{"id":13059,"date":"2024-12-10T16:29:45","date_gmt":"2024-12-10T15:29:45","guid":{"rendered":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/?p=13059"},"modified":"2025-01-07T13:21:17","modified_gmt":"2025-01-07T12:21:17","slug":"la-preghiera-e-la-chiave-per-vivere-il-tempo-di-avvento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/2024\/12\/10\/la-preghiera-e-la-chiave-per-vivere-il-tempo-di-avvento\/","title":{"rendered":"&#8220;EDITH STEIN: UN CAMMINO DI LIBERT\u00c0, AMORE E ABBANDONO&#8221;"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"13059\" class=\"elementor elementor-13059\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7fc147b elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7fc147b\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-77d1adc\" data-id=\"77d1adc\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d861be4 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"d861be4\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stata organizzata, nell&#8217;Arcidiocesi di Campobasso-Boiano, <strong>una giornata di studio<\/strong> vissuta con grande intensit\u00e0, con l&#8217;obiettivo di approfondire <strong>la vita e l&#8217;opera di Santa Teresa Benedetta della Croce<\/strong>, proclamata compatrona d&#8217;Europa da Papa Giovanni Paolo II. L&#8217;evento ha visto l&#8217;intervento iniziale di <strong>S.E. Mons. Biagio Colaianni<\/strong>, <em>Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Boiano,<\/em> e della <strong>Dott.ssa Maria Concetta Chimisso<\/strong>, <em>Dirigente dell&#8217;Ufficio Scolastico Regionale per il Molise<\/em>, che hanno rivolto i saluti introduttivi.<\/p><p style=\"text-align: justify;\">Relatore d&#8217;eccellenza, il <strong>Prof. Michele D&#8217;Ambra<\/strong>, <em>docente di filosofia e membro del direttivo dell&#8217;Associazione Italiana Edith Stein. <\/em>Ha\u00a0presentato la sua relazione dal titolo <strong>&#8220;Come un bimbo tra le braccia della madre. Amore, libert\u00e0 e abbandono: l&#8217;esistenza di Edith Stein&#8221;<\/strong>, esplorando i temi pi\u00f9 profondi della spiritualit\u00e0 e della vita di Edith Stein. L&#8217;incontro \u00e8 stato moderato dalla <strong>Prof.ssa Giuseppina Di Lembo<\/strong>, <em>Direttrice dell&#8217;Ufficio Scuola dell&#8217;Arcidiocesi di Campobasso.<\/em><\/p><p style=\"text-align: justify;\">Un evento che ha suscitato grande interesse e ha offerto spunti di riflessione sulla figura straordinaria di <strong>Edith Stein.<\/strong><\/p><p>\u00a0<\/p><p><em>Il testo che segue rappresenta una riflessione e una narrazione incentrata sulla figura di Edith Stein, una donna dalle molteplici sfaccettature: filosofa, mistica, convertita al cattolicesimo, monaca carmelitana e, infine, martire della Shoah. In questo intervento, il professore esplora gli eventi che hanno segnato la vita di Edith Stein, mettendo in evidenza i suoi incontri fondamentali, i suoi legami familiari e la sua ricerca spirituale. Questi temi sono trattati con attenzione particolare alla relazione che Edith aveva con la madre e al conflitto interno derivato dalla sua conversione al cristianesimo.<\/em><\/p><p><strong>La relazione del Prof. Michele D&#8217;Ambra, docente di filosofia e membro del direttivo dell&#8217;Associazione Italiana Edith Stein\u00a0<\/strong><\/p><p><strong>&#8220;EDITH STEIN: UN CAMMINO DI LIBERT\u00c0, AMORE E ABBANDONO&#8221;<\/strong><\/p><p>Voglio iniziare questo incontro con un pensiero che mi sta particolarmente a cuore. Oggi parler\u00f2 di una figura che mi ha accompagnato nel corso degli anni, una donna straordinaria: Edith Stein. La sua vita, le sue riflessioni, le sue scelte hanno segnato profondamente il mio percorso di ricerca e di fede. Quando parlo di Edith Stein, non posso fare a meno di richiamare il tema delle donne nella Chiesa e nella storia europea, un tema che quest\u2019anno \u00e8 particolarmente significativo per la Chiesa, che celebra l&#8217;importanza delle donne. Edith Stein incarna questo tema in modo splendido.<\/p><p>Ho avuto il privilegio di studiare i suoi scritti per molti anni, e per me \u00e8 impossibile parlare della sua vita senza sottolineare quanto le sue esperienze personali siano intrecciate con il suo pensiero. Edith \u00e8 una donna che ha vissuto profondamente, che ha cercato incessantemente Dio, ma che, come tutti noi, ha dovuto confrontarsi con la sofferenza, con l\u2019abbandono, con il rapporto con la sua famiglia. Voglio condividere con voi alcuni momenti che mi hanno colpito particolarmente.<\/p><p>Edith, come ci racconta nelle sue memorie, ha vissuto un momento particolarmente doloroso con sua madre. In uno dei passaggi pi\u00f9 significativi della sua vita, la madre le chiede: &#8220;Ma perch\u00e9 hai conosciuto Cristo? Perch\u00e9 Lui si \u00e8 fatto Dio?&#8221;. Questo interrogativo, che esprime incredulit\u00e0 e dolore, segna un punto di rottura. \u00c8 la domanda fondamentale che Edith si trover\u00e0 a fronteggiare: cosa rende originale il cristianesimo? Edith risponde a questa domanda in modo chiaro, rivelando una delle caratteristiche pi\u00f9 sorprendenti del cristianesimo: \u00e8 il Dio che si fa carne. Non \u00e8 una religione come le altre, non \u00e8 un tentativo umano di raggiungere Dio, ma \u00e8 Dio stesso che si rivela all\u2019uomo.<\/p><p>Questa rivelazione \u00e8 incomprensibile per sua madre. Come potrebbe una persona intelligente come Edith, che aveva studiato con alcuni dei pi\u00f9 grandi filosofi del suo tempo, scegliere di darsi completamente a un mistero che per la madre \u00e8 assolutamente impensabile? La madre non poteva capire, ma Edith aveva gi\u00e0 compiuto un incontro decisivo: quello con il Cristo che si fa carne.<\/p><p>Mi piace immaginare la scena che una regista ha voluto raccontare nel film <em>La settima stanza<\/em>, un film che mi ha molto colpito. In una delle scene pi\u00f9 potenti, Edith si trova tra le braccia della madre. La madre, ormai consapevole della scelta della figlia, la tiene tra le sue braccia, abbandonandola completamente. Questa scena mi ricorda l\u2019immagine di <em>Piet\u00e0<\/em> di Michelangelo, un abbandono che rappresenta il punto di non ritorno, il momento in cui Edith si distacca dalla madre, ma al contempo trova una forma di unit\u00e0 profonda, quasi una trasfigurazione.<\/p><p>Un altro aspetto importante della sua vita \u00e8 il legame che Edith aveva con i suoi fratelli e sorelle. La sorella pi\u00f9 vicina a lei, Rosa, diventer\u00e0 anch&#8217;essa cattolica e morir\u00e0 insieme a Edith il 9 agosto 1942. Rosa \u00e8 l&#8217;unica che rimane a casa a prendersi cura della madre, mentre Edith decide di entrare nel monastero. Questo \u00e8 un altro momento cruciale, perch\u00e9 segna il distacco definitivo da una vita familiare che l\u2019ha plasmata, ma che non le impedisce di abbracciare una nuova vocazione.<\/p><p>Dopo gli studi, Edith entra in contatto con una filosofia che cambier\u00e0 il suo approccio alla vita: la fenomenologia. La sua formazione iniziale era legata agli studi classici, ma ben presto si avvicin\u00f2 alla psicologia, in particolare alla psicologia sperimentale, che all&#8217;epoca era dominata dal comportamentismo. Tuttavia, Edith si rese conto che questo approccio non spiegava l\u2019essenza dell\u2019uomo, perch\u00e9 non dava spazio alla libert\u00e0. La psicologia sperimentale, basata sul controllo del comportamento umano attraverso esperimenti, non riconosceva la libert\u00e0, che per Edith \u00e8 l\u2019essenza della persona umana. Questa intuizione la spinse ad abbandonare la psicologia tradizionale per abbracciare un\u2019altra visione, quella della fenomenologia, che metteva al centro l\u2019esperienza diretta della realt\u00e0.<\/p><p>In questo contesto, Edith scopr\u00ec che l\u2019essenza dell\u2019essere umano non risiede solo nel corpo o nella psiche, ma anche nello spirito. La psiche pu\u00f2 essere istintiva, ma lo spirito consente all\u2019uomo di fare scelte libere, di agire per amore, di andare oltre gli impulsi immediati. Per Edith, l\u2019uomo \u00e8 libero, ma questa libert\u00e0 trova la sua origine nello spirito.<\/p><p>Un altro tema che mi ha sempre affascinato \u00e8 l&#8217;idea che Edith Stein sviluppa riguardo all&#8217;empatia. L\u2019empatia, come la intende Edith, non \u00e8 semplicemente un \u201centrare\u201d nel vissuto dell\u2019altro, ma \u00e8 una comprensione profonda e libera del dolore e delle sofferenze dell&#8217;altro. L\u2019empatia \u00e8 un atto di conoscenza, non di fusione. Comprendere l\u2019altro, per Edith, non significa diventare l\u2019altro, ma riuscire a comprendere ci\u00f2 che l\u2019altro sta vivendo sulla base della nostra esperienza.<\/p><p>Questi concetti, che Edith sviluppa nel suo lavoro, ci portano alla questione fondamentale della relazione tra l\u2019individuo e la comunit\u00e0. L\u2019uomo, per Edith, non \u00e8 mai solo; la sua vita \u00e8 intrinsecamente relazionale. La comunit\u00e0, per quanto possa sembrare un vincolo, \u00e8 ci\u00f2 che d\u00e0 all\u2019individuo il significato e la pienezza. Anche se ciascuno di noi \u00e8 unico e irripetibile, siamo chiamati a vivere in relazione, ad aprirci agli altri. Edith stessa lo esprime molto chiaramente: non possiamo vivere senza gli altri, perch\u00e9 la nostra umanit\u00e0 si sviluppa solo attraverso il dialogo, l\u2019incontro, la condivisione.<\/p><p>Nel suo lavoro educativo, Edith ritiene che l\u2019educatore abbia il compito di formare l\u2019individuo in una certa forma, ma questa forma non \u00e8 arbitraria: \u00e8 il modello di Cristo. Per Edith, Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il vero modello di umanit\u00e0. L&#8217;educazione, dunque, \u00e8 un atto che non si limita a trasmettere conoscenze, ma deve sempre mirare a formare l&#8217;uomo secondo il modello di Cristo. L\u2019educatore, in definitiva, \u00e8 solo un seminatore, mentre colui che educa veramente \u00e8 Dio.<\/p><p>Questa riflessione mi ha colpito profondamente e credo che possa risuonare come un messaggio potente anche per noi oggi. Non si tratta solo di insegnare, ma di trasmettere quella libert\u00e0, quella apertura all\u2019amore, che caratterizza l\u2019essere umano nella sua essenza pi\u00f9 profonda. Noi siamo solo strumenti umili, incapaci di fare altro che indicare la strada, senza poter intervenire direttamente. Il nostro compito \u00e8 solo quello di mostrare la via.<\/p><p>Nel 1933, un anno tragico, arriva un cambiamento fondamentale per Edith. Hitler, il 7 aprile di quell&#8217;anno, pubblica una legge che costringe tutti i dipendenti statali di razza ebrea a lasciare il loro posto di lavoro. Edith \u00e8 costretta a lasciare l&#8217;insegnamento, ma questo segna anche la realizzazione di un suo desiderio profondo: entrare nel Carmelo. Il 14 ottobre, vigilia della festa di Santa Teresa di Ges\u00f9 Bambino, fondatrice del Carmelo, Edith fa il suo ingresso nel monastero.<\/p><p>Nonostante la sua nuova vita nel Carmelo, Edith continua a scrivere e a studiare, grazie a una speciale dispensa. Scriver\u00e0 due opere fondamentali: <em>Essere finito, essere eterno<\/em> e <em>Scienza Crucis<\/em>, che ho gi\u00e0 menzionato. Ma nel Carmelo emerge con forza un tema: l&#8217;abbandono. Edith si chiede: cosa c&#8217;entra l&#8217;amore e la libert\u00e0 con l&#8217;abbandono?<\/p><p>Per lei, la libert\u00e0 non \u00e8 solo autodeterminazione. Al contrario, \u00e8 scegliere di possedere se stessi cos\u00ec tanto da potersi abbandonare completamente nelle mani di qualcun altro, di chi ci sostiene quando siamo incapaci di farlo da soli. \u00c8 come un bambino che si abbandona nelle braccia della madre: non \u00e8 stupido, ma si fida completamente, perch\u00e9 sa che quelle braccia reggeranno la sua vita. Cos\u00ec, l&#8217;abbandono \u00e8 la forma pi\u00f9 alta di libert\u00e0: non una fuga da se stessi, ma una resa consapevole e fiduciosa a chi ci ama.<\/p><p>La libert\u00e0, quindi, non \u00e8 la possibilit\u00e0 di autodeterminarsi, nemmeno nella scelta della morte. La morte non \u00e8 una scelta libera, ma una negazione della vita, qualcosa di contrario alla nostra natura. La vita ci \u00e8 stata data, non \u00e8 nostra, e non possiamo liberamente decidere di togliercela. La vera libert\u00e0 sta nel scegliere il bene, non il male. Quando scegliamo il male, non siamo pi\u00f9 liberi, ma schiavi degli istinti. La vera libert\u00e0 \u00e8 la forza di superare la sofferenza, di scegliere di fare il bene, anche quando sembra impossibile.<\/p><p>Nel monastero, Edith non ha rinunciato alla sua vita. Anzi, ha continuato a scrivere e a mantenere rapporti con tantissime persone, tra cui ex alunni e colleghi. Ha scritto circa mille lettere, che ho avuto il privilegio di tradurre tutte. La sua vita nel Carmelo non \u00e8 stata un abbandono della realt\u00e0, ma un intenso lavoro di presenza spirituale, in dialogo con l\u2019eterno.<\/p><p>Spesso mi chiedono perch\u00e9 una persona decida di entrare in un monastero. La risposta che mi viene in mente \u00e8 che c&#8217;\u00e8 una grande differenza tra solitudine e isolamento. L&#8217;isolamento \u00e8 un&#8217;incapacit\u00e0 di comunicare, come accade per molti giovani oggi, che vivono in solitudine ma senza un vero dialogo. La solitudine di Edith Stein, invece, non era mai vuota. Era sempre in compagnia del Padre Eterno. Come diceva Santa Teresa, la nostra anima \u00e8 come un castello con sette stanze concentriche, e la pi\u00f9 interna di queste \u00e8 quella dove abita il re. Il cammino dell\u2019uomo \u00e8 entrare in quella settima stanza per incontrare Dio.<\/p><p>La solitudine di Stein nel Carmelo non era il rifiuto della vita, ma una forma di presenza costante con l&#8217;Amato, il suo Amore, quello che le dava forza e scopo ogni giorno.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-30dd945 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"30dd945\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-24a0e0f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"24a0e0f\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>SEGUI LA DIRETTA SUL CANALE LASORGENTESTUDIO<\/strong><\/p><p><iframe title=\"GIORNATA DI STUDIO SULL&#039; ATTUALIT\u00c0 DEL PENSIERO DI EDITH STEIN\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_Wz6e5erimE?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ece5415 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"ece5415\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c6e15a0 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c6e15a0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u00a0<\/p><p style=\"margin: 0cm; text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 10.0pt;\">Edith Stein (1891-1942)<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 10.0pt;\"> <i>\u00e8 stata una filosofa, religiosa e martire tedesca. Nata in una famiglia ebrea a Breslavia (oggi Wroc\u0142aw, in Polonia), sin da giovane si distinse per il suo amore per lo studio e la ricerca. Dopo aver perso la fede in Dio durante l&#8217;adolescenza, si dedic\u00f2 alla filosofia, diventando un&#8217;allieva del famoso Edmund Husserl, il padre della fenomenologia.<\/i><\/span><\/p><p style=\"margin: 0cm; text-align: justify;\"><i><span style=\"font-size: 10.0pt;\">La svolta della sua vita arriv\u00f2 quando, leggendo la biografia di Santa Teresa d\u2019Avila, riscopr\u00ec la fede cristiana e si convert\u00ec al cattolicesimo nel 1922. Da allora, Edith inizi\u00f2 a cercare un equilibrio tra il suo lavoro intellettuale e la sua fede, diventando un punto di riferimento per il dialogo tra fede e ragione.<\/span><\/i><\/p><p style=\"margin: 0cm; text-align: justify;\"><i><span style=\"font-size: 10.0pt;\">Nel 1933, con l&#8217;ascesa al potere del nazismo, a causa delle sue origini ebraiche fu costretta a lasciare la carriera accademica. Entr\u00f2 quindi nel Carmelo di Colonia e prese il nome di Suor Teresa Benedetta della Croce. Nonostante il suo rifugio in un convento nei Paesi Bassi, fu arrestata dai nazisti nel 1942 e deportata ad Auschwitz, dove mor\u00ec nelle camere a gas.<\/span><\/i><\/p><p style=\"margin: 0cm; text-align: justify;\"><i><span style=\"font-size: 10.0pt;\">Edith Stein \u00e8 stata canonizzata da Papa Giovanni Paolo II nel 1998 ed \u00e8 oggi venerata come Santa Teresa Benedetta della Croce. \u00c8 considerata una delle patrone d\u2019Europa per il suo esempio di fede, amore per la verit\u00e0 e coraggio di fronte al male.<\/span><\/i><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stata organizzata, nell&#8217;Arcidiocesi di Campobasso-Boiano, una giornata di studio vissuta con grande intensit\u00e0, con l&#8217;obiettivo di approfondire la vita e l&#8217;opera di Santa Teresa Benedetta della Croce, proclamata compatrona [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":13067,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-13059","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eventi-della-diocesi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13059","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13059"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13059\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13080,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13059\/revisions\/13080"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13067"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13059"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13059"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13059"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}