OMELIA PER LA SOLENNITA’ DI PENTECOSTE (Sacro cuore, 31 maggio 2020)

Carissimi fratelli e sorelle, Cara comunità dei frati cappuccini del sacro Cuore, fedeli tutti, autorità: grazie che ancora una volta posso celebrare con voi. Diverse volte, in questo mese, ho potuto vivere con voi la liturgia Eucaristica. Oggi, in modo sempre più allargato e crescente, ultimo giorno del mese di maggio. Sento che tutto viene ora raccolto e portato al vertice, proprio per l’innesto di Maria, Regina del monte, nella solennità di Pentecoste.

RINASCERE COME A PENTECOSTE: così intitolava la pagina di copertina il nostro periodico, “Intravedere” di nuova formazione. Indovinatissima questa intuizione. Perché si coglie in tutti e ovunque una grande voglia di “Rinascita, di ripartenza, di Rinascimento, di ripresa”. A tutti i livelli. Ad iniziare da quello spirituale, già avvertito ieri mattina, nella magnifica liturgia della messa crismale, celebrata proprio qui, con l’ausilio fattivo e coinvolgente di questa comunità religiosa, che da dato alla diocesi il meglio di sé, nell’ospitalità e nel cuore celebrativo. Grazie ancora una volta.

Come grazie perché, davanti alla statua impregnata di umidità, al santuario, avete avuto l’intuizione profetica di trasportarla tra le nostre case. “Maria Incoronata, Regina del monte si è fatta pellegrina ed ospite amabile e consolatrice!”. Non sono mancate difficoltà e polemiche, ma si sono sciolte come neve al sole, davanti alla folla di fedeli accorsi in preghiera, portando ciascuno questo duplice cuore. Da una parte, le lacrime e le angosce. Dall’altra, la voglia tenace di ripartire, di avere coraggio, di rompere gli schemi della paura.

E’ proprio il messaggio preciso di questa festa. Anche le porte del CENACOLO erano chiuse per timore dei Giudei. Come sono state le porte delle nostre cose, per oltre 70 giorni. Ma ora, affrontato con saggezza il virus insidioso, sentiamo che lo stesso Spirito è capace di spezzare queste porte, perché, oggi come allora, “Gesù stette in mezzo a loro!”. Gesù sta in mezzo a noi. Vive tra le nostre case, cammina con noi. Ma soprattutto “alita su di noi”, e ci dona il suo santo Spirito: “Ricevete lo Spirito santo…con la grazia del perdonare i peccati!”.

E’ lo stesso Spirito che ricostruisce non solo i cuori ma anche le nostre città. Nella veglia ieri sera, abbiamo letto l’immagine eloquentissima della città di Babele, che si sgretola per la mancanza di unità, per la confusione delle lingue. E’ l’icona delle nostre presunzioni. Quella pretesa di avere una scienza che risolve tutto. Che sa parlare ogni lingua. Che crede di dare significato a tutto. Ed invece, la nostra civiltà si è sgretolata. E’ bastato un piccolo esserino per metterci tutti in crisi; la pandemia ha ridimensionato tutta la nostra civiltà, basata sul possesso e sul denaro.

Ma è proprio allora che interviene lo Spirito santo: “ipse armonia est”, come ci insegna papa Francesco. Lui, ricostruisce nella logica della globalizzazione della solidarietà e della fraternità. Le varie membra, pur se molte, sono armonizzate, perché siamo un corpo solo. Diversi, ma uniti! Con esperienze diversificate, ma capaci di camminare nella stessa direzione. Preghiamo che possa avvenire anche a Bose, “perché tutti siamo dissetati da un solo Spirito!”. Non uno contro l’altro, ma uno per l’altro, forza e sostegno reciproco.

Passiamo così dalla schiavitù alla figliolanza. Non più paura, perché schiavi, ma fiducia, poiché figli! Per vivere secondo lo Spirito e non secondo la carne, cioè non nella logica dell’egoismo e della paura, ma in quel processo di cambiamento, dove viene coinvolta anche la Creazione, che soffre e geme, ora, le doglie del parto. Ma che proprio per opera dello Spirito santo, potrà passare dalla corruzione ad essere una nuova creazione. Ecco come va vista allora la pandemia: un tempo di gestazione di una nuova creatura. I gemiti si fanno preghiera. Il creato geme ma partorisce, sotto la forza dello Spirito santo. Ed il gemito del cuore si fa intercessione. Paolo, nel capitolo otto della lettera ai Romani, ci aiuta a “discernere” questo nostro evento, per poterlo leggere nella logica della “ri-creazione”. Una nuova creatura. Uno spazio nuovo di vita. Ed ecco come papa Francesco coglie questo anelito di vita nuova che crea nella storia la fede nella risurrezione: La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto. In un campo spianato torna ad apparire la vita, ostinata e invincibile. Ci saranno molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare ed a diffondersi. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia. I valori tendono sempre a riapparire in nuove forme, e di fatto l’essere umano è rinato molte volte da situazioni che sembravano irreversibili. Questa è la forza della risurrezione e ogni evangelizzatore è uno strumento di tale dinamismo. (E,G. 276).

Maria e lo Spirito santo.

Maria è coinvolta in pieno in questa dinamica di rinascita. Lei ha concepito per opera dello Spirito santo, superando ogni regola umana. Lei ha cantato il Magnificat proprio sotto l’impulso dello Spirito santo, facendo intravedere una logica di chiarezza: il Signore dice no ai ricchi, ai sazi e ai potenti. Ma offre il suo aiuto ai poveri, ai fragili, ai suoi servi. Sconvolgente, questa ragazzina, di 17 anni. Maria canta la nuova creazione. Già la sente. La fa gustare. La proclama, nella sua stessa vita, nell’amore casto con Giuseppe, nella povertà e sobrietà del presepe. Come è bello questa immagine di Maria, cantata dalla Esortazione apostolica E.G., al n. 286: “Maria è colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza. Lei è la piccola serva del Padre che trasalisce di gioia nella lode. È l’amica sempre attenta perché non venga a mancare il vino nella nostra vita. È colei che ha il cuore trafitto dalla spada, che comprende tutte le pene. Quale madre di tutti, è segno di speranza per i popoli che soffrono i dolori del parto finché non germogli la giustizia. È la missionaria che si avvicina a noi per accompagnarci nella vita, aprendo i cuori alla fede con il suo affetto materno. Come una vera madre, cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dell’amore di Dio. Attraverso le varie devozioni mariane, legate generalmente ai santuari, condivide le vicende di ogni popolo che ha ricevuto il Vangelo, ed entra a far parte della sua identità storica”.

Ecco perché anche noi, oggi, la sentiamo “in mezzo a noi, come Lei era in mezzo agli apostoli, raccolti dal suo cuore di Madre,sulla porta del Cenacolo, mentre ritornavano, spaventati, dal monte dell’Ascensione. Erano soli, ora. Non c’era più Gesù, con loro. Ma a casa, ritrovano la Madre, che li accoglie, li conforta, li sostiene, le abitua alla preghiera. Prepara lei appunto, i loro cuore, alla venuta dello Spirito santo.

Così ha fatto, in questo mese, in questa antica chiesa, chiesa della pace, per ridare speranza e rilanciare il nostro cuore, nella ripresa. Quest’anno, mancherà la INFIORATA! E ne siamo dolenti e rammaricati. Ed allora, che dobbiamo fare? Dobbiamo essere noi stessi a diventare tanti fiori, profumati e belli, tutti per lei, per Maria, Regina incoronata del Monte.

La città potrà godere ancora una volta della protezione di Maria, che veglierà dal monte, dal castello Monforte, su tutta la città. Non mancherà di stare in mezzo a noi, in futuro, per altre occasioni. Lo sentiamo come un sogno nel cuore. Perché è tanto il bene che ha fatto, lei che sentiamo già accanto al nostro Patrono, san Giorgio. Amen.

+ p. Giancarlo, vescovo

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