OMELIA CONCLUSIVA DEL SINODO DIOCESANO

Basilica di Castelpetroso, sabato 11 settembre 2021.

Carissimi fratelli e sorelle,

l’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta nel Signore, perché ha guardato l’umiltà di questa terra e la resa una terra regale. Lo magnifichiamo, perché finalmente possiamo concludere tutto il lungo cammino, attuato in questi quattro anni, dal 2016 al 2020, lungo le nostre strade, accanto ai tratturi, dentro le nostre comunità.

Ed oggi siamo tutti qui, carichi di grazia e d luce, ai piedi della nostra Madonna Addolorata, fonte perenne di consolazione, per noi e per la nostra terra. Il cammino Sinodale è stato lungo, ma prezioso, dove abbiamo studiato, sognato, pregato, in un attento lavoro di discernimento, personale e comunitario. Sinodale, appunto. E’ stato il tempo della benedizione.

Ora si apre il tempo dell’attuazione, dove, raccogliendo le linee attuative dettate dal Santo Sinodo, siamo chiamati a mettere in pratica le indicazioni votate dall’Assemblea Sinodale. E’ la fase più difficile ed impegnativa.

Benediciamo il Signore per il cammino fatto insieme

Il sinodo è nato così: un grande amore a questa terra, la terra del Molise, che ho percorso in lungo e largo nella VISITA PASTORALE, DAL 2011 AL 2014. Benedetto sia quel libro che ne raccoglie le cronache, ne descrive le emozioni, ne traccia le proposte di crescita e di sviluppo, iniziando dalla larghezza di annuncio della Parola. Se c’è una proposta che viene ripetuta in tutte le comunità è proprio quella dei CENACOLI DEL VANGELO, casa per casa, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli, spazi culturali, perché siano intessuti di Bibbia,come nei telai antichi. E con la Parola, l’attenzione ai giovani, al lavoro della terra da rivalorizzare e benedire, perché il pane spezzato insieme sia poi  fraternamente condiviso.

LA VISITA DEL PAPA il 4 luglio 2013 è stata una conferma. Ci ha lasciato un triplice mandato: la cura appassionata alla terra, la difesa del riposo festivo e il patto per il lavoro, per essere una Chiesa “materna, Chiesa accogliente e premurosa”, chiedendo ai giovani il coraggio di uscire insieme dal buio del labirinto, con la fune della solidarietà.

La Evangelii Gaudium (2013) ci ha così indicato la strada da percorrere, tutti insieme, come ci ha poi  esortato lo stesso papa, nel grande convegno di Firenze (2015): in ogni diocesi cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della E.G., per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente sulle tre o quattro priorità che avete individuato in questo convegno.

E noi in diocesi, meditando sulle figure bibliche proposte, tramite i gruppi Magdala, abbiamo elaborato sei di queste priorità, che abbiamo poi chiamato “DONI”: La terra Alleata, il cuore rimotivato, la casa aperta alla vita e all’accoglienza, la famiglia che educa alla fede, le vette che conquistano i giovani e,  infine, Maria, madre della consolazione, per diventare noi rugiada di prossimità. Vi hanno contribuito, negli anni successivi, le Foranie, i momenti di studio, le  convocazioni generali, le ispirazioni dello Spirito Santo, sempre sotto la guida della commissione centrale diocesana, con il sigillo del Vescovo.

L’assemblea sinodale, composta da circa settanta membri tra clero, religiose e laici, ha preso in mano le varie proposte e le ha approvate, con grande libertà di parola e di proposta, dal dicembre 2019 al luglio 2020, affrontando anche i limiti della pandemia.

Tutto questo imponente materiale, tra lo scetticismo di molti, anche di una parte del clero, è poi stato assemblato in un bel volume, che rappresenta il dono più bello che come Vescovo ho potuto farvi: il LIBER SINODALIS, di ben 367 pagine, suddiviso con grazia, colore per colore a seconda del dono, con l’introduzione del nostro Vicario, don Antonio e di don Massimo, il Segretario sinodale (a cui facciamo i nostri auguri per il suo lavoro in Vaticano!).

Le virtù sinodali quotidiane

Ma ben poco servirebbe questo grande lavoro, di qualità, se non fosse accompagnato dalle VIRTÙ SINODALI che con grazia e concretezza abbiamo sperimentato, lungo il cammino, e che ci sono state espose dal card. Petrocchi, in una bellissima conferenza, vissuta solo due giorni fa, ma che è andata quasi deserta, specie dai preti e diaconi e catechiste, facendoci fare una figuraccia davanti al Presidente della CEAM.

Il cardinale Petrocchi, infatti ci ha chiesto di avere le virtù sinodali che permettano al braccio ecclesiale quasi bloccato di riavere la sua funzione naturale, tramite una serie di ginnastica sinodale, estremamente necessaria in diocesi: un ascolto premuroso (che non è solo lo star a sentire!), che si fa dialogo sincero, per costruire un NOI, fatto di tre verbi: essere amati, amarsi e saper amare. Da qui, la preghiera di intercessione, il perdono (ricevuto, vissuto e donato!), che si esplicita in modo sublime nel saper gestire i conflitti  sapendo prendere l’onda contraria nel modo giusto. Ci saranno sempre problemi, infatti! Tenendo presente che non si litiga perché ci sono i problemi, ma perché sono gestiti male! La sinodalità è appunto la corretta gestione dei conflitti. La chiave di  volta della spiritualità sinodale è infatti  quella parolina greca “syn che unisce tutte le cose e tutte le persone!

La strada che ora ci aspetta, da fare, sempre insieme.

Ed eccoci ora al secondo momento diocesano: l’attuazione delle indicazioni votate nell’Assemblea e scritte nel Liber Sinodalis.Ogni dono ci impegna, come abbiamo già visto nella parte introduttiva della nostra preghiera odierna.

1 – La TERRA ALLEATA ci chiede di saper “essere sposi per la nostra terra”,come ci chiede Isaia, nella prima lettura, per incarnare la liturgia: preghiere, paramenti, colori e storia, mettendo i beni culturali al centro del territorio, anche per il lavoro dei giovani. Ai giovani sono offerti, nelle parrocchie, i GRUPPI LAUDATO SI, veri percorsi di amore alla nostra terra, scegliendo essi stessi le priorità da compiere e le denunce da innalzare, in un serio discernimento tra PERLE  e RUGHE, punti di forza e punti di debolezza sul territorio, raccolti nell’Osservatorio diocesano. L’obiettivo è la PASTORALE RURALE, tipica delle aree interne, perché ogni paesello si trasformi in BORGO, nella difesa della domenica, libera dal commercio, fatta spazio fraterno di gratuità e nella valorizzazione dei santuari, numerosi, che sono come sentinelle sul territorio.

2 – Il CUORE RIMOTIVATO ci chiede di passare dall’accidia del gelo alla forza dello zelo, imparando da Giona che subito borbotta e fugge, per poi farsi profeta di coraggio. C’è immenso bisogno di rimotivazione, già nel cuore dei nostri presbiteri, diaconi catechisti e docenti di religione, che sono forse le vittime più illustri della pandemia. L’antidoto al veleno dell’accidia è l’adorazione prolungata e la Parola nelle case. Sono due I SEGNI proposti a tutti: L’OSTENSORIO artistico, offerto alla Chiesa della Libera, frutto di tutte le parrocchie e confraternite della diocesi e IL CENTRO BIBLICO, che è ancora un sogno, ma che attende solo di essere svelato. E’ il dono più liturgico, che richiede più applicazione da parte dei parroci e dei ministri, specie delle donne, in seguito alle disposizioni di papa Francesco sul ruolo delle ostiarie,lettrici e catechiste!

3 – La CASA APERTA ALLA VITA E ALL’OSPITALITA’ è il dono più concreto, quotidiano. Veramente sinodale, come ci è stato presentato nelle virtù sinodali. Abitare una casa come si abita la nostra terra! E viceversa. Le giovani coppie sono le protagoniste, guardando a Maria che visita Elisabetta, nel canto del Magnificat, l’inno più autentico del Sinodo. Da Maria, infatti, impariamo ad accogliere anche gli immigrati afgani, perché ci sia una casa per tutti e nessuno viva nell’orfanezza. Ospitalità e orfanezza sono allora i due termini centrali, ma opposti. Ci prepariamo a viverle già nella PASTORALE BATTESIMALE, casa per casa, coinvolgendo i Padrini, che il Sinodo ha rilanciato, superando certe forme limitative che attorniano, purtroppo, questa figura antica. La Caritas  ci dona un esempio mirabile di accoglienza, nella Casa degli angeli, con la mensa e il dormitorio, benedetti dal papa Francesco,il 4 luglio 2014, che vi ha fatto una simpatica  e storica sosta.

  1. La FAMIGLIA CHE EDUCA I FIGLI ALLA FEDE è un dono attualissimo. Infatti, chi non ha provato lo sconcerto nella domenica successiva alla prima Comunione: tanto chiasso quel giorno; nessuno ragazzo in chiesa la domenica dopo! Che delusione. Occorre allora cambiare metodo: puntare sui Genitori e dopo sui catechisti. Questa la grande scelta da fare, progressivamente. I catechisti resteranno come accompagnatori. La fede infatti la si apprende per contagio. Per attrattività non tanto per imposizione. Va poi testimoniata in tutti gli ambienti di vita, anche nelle carceri o nel matrimonio, come ci esorta la Lettera agli Ebrei, utilizzando la Biblia Pauperum, l’arte, le tradizioni e la pietà popolare, fonte immensa di catechesi incarnata, anche tramite le confraternite, preziosissime. Per l’età della Cresima il Sinodo ha indicato la prima o seconda superiore, mentre ha suggerito un percorso di preparazione annuale verso il Matrimonio. Tutto allora si fa testimonianza di fede! Tutto ne è avvolto! Sarà una fede che esce e si incarna!

5 – Ai giovani, siamo chiamati a presentare le VETTE CAPACI DI CONQUISTARNE IL CUORE, con l’itinerario che il Sinodo ha plasmato: proporre figure alte di santità quotidiana, già presenti nella nostra storia; ricuperare il discorso programmatico di papa Francesco, a Castelpetroso; comprendere il disagio giovanile, seguirli nei giorni amari della disoccupazione; custodire il volontariato; seguirli nei giorni della domande esistenziali nelle scuole; consolidare le iniziative di animazione giovanile; radicarli nella Parola e nell’amore alla nostra terra del Molise, per far sgorgare mature vocazioni nella storia di ciascuno, ascoltando la voce del Signore. IL SEGNO sarà l’’oratorio e il seminario. L’oratorio è la palestra che educa i nostri ragazzi a queste vette, con una struttura definita ed insieme flessibile, con la scoperta della fraternità, nella possibilità di sognare alto. In tempo di pandemia, questo dono è il più urgente. Le indicazioni sinodali sono preziose, perché concretissime. Ogni parroco ed ogni gruppo potrà farne tesoro.

  1. – LO SGUARDO A MARIA ci ha aiutato a rileggere tutto il Sinodo, ma anche a porre il cuore nostro dentro il mistero del dolore e della morte, ascoltando il grido della terra e dell’uomo ferito, imparando da Maria a diventare Madri di consolazione, nella rilettura delle opere di Misericordia (cfr la cripta di sant’Angelo in Grotte dove Gesù è sempre colui che vive la precarietà ed esperimenta la prossimità!). Vi è il rilancio di questo Santuario (come di ogni altro santuario!), stando molto vicini ai sofferenti, specie ai carcerati, capaci di dire parole vere nel lutto con esequie ben curate e percorsi di consolazione incarnata, sostenendo le coppie ferite anche tramite il Consultorio. Il SEGNO sarà la casa san Gaspare Bertoni (un santo vicinissimo alla durezza del Carcere dell’ottocento!), perché questa dura esperienza non diventi emarginazione sociale, ma spazio di speranza, come già notiamo nella pastorale carceraria.

Verso il Sinodo mondiale del 2023.

Il papa Francesco, nel suo carisma profetico, ha dato una tematica decisiva al prossimo Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà nell’autunno 2023. Il tema infatti è brillante: “Per una Chiesa SINODALE: comunione, partecipazione, missione!”.  E ci ha scandito anche i tempi: inizio a Roma domenica 10 ottobre prossimo; inizio nelle diocesi, domenica 17 ottobre 2021, nelle modalità che ci verranno suggerite. Lo stile sarà quello da noi già vissuto, positivamente, nei gruppi Magdala, cioè un’ampia consultazione, profonda e vera, nei tre livelli: nazionale, continentale, universale.

Subito precisa che non è un sondaggio; né un parlamento, ma un attento ascolto reciproco, sia dello Spirito santo che dei Fratelli e sorelle, specie della realtà femminile, nel discernimento dei pastori. Si potrà così vivere (e per noi, ravvivare!) una autentica esperienza di sinodalità, dato che “Chiesa e Sinodo sono sinonimi”!, come amava dire san Giovanni Crisostomo (che celebreremo lunedì 13 settembre!).

Per noi, in diocesi, siamo chiamati a attuare il Liber sinodalis. Per questo, passerò come Vescovo con il Vicario foraneo, in tutte le parrocchie lungo quest’anno, quasi una piccola visita pastorale, di borgo in borgo, benedicendo per le esperienze sinodali già in atto e ravvivando quelle ancora da vivere, per una vera conversione sinodale. Soprattutto ravvivando le Unità pastorali, che fanno fatica. Siamo infatti chiamati ad ascoltare i lontani, i laici e le donne soprattutto, le consacrate, gli scartati, in dimensione ecumenica, per verificare la nostra preghiera e lo stile della nostra missione, con uno sguardo particolare alla nostra testimonianza di cristiani nell’impegno sociale, in armonia con le diocesi vicine, per giungere alla verifica del nostro stile comunicativo nelle relazioni fraterne. E’ quel percorso di virtù sinodali quotidiane, sopra già esaminato. Anche di questo cammino nostro farò parola nei prossimi Esercizi spirituali che predicherò a breve, ai Vescovi tutti della Sicilia. Esperienza unica ma benedicente.

Conclusione

Oggi si chiude il Sinodo diocesano. E’ un giorno storico, che si lega a domenica 27 novembre 2016, giorno carico di attese, cammino segnato da tante fatiche ma sempre aperto allo voce dello Spirito, sulle orme di Maria di Magdala, che corre verso il Cristo Risorto, capace di svegliare gli Apostoli Pietro e Giovanni, anch’essi in corsa fervida ma rispettosa, per annunziare una Speranza che ravvivi la nostra nella Terra del Molise, qui, ai piedi di Maria, madre della consolazione nel dolore (oggi è l’undici settembre 2021, in ricordo amaro dell’undici settembre 2001, evento da cui poco abbiamo imparato), grati dei sei DONI che il Sinodo ci ha consegnato, protesi nel rilancio delle virtù sinodali quotidiane (ascolto attento, dialogo sincero, amore vissuto e donato, gestione positiva dei conflitti), poiché si litiga non per la mole dei problemi ma perché sono gestiti male, dentro un  “Syn” , fatto slogan programmatico, nel soffio perenne dello Spirito, lievito di socialità nuova, in una terra fatta Giardino! Amen.  

     Basilica minore, 11 settembre 2021                                    

+ p. GianCarlo, Vescovo

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