostra vita?<\/strong><\/p><p>Abbiamo riflettuto sulla figura di padre Pino Puglisi: sacerdote, uomo di fede \u2013 qualit\u00e0 tutt\u2019altro che scontata \u2013 che ha donato la propria vita nel contesto in cui \u00e8 stato chiamato a servire, quello della formazione e dell\u2019educazione dei giovani. Ha compreso che il cambiamento era necessario e che doveva partire da s\u00e9 stesso, dalla propria testimonianza. Per questo \u00e8 diventato martire e beato. Ma cosa resta oggi a noi di questa esperienza?<\/p><p>Ci troviamo in un contesto scolastico, che giustamente \u00e8 laico e va rispettato. Allo stesso tempo, l\u2019arcidiocesi, insieme agli insegnanti di religione, ha voluto promuovere questa riflessione, prima in ambito universitario e poi nella realt\u00e0 locale. Nel rispetto della scuola, mi permetto allora di interrogarmi: <strong>di quale formazione e di quale educazione stiamo parlando?<\/strong><\/p><p>La scuola forma, educa, non si limita a informare. Ma a quali fini educa? Quali principi guida propone? Verso quale orizzonte intende accompagnare bambini, ragazzi e giovani? Sono domande che la scuola non pu\u00f2 eludere. E come vescovo mi chiedo se abbia ancora senso parlare di una \u201cscuola del Vangelo\u201d, di una scuola che guarda a Ges\u00f9 Cristo e a coloro che, con la loro vita, sono stati modelli educativi autentici.<\/p><p>Questo passaggio pu\u00f2 avvenire solo attraverso il dialogo tra la Conferenza Episcopale e il mondo della scuola, ma soprattutto attraverso la testimonianza concreta delle persone. Padre Puglisi non \u00e8 un eroe irraggiungibile: \u00e8 un uomo che ha vissuto con coerenza il Vangelo. Proprio per questo oggi \u00e8 segno e modello per il nostro quotidiano.<\/p><p>Se la memoria si esaurisce nella celebrazione, per quanto bella e significativa, ma non cambia il nostro modo di vivere, allora resta sterile. Se nella scuola continuiamo a tollerare il bullismo, a ignorare le esclusioni, a trasmettere l\u2019idea che solo chi arriva primo ha valore, allora non siamo realmente educativi. La legalit\u00e0 non si afferma solo ascoltando testimonianze, ma <strong>incidendo con esse nella vita concreta<\/strong>, nostra e di chi ci \u00e8 affidato.<\/p><p>Ogni educatore dovrebbe chiedersi: <em>di cosa sono formatore? A quale fine educo? Verso dove accompagno i giovani che mi sono affidati?<\/em><\/p><p>Esiste una responsabilit\u00e0 profonda, soprattutto quando si lavora con i minori: una responsabilit\u00e0 che, per i cristiani, \u00e8 anche davanti a Dio. Questo vale in modo particolare per gli insegnanti di religione cattolica, chiamati a una riflessione seria e condivisa con tutto il mondo scolastico.<\/p><p>La classe \u00e8 il luogo in cui si apprendono le prime dinamiche sociali: inclusione ed esclusione, confronto, relazioni di forza. \u00c8 l\u00ec che si pu\u00f2 testimoniare il Vangelo, non solo con le parole, ma con la vita. Quando non \u00e8 possibile in modo diretto, lo si fa indirettamente, attraverso la coerenza personale.<\/p><p>Ci\u00f2 che rimane di padre Puglisi non \u00e8 un ricordo del passato, ma una vita ancora feconda oggi. Se resta solo una bella storia, diventa un mito lontano. Noi, invece, non abbiamo bisogno di eroi, ma di <strong>modelli concreti di vita cristiana<\/strong>.<\/p><p>Lo stesso vale per figure come don Peppe Diana, vissute nella normalit\u00e0 quotidiana, nella semplicit\u00e0 delle relazioni, nella capacit\u00e0 di fare il bene possibile, l\u00ec dove si \u00e8. \u00c8 questo il bene che anche noi siamo chiamati a fare, senza sottrarci al nostro impegno.<\/p><p>Allora la domanda finale \u00e8 inevitabile: <strong>alla scuola del Vangelo, come l\u2019ha vissuta padre Puglisi, abbiamo ancora qualcosa da imparare? <\/strong>Siamo disposti a lasciarci educare dai santi, dai martiri, dai beati, non solo nel ricordo, ma nei nostri atteggiamenti quotidiani?<\/p><p>Perch\u00e9 se nulla cambia, la mafia continua ad esistere. Essa teme le persone coerenti, quelle che credono davvero. Con l\u2019uccisione di padre Puglisi, la mafia ha perso: il seme caduto in terra ha prodotto molto frutto.<\/p><p>Per questo ringraziamo don Pino Puglisi: la sua vita continua a fecondare il nostro tempo. Ora ha raggiunto anche noi. Che possa portare frutto abbondante nella nostra esistenza e nella testimonianza concreta di legalit\u00e0, fraternit\u00e0 e vita autentica.<\/p><p style=\"text-align: right;\"><strong><em>+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni<\/em><\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mercoled\u00ec 14 gennaio si terr\u00e0 una giornata di studio dedicata alla figura di don Pino Puglisi, sacerdote e martire della Chiesa, ucciso dalla mafia nel 1993 per il suo impegno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":20362,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-20361","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eventi-della-diocesi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20361","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20361"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20361\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20528,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20361\/revisions\/20528"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20362"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20361"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20361"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20361"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}