Omelia per la solennità del Corpus Domini. Il pane che da la vita

Carissimi fratelli e sorelle,

Oggi la festa del corpus Domini riempie di luce e di gioia l’intera nostra città di Campobasso, città eucaristica. Città che in questa festa vede la sua più grande espressività identitaria. Certo, quest’anno, la pandemia ha tolto le manifestazioni esterne dei Misteri. Ne siamo molto rattristati, perché è un segno altissimo di identità cittadina, di espressività popolare.

Come scrivo, oggi, sull’articolo di Primo piano, “quei segni ci mancheranno tanto, perché i “Misteri”, che altro non sono che la visibilizzazione del grande mistero d’amore che è l’Eucarestia. Un’intuizione fatta arte, sotto lo scalpello sublime del Di Zinno. Lo sentiamo sempre più geniale, specie quest’anno in cui ci mancherà vederne i famosi “ingegni!”. E non è solo nostalgia, pur legittima e confortante. Perché dietro questo nostro cuore che soffre per tale assenza, sento che il popolo campobassano ha nelle sue vene quelle figure. Non sono statue, ma brandelli di speranza, sguardi al futuro, episodi biblici di sconcertante attualità. I diavoli superbi che precipitano parlano, infatti, a tutti i governanti, italiani e, forse, ancor più stranieri, dove maggiori sono gli scontri razziali. Invece l’umiltà dei nostri lavori artigianali, rivalutati nelle scene, si fanno messaggio ai giovani, perché ogni lavoro, anche se umile, abbia la stessa dignità e la medesima considerazione. Quei segni sono diventati così passaggi educativi e catechistici di primaria importanza. Tutto questo sono i Misteri. Ecco perché quest’anno ci mancano”.

Eppure anche questa perdita non ci lascia scoraggiata. L’eucarestia parla sempre. Nella Chiesa della Libera, infatti, abbiamo voluto intensificare la presenza dell’adorazione eucaristia, per tutto il giorno, dalle 7 del mattino alle 20 della sera. Anzi, è l’occasione di dire un grazie immenso alla nostra gente ed in particolare alla comunità delle Suore “Discepole di Gesù Eucaristico”, perché hanno tenuto viva questa chiesa, sempre, anche e soprattutto nei giorni del Covid. E’ stata l’unica chiesa, in città, che, per scelta espressa mia di Vescovo e delle Suore, è rimasta sempre aperta, sempre accogliente. Per parte mia, come Pastore, ho potuto pregare intensamente, ogni sera, nel Rosario e nei Vespri, insieme ai pochi ma costanti fedeli, che, con le Suore, vi partecipavano. Grazie.

Oggi, la gioia del Signore lascia una sua presenza. Perenne, proprio per raccogliere il monito del libro del Deuteronomio, un libro che amo moltissimo e che ha sempre la forza di ricordarci (specie nel capitolo 8 oggi proclamato!) “del cammino tutto, fatto con il Signore, anche nei giorni della terra assetata, senz’acqua, dove abbiamo incontrato i serpenti velenosi del covid e gli scorpioni della paura. Eppure, anche in questo luogo, Dio ci ha premiato con l’acqua sgorgata dalla roccia purissima e ci ha nutrito di manna, sconosciuta ai nostri padri. Cioè di quella Parola che ci ha rasserenato e di quella Manna-eucarestia che ci ha fatti uscire dalla schiavitù del deserto”. Allora, fare memoria è dire che nella mia vita Dio ha fatto meraviglie!”.

E’ poi un unità che sgorga da un luogo, tanto caro alla gente di Sepino. Il miracolo che ha generato la festa del Corpus Domini, infatti, è nato proprio sull’altar di santa Cristina, a Bolsena. Questa santa, così cara a voi, fedeli di Sepino, diventa così anch’essa memoria perenne di meraviglie fatte, lungo la storia delle nostre contrade, in riferimento alla vita dei santi. Quella non-fede del prete di Boemia, divenne stupore e meraviglia, per farsi solenne celebrazione in tutto il mondo ed arrivare cos’ fino a noi.

Paolo, invece, nella seconda lettura ci offre un segno mirabile, decisivo, per il nostro futuro: “Poiché vi è un solo pane, noi stiamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane!” (1 Cor 10.16-17). E’ un invito a guardare avanti, già verso la fase due e tre, per poter affrontare le prove durissime della carestia economica. Solo se saremo un “solo corpo, poiché partecipiamo ad un solo pane”, saremo capaci di non restare travolti dalla crisi. L’unità infatti ci permetterà di poter resistere e trasformare questa situazione difficile in speranza. Ci è chiesta tanta pazienza, tanto gusto per creare armonia, tra le varie parti. Alla ricerca del bene comune.

Ci è di aiuto un numero bellissimo della Laudato Si, dove viene descritta la celebrazione eucaristica come lo spazio di una liturgia sul mondo. Eccone il testo centrale, vera pagina di meditazione. Scrive infatti papa Francesco, al numero 236: “Nell’Eucaristia il creato trova la sua maggiore elevazione. La grazia, che tende a manifestarsi in modo sensibile, raggiunge un’espressione meravigliosa quando Dio stesso, fatto uomo, arriva a farsi mangiare dalla sua creatura. Il Signore, al culmine del mistero dell’Incarnazione, volle raggiungere la nostra intimità attraverso un frammento di materia. Non dall’alto, ma da dentro, affinché nel nostro stesso mondo potessimo incontrare Lui. Nell’Eucaristia è già realizzata la pienezza, ed è il centro vitale dell’universo, il centro traboccante di amore e di vita inesauribile. Unito al Figlio incarnato, presente nell’Eucaristia, tutto il cosmo rende grazie a Dio. In effetti l’Eucaristia è di per sé un atto di amore cosmico: «Sì, cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l’Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, sull’altare del mondo».[166] L’Eucaristia unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato. Il mondo, che è uscito dalle mani di Dio, ritorna a Lui in gioiosa e piena adorazione: nel Pane eucaristico «la creazione è protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l’unificazione con il Creatore stesso».[167] Perciò l’Eucaristia è anche fonte di luce e di motivazione per le nostre preoccupazioni per l’ambiente, e ci orienta ad essere custodi di tutto il creato.

E’ proprio quanto anche noi scriviamo nell’ultimo numero di IntraVedere, la nostra rivista mensile: L’eucarestia infatti ha una dimensione sempre più estesa all’intero cosmo. La si celebra in pienezza, quando è celebrata sull’altare del mondo(cfr. L.S.236) Come ci ha insegnato il grande maestro Teilhard De Chardin: “L’eucarestia infatti è il sacramento della vita che trasfigura per suo amore il mondo in un Ostia vivente!”. Per questo, possiamo dire che “nutrirsi di Dio è nutrire il mondo di Dio!”. Proprio quello che, partendo dalla chiesetta della Libera, nei giorni del Corpus Domini, si fa preghiera che raccoglie il mondo. E dona nuove speranze. Risana la violenza in America, consola le lacrime degli immigrati scacciati e gettati in mare, conforta le famiglie che si vedono affondare nel mare tempestoso della droga, restituisce coraggio ai negozi che non riescono a riaprire le serrande. Tutto parte da qui! Dalla Eucarestia!

E allora, anche la messa davanti all’Ospedale Cardarelli ha un sapore tutto particolare. Diventa il momento in cui possiamo dire grazie ai tanti medici ed infermieri e personale sanitario e dirigenziale dell’Ospedale. Un inno di gratitudine, commosso, a tutto il personale sanitario ed amministrativo, che ha operato con competenza e zelo. Tanti gli ammalati accolti. Tanti quelli guariti. Anche i morti, per cui preghiamo intensamente davanti a Gesù Eucarestia, sono stati pochi, il numero più basso in Italia. E tutto questo a lode non solo del saggio comportamento della nostra gente, ma anche per dirci che questo nostro territorio, non sempre adeguatamente stimato, di fatto ci ha salvaguardato dalla pandemia, proprio per la sua marginalità.

E’ infatti un pane vivo (cfr il vangelo, Gv 6.51-58) quello che ora mangiamo. Il pane che da la vita. Quel pane che si fa vita perché ci permette di affrontare la storia non con il pessimismo della nostalgia lugubre, ma con il coraggio della primavera, del futuro, della vita. Perché ogni ospedale regge solo se il cuore di tutti gli operatori sanitari è orientato ed animato alla vita, in ogni reparto, con forza e dedizione costante. “Chi mangia questo pane vivrà in eterno!”.

Grazie allora a tutti, grazie soprattutto al Signore che ci permette di vivere una giornata spiritualmente così intensa e così ben intrecciata, in diversi contesti vitali, differenti ma anche così unitari, perché tutti sostenuti da quella mirabile preghiera che ho imparato fin da ragazzino, quando servivo la messa, a Denno, guardando la porticina del tabernacolo, dove c’era scritto: Bone pastor, panis vere, Iesu, nostri miserere: tu nos pasce, non tuere: tu nos bona fac videre, in terra viventium.

Con un augurio finale decisivo: unire le due tavole della vita: quella della cucina e quella della Chiesa: conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo, nella gioia dei tuoi santi”! Amen.

+ p. GianCarlo Bregantini

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