I CENTO ANNI DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA

L’uomo è un mistero. Se, per chiarirlo, vi si passa la nostra intera vita, non abbiamo perduto il nostro tempo. Mi occupo di questo mistero perché voglio essere un uomo”.

E’ la raffinata citazione del grande pensatore Dostoevskij che mi permette di introdurvi in una giornata di intensa riflessione qual è il centenario dell’Università Cattolica. Un evento che ha immediate ricadute anche sul nostro territorio. Oggi, infatti, celebriamo la Giornata dell’Università Cattolica a cento anni dalla sua coraggiosa istituzione. E’ stata fondata il 7 dicembre 1921 per opera di Padre Agostino Gemelli e la determinante collaborazione di una donna, Armida Barelli, ora avviata alla beatificazione. Entrambi hanno capito il loro tempo, come siamo invitati anche noi oggi. Un tempo ferito, ma anche così provvidenziale, carico di futuro. Tante cose si stanno incrostando e tante stanno germogliando. E’ un tempo fatto di attesa e rigenerazione che superi lo sterile trionfalismo dell’ “Andrà tutto bene”, come pure il facile nichilismo “Niente sarà come prima!”. E’ tempo invece per pensare: “Ci vorrebbe un pensiero…” come scriveva il vescovo di Milano, mons. Mario Delpini, in relazione a questa Giornata.

Anche noi ci uniamo al suo stimolante invito, poiché in Molise, dal marzo del 1995, ha messo radici l’Università Cattolica. Un evento di ampie prospettive e di speranza che richiedono un pensare il presente e il futuro. Ed è proprio il pensare che ci permetterà di uscire dalla “morte demografica” che ci sta toccando da vicino, qui in Molise. Occorre allora un pensiero, di popolo, sinfonico e corale, sinodale appunto, per non ritrovarsi a pensare da soli. Per guardare al domani con lungimiranza, oltre i numeri, sapendo cambiare la nostra storia con la forza dell’Incarnazione.

A tutto questo è chiamata l’Istituzione che oggi chiamiamo Gemelli Molise. Cambia la sigla, ma non il cuore, i valori, che restano sempre alti e veri, soprattutto in questo momento della sanità molisana, perché attorno a questo snodo, tutte le altre scelte o si raccordano o si spaccano! Così, dunque, nel mio cuore di vescovo, intravedo il futuro della nostra Università Cattolica:

1) Mai si abbassi la luce delle motivazioni iniziali di p. Gemelli e di Armida Barelli. Sono come la radice per continuare ad essere quel “focolaio di futuro, dove tutti i saperi vivono l’impegno di realizzare l’Umano”. Come esortava il grande francescano, guardando al Cuore di Gesù per trovarvi “riposo nella stanchezza, conforto nella prova e forza nelle responsabilità sociali e politiche, cui preparare i giovani”. Resti sempre viva la tenacia del vescovo Ettore De Filippo, uno dei vescovi che hanno fatto grande questa terra, nel voler porre l’Università Cattolica sulle nostre colline, benedette nella prima pietra da Papa Giovanni Paolo II. 

2) Rafforzare la realtà formativa in tutti gli operatori sanitari, soprattutto nei due corsi di Laurea: Infermieristica e Fisioterapia, di grande prestigio, spazio per tantissimi ragazzi e ragazze, anche da altre regioni. Il futuro, infatti, da preparare già da ora sarà rigenerativo se saremo capaci di convincerci che il Bene comune vince sempre, che la saggezza della sobrietà rurale è alla lunga più produttiva dello sfruttamento delle nostre risorse. La tecnologia di macchinari eccellenti, ora ivi introdotti con fierezza, sia sempre innestata nella sapienza umanistica di secoli di spiritualità.

3) perciò ci sentiamo di chiedere a tutti, anche nelle nostre scuole, di assumere la competenza come responsabilità, il potere come servizio, il futuro come tempo di missione, il limite come potenziale, perché si faccia rispettosa contemplazione e operosa determinazione, per costruire insieme “un vero villaggio dell’educazione”, in cui il pensare sia oltre il fare.  

4) E’ importante trarre lezioni dalla precarietà che ci sta facendo vivere la pandemia, venendo incontro alle emergenze inattese, con nuove forme di Alleanza tra il Gemelli Molise e l’Ospedale Cardarelli. Quanti ammalati sono stati infatti curati insieme, in questi mesi! Rinasca perciò un patto di collaborazione, tra queste due grandi realtà, per l’armoniosa crescita territoriale, infondendo fiducia nei cittadini.

5) Dentro la logica dell’Incarnazione,  tutto questo fa fiorire il pensiero e la logica cristiana, perché è bello vedere che i legami con il Territorio si accrescono, non lasciando nessuno dietro o dimenticato. Quanti poveri hanno avuto cure gratuite nel Gemelli Molise, per intervento diretto della nostra Caritas! E Quante parrocchie hanno ospitato convegni e dialoghi nelle loro sale, sui tumori femminili, come medicina preventiva territoriale.

Con questo spirito sia perciò vissuta l’odierna giornata! Un popolo, lungimirante, sa costruire ponti tra le varie istituzioni sanitarie. Così il Molise, pur se piccolo ed umile, potrà diventare un laboratorio di fiducia, per tutti i suoi figli. Difendiamo allora questo nostro patrimonio!

Campobasso, 18 aprile 2021.

                                                                                              + p. GianCarlo Bregantini, vescovo

 

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