{"id":10873,"date":"2024-11-22T10:32:07","date_gmt":"2024-11-22T09:32:07","guid":{"rendered":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/?p=10873"},"modified":"2024-11-27T15:40:08","modified_gmt":"2024-11-27T14:40:08","slug":"san-giovanni-eremita-da-tufara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/arcidiocesicampobasso.it\/index.php\/2024\/11\/22\/san-giovanni-eremita-da-tufara\/","title":{"rendered":"SAN GIOVANNI EREMITA DA TUFARA"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"10873\" class=\"elementor elementor-10873\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-704140a e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"704140a\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-92e90d4 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"92e90d4\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">IL SANTO EREMITA GIOVANNI DA TUFARA (1084 \u2013 1170)<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ae1c049 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"ae1c049\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h5>L\u2019eremita Giovanni \u00e8 un santo nato, vissuto e morto nella Valle del Fortore. Inversamente proporzionale alla sua notoriet\u00e0, limitata per molto tempo pressappoco alle sole popolazioni locali della zona in questione, ad emergere sempre pi\u00f9 nel corso del tempo \u00e8 l\u2019importanza storica dell\u2019opera che egli svolse in particolare come fondatore e primo priore del Monastero detto di Santa Maria del Gualdo Mazocca, che fior\u00ec nel territorio di Foiano, ai confini tra il Sannio beneventano ed il Molise, fra la prima met\u00e0 del secolo XII ed il principio del XVI.<\/h5><h5>\u00a0<\/h5><h5><strong>Biografia essenziale<\/strong><\/h5><h5>All\u2019inizio del secondo millennio della nostra era, durante la dominazione dei Normanni (popolazioni che, nell\u2019Alto Medioevo, abitavano l\u2019Europa settentrionale ma che, successivamente giunsero a conquistare anche parte del sud Italia), lungo le due rive del Fortore erano disseminati tanti piccoli centri abitati, tra cui Foiano, Baselice, Castelvetere (oggi in provincia di Benevento), Tufara sulla sponda sinistra del fiume, poi altri sobborghi, oggi in gran parte abbandonati, su quella destra.<\/h5><h5>Erano tutti annotati nel cosiddetto <em>Catalogo dei Baroni<\/em>, un elenco di feudatari compilato durante la dominazione normanna e appartenevano tutti alla Contea di Civitate. Le colline dell\u2019Alta Valfortore erano in quei secoli ricoperte da un immenso bosco secolare, il bosco di Mazzocca, chiamato cos\u00ec dal nome, probabilmente, del suo primo possidente, uno dei pi\u00f9 estesi dell\u2019Italia meridionale, ricco di selvaggina, di acqua e dal 1500 in poi anche di predoni, per cui \u2013 come scriveva lo storico ed avvocato partenopeo Lorenzo Giustiniani (secolo XVIII) nel suo <em>Dizionario Geografico-Ragionato del Regno di Napoli<\/em> \u2013 prima di attraversarlo i passanti erano soliti fare testamento. Ebbene, su queste colline, in questo bosco trascorse nel secolo XII ben 46 anni della sua vita \u201csolitaria\u201d il nostro santo eremita da Tufara.<\/h5><h5>Egli nacque, verso il 1084, nel piccolo centro dell\u2019attuale Molise in provincia di Campobasso, dai coniugi Maynardo e Maria, persone pie e devote, come furono definite nel 1644 da uno studioso di Isernia, Giovan Vincenzo Ciarlanti. Due sono stati, fin dalla sua prima giovinezza, i motivi ispiratori della sua vita: l\u2019atteggiamento di carit\u00e0 verso il prossimo, per cui si spogli\u00f2 ben presto \u2013 a favore dei pi\u00f9 bisognosi \u2013 di tutti i beni mobili che gli spettavano e la brama di servire il Signore nella pi\u00f9 completa solitudine. Per questo lo si trova sempre alla continua ricerca di un luogo appartato, di un eremo. Anche dopo che, costretto da una moltitudine di devoti fedeli, avrebbe fondato una sua congregazione, egli continu\u00f2 a vivere isolato in una sua \u201ccella\u201d.<\/h5><h5>Primo evento notevole della sua vita fu un viaggio a Parigi effettuato, come rivelano le fonti biografiche, in particolare una <em>Legenda<\/em> attribuita ad un certo Frate Giacomo, per &lt;&lt;brama di sapere&gt;&gt;. Parigi era del resto allora la m\u00e8ta di tutti coloro che intendevano approfondire la loro formazione filosofico-teologica alla scuola dei pi\u00f9 insigni maestri del tempo. Per Giovanni per\u00f2 la citt\u00e0 francese dovette rappresentare un mondo, certamente, di cultura e di raffinatezza, ma anche di fallacia, di lusso e di cupidigia. Per cui torn\u00f2 ben presto in Italia, assetato unicamente di Dio, desideroso di accostarsi a Lui come i tanti solitari (ad esempio, i santi Giovanni da Matera e Guglielmo da Vercelli) a lui contemporanei che vivevano in luoghi deserti, su aspri picchi, coperti di pelli di animali, nutrendosi di soli frutti selvatici alla maniera degli antichi profeti biblici. Perlustr\u00f2 a tale scopo il Gargano e tutte le zone montuose circostanti. Insoddisfatto, torn\u00f2 a casa. I genitori nel frattempo erano per\u00f2 deceduti.<\/h5><h5>In una simile condizione esistenziale, sempre pi\u00f9 tormentato comunque da un\u2019inquietudine spirituale che non gli dava tregua e anzi lo induceva ad appartarsi nel silenzio e nella solitudine, and\u00f2 via e fu accolto nel piccolo monastero di Sant\u2019Onofrio, sito nel bosco di Mazzocca, presumibilmente in territorio di San Giorgio la Molara (Benevento). In seguito dimor\u00f2 tre anni (1104-1107) nella chiesa di San Silvestro, che sorgeva nella parte superiore dello stesso bosco, nei pressi del feudo di San Severo, un abitato oggi non pi\u00f9 esistente, appartenente allora alla contea di Ariano e situato nel tenimento dell\u2019attuale cittadina di San Marco dei Cavoti (Benevento). Infine, dal momento che desiderava ardentemente ad una vita completamente solitaria, si fece indicare \u2013 secondo la citata <em>Legenda<\/em> \u2013 da alcuni cacciatori un luogo ancora pi\u00f9 nascosto e venne cos\u00ec condotto ad una rupe rocciosa, in un sito rimasto tuttora sconosciuto. Qui egli si costru\u00ec una piccola cella, nella quale sarebbe poi rimasto fino al 1153. In virt\u00f9 della sua fama sempre pi\u00f9 crescente, tuttavia, e della presenza per lui sempre pi\u00f9 ingombrante di curiosi e devoti, si vide costretto a dare il suo assenso per la fondazione di un oratorio. Pertanto un aristocratico della zona, di nome Milone, fece costruire a sue spese una &lt;&lt;basilica&gt;&gt; (cos\u00ec recita ancora la <em>Legenda<\/em> di Frate Giacomo) in onore della Madre di Dio.<\/h5><h5>Sono di questo periodo e di quello immediatamente successivo numerosi prodigi attribuiti all\u2019eremita e tramandati oralmente dalla tradizione. Intanto, allorch\u00e9, verso il 1142, il feudo di San Severo (da non confondere con l\u2019omonima cittadina pugliese in provincia di Foggia) pass\u00f2 dalla contea di Ariano a quella di Buonalbergo nella nuova circoscrizione territoriale, sottoposta al nuovo conte Roberto de Medania, questi, nella dolorosa circostanza della morte del figlio Anfuso, aveva mandato in dono all\u2019eremita non pochi doni preziosi e, in seguito, pecore e buoi, che l\u2019Uomo di Dio decisamente rifiut\u00f2 in nome di quella povert\u00e0 evangelica che aveva deciso di abbracciare fin dal primo momento in cui aveva fatto la sua scelta di vita. Poco tempo dopo Giovanni si rec\u00f2 dal conte Roberto per ottenere il libero possesso del luogo su cui sorgeva la \u201cbasilica\u201d, ma non riusc\u00ec nell\u2019intento auspicato. In seguito, accortosi nel corso di una sua grave malattia che il conte nutriva delle mire sui beni della congregazione e che attendeva la sua morte per attuare i propri piani, profondamente turbato nel suo animo, accett\u00f2 l\u2019offerta generosa di Odoaldo, signore di Foiano, e nell\u2019anno 1153 si port\u00f2 con tutti i suoi compagni alla chiesa di San Firmiano, nei pressi dell\u2019abitato della stessa cittadina di Foiano, concessagli completamente franca. Anche qui comunque egli volle edificarsi una cella appartata, dove dimor\u00f2 per qualche tempo. Sempre insoddisfatto e inquieto nella sua inesauribile sete di silenzio, si mise di nuovo alla ricerca di un luogo pi\u00f9 solitario. Lo trov\u00f2 nella parte pi\u00f9 alta del territorio circostante: era un luogo isolato, ricco di legna e di acqua. Vi si trasfer\u00ec subito con tre monaci e tre laici e, costruita una dimora, vi rimase con quel ristretto numero di seguaci per cinque anni, mentre gli altri restavano gi\u00f9, a San Firmiano. Solo dopo che un furioso incendio distrusse completamente la chiesa di San Firmiano e i fabbricati annessi tutta la comunit\u00e0 si trasfer\u00ec su all\u2019eremo di Giovanni e cominci\u00f2 a costruire l\u00ec un monastero. Era l\u2019anno 1160, secondo le notizie che si ricavano dalla gi\u00e0 ricordata <em>Legenda<\/em>. Il monastero pertanto sorse in una splendida posizione, in un angolo del grande bosco di Mazzocca, all\u2019inizio della valle del Fortore, su un monte di 900 metri circa che avrebbe perpetuato nei secoli il nome di Giovanni da Tufara. E poich\u00e9 il papa Adriano IV con una sua bolla del 14 aprile 1156, diretta all\u2019eremita, aveva prescritto che i nuovi religiosi vivessero secondo la <em>Regola<\/em> di San Benedetto, il monastero venne in seguito considerato sempre come appartenente all\u2019ordine benedettino. Qui, cio\u00e8 nel monastero di Santa Maria del Gualdo in Mazzocca che egli fond\u00f2 e resse in qualit\u00e0 di primo priore, l\u2019eremita Giovanni il 14 novembre del 1170 rese la sua anima a Dio.<\/h5><h5>\u00a0<\/h5><h5><strong>Il monastero di Santa Maria del Gualdo<\/strong><\/h5><h5>La data di posa della prima pietra, secondo la notizia riportata nella <em>Chronica<\/em> di un ignoto monaco cistercense della Badia di Santa Maria di <em>Ferraria<\/em> in Terra di Lavoro, da collocarsi al 25 luglio del 1161. Il monastero ebbe nel corso della sua storia due stagioni importanti, prima della sua parabola discendente.<\/h5><h5>Dalla sua fondazione fino alla morte dell\u2019ottavo priore (1269) il monastero fu retto da priori. Di questo periodo, oltre alla notevole acquisizione di beni che ne fanno un centro di ricchezza e di indiscussa influenza sia sociale sia politica, sono da registrarsi le seguenti importanti tappe:<\/h5><ol><li><h5>Novembre 1181: viene annessa alla giurisdizione del Gualdo il monastero di San Matteo de Sculcula, nel territorio di Capitanata.<\/h5><\/li><li><h5>Nel 1187, Gregorio VIII autorizza il monastero a seppellire i defunti nella propria chiesa.<\/h5><\/li><li><h5>Con il terzo priore, Giovanni (1197-1203), discepolo e seguace fin dalla prima ora dell\u2019Eremita Giovanni, viene completato uno dei codici miniati, di pregevole fattura, che attualmente si trova nella Biblioteca Apostolica Vaticana, con l\u2019indicazione <em>Codice vaticano latino 5949,<\/em> scritto dall\u2019amanuense Eustasio e alluminato dal miniatore Sipontino.<\/h5><\/li><li><h5>Sotto il settimo priore di nome Gentile, il 28 agosto 1221 si celebra la <em>elevatio et translatio corporis<\/em> dell\u2019eremita Giovanni ad opera dei vescovi di Dragonara, Volturara e Montecorvino, delegati dall\u2019arcivescovo di Benevento, Ruggiero. In questo rito molti storici han letto gi\u00e0 una sorta di atto di canonizzazione.<\/h5><\/li><\/ol><h5>La seconda fase inizia con l\u2019elevazione del priorato alla dignit\u00e0 di Badia da parte di papa Bonifacio VIII sul finire del XIII secolo: il priore vide riconoscersi dal papa la dignit\u00e0 e il titolo di abate. Fino al 1381 gli abati risiedevano <em>in loco<\/em>, mentre dal secolo XV in poi l\u2019abbazia veniva data in commenda ad abati non residenti, che ne prendevano solamente il titolo. Con buona probabilit\u00e0 potrebbe essere stata questa la vera causa dell\u2019inizio della fine. Alcune date significative: 1)- nella notte del 4 dicembre 1456, tra le 23 e le 24 vi fu un terremoto: ne risultarono distrutte la chiesa, il campanile e tutta l\u2019abitazione; 2)- ultimo abate commendatario fu Alfonso Carafa (nel 1505 vescovo di Sant\u2019Agata dei Goti, nel 1512 vescovo di Lucera); 3)- agli inizi del secolo XVI il monastero versava in stato di completo abbandono. Il Carafa, ultimo abate commendatario, affid\u00f2 il Gualdo ai Canonici Regolari del S. Salvatore dell\u2019ordine di Sant\u2019Agostino con sede in Bologna; 4)- la peste del 1656 affrett\u00f2 la rovina del monastero che in questa data aveva perso la maggior parte di tutti i suoi beni. I beni rimasti furono amministrati dal convento si Sant\u2019Agnello di Napoli; 5)- il sito and\u00f2 in rovina. Ultimo atto fu la consacrazione della chiesetta rurale da parte del card. Orsini nell\u2019anno 1716, di cui si conserva la lapide marmorea.<\/h5><h5>\u00a0<\/h5><h5><strong>Il cammino verso gli altari<\/strong><\/h5><h5>Fatte salve le indiscusse qualit\u00e0 spirituali dell\u2019eremita di Tufara, per lungo tempo si \u00e8 discusso se il culto nei suoi confronti fosse stato autorizzato a livello locale oppure se fosse a livello universale e, quindi, se fosse da attribuirgli il titolo di \u201cbeato\u201d o di \u201csanto\u201d. A dirimere la secolare questione \u00e8 stata la stessa Congregazione delle Cause dei Santi. Questa, dopo innumerevoli richieste pervenutele dalle diverse comunit\u00e0 ecclesiali della Valfortore e in seguito ad altrettanto numerosi incontri tenutisi in Vaticano con illustri studiosi ed esperti in Diritto Canonico (si ricordano in particolare le sessioni del 27 aprile, 7 e 20 maggio 2013), con nota prot. n. 7346\/13 a firma del Cardinale Prefetto della medesima Congregazione Angelo Amato, comunicava all\u2019Arcidiocesi di Benevento la tanto attesa notizia per la quale l\u2019eremita Giovanni doveva, d\u2019ora in avanti, essere invocato senza alcuna incertezza con il titolo di \u201csanto\u201d. A conferma di ci\u00f2 il porporato vaticano scrive: &lt;&lt;Dopo aver appurato su base documentaria la vicenda storica, culminata nella <em>elevatio<\/em> e nella <em>translatio corporis<\/em> di Giovanni da Tufara, pi\u00f9 noto come Giovanni Eremita, si deve ritenere che egli sia stato canonizzato secondo la procedura di iscrizione nell\u2019albo dei santi allora (1221) in vigore, nota come \u201ccanonizzazione vescovile\u201d&gt;&gt;.<\/h5><h5>Sulla base di tale pronunciamento del Dicastero Romano si pu\u00f2 ritenere conclusa la secolare \u201cdiatriba\u201d circa la reale e canonica santit\u00e0 dell\u2019Eremita del Fortore che, seppur condotta in buona fede dalle popolazioni della Valle e comunque a dimostrazione sempre dell\u2019affetto nutrito nei confronti del loro protettore, non di rado ha creato motivi di tensioni e polemiche storico-religiose dal sapore a volte quasi campanilistico. Ormai si pu\u00f2, anzi si deve ancora di pi\u00f9 vedere in Giovanni un luminoso e fervido testimone della fede cristiana, oltre che un sicuro protettore delle genti che si affacciano sul Fortore.<\/h5><h5>\u00a0<\/h5><h5 style=\"text-align: right;\"><em>Giuseppe Carozza<\/em><\/h5><h5>\u00a0<\/h5><h5>\u00a0<\/h5>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-91b72ef e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"91b72ef\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL SANTO EREMITA GIOVANNI DA TUFARA (1084 \u2013 1170) L\u2019eremita Giovanni \u00e8 un santo nato, vissuto e morto nella Valle del Fortore. 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