AL TELAIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Mi piace vedere oggi ogni operatore delle comunicazioni sociali come se fosse davanti ad un antico telaio, per tessere un artistico arazzo. Lo sa tessere con cura e competenza; lo fa con pazienza e passione. E sa scegliere ogni colore al momento giusto, per fare di ciò che scrive sempre un tessuto di luce e di speranza. Così va letto il messaggio di papa Francesco, per questa giornata. E’ la 54° giornata, con questo attualissimo tema, tratto dal libro biblico dell’Esodo: Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2).

Il narrare infatti è vitale. Perché l’uomo è un essere narrante. Ha bisogno dei racconti, come ha necessità del suo vestito. Rivestirsi di storie, per custodire la propria vita. E le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la tua vita. Tutti noi, infatti, abbiamo bisogno di storie buone, per essere innestati su radici solide. Per andare avanti insieme. Il racconto solidifica. E spalanca sempre orizzonti nuovi.

Certo, non mancano le insidie di tanti diavoli, sottili, come le fake news, le chiacchiere superficiali, i pettegolezzi, le falsità. Oppure, spesso, basta un aggettivo mal posto che la vicenda che raccontiamo si colora di ombre grigie. E tutto cambia! Le storie distruttive spezzano i fragili fili della convivenza umana. E si costruiscono nodi. Ma i nodi non si possono né tirare né tagliare. Si devono solo sciogliere, con infinita pazienza. Questa è l’arte dello scrittore, del giornalista, dell’operatore televisivo, del maestro, del prete.

Dalla Bibbia possiamo solo imparare. Perché è essa stessa una “storia di storie”. Dio, infatti, è sia creatore che narratore. Pronuncia le parole ed esse esistono. Sa tessere ogni grembo di vita. Ci ricama di bellezza e di stupore (cfr Salmo 138,13). Ma proprio per questo sa imprimere nel nostro cuore il suo stesso stile, fatto di memoria liberatrice. Perché proprio da lui possiamo apprendere l’arte del racconto vitale. In Dio, infatti, la vita si fa storia. E la storia si fa vita!

Ecco allora le parabole che sgorgano dal cuore attento di Gesù, curioso, sagace, intuitivo, ottimo narratore. Le leggiamo e ci cambiano. Perché ogni storia deve aiutarci a voltar pagina. Non a restare fissi in nostalgie pesanti, fatte di rimpianti e di tristezze. Come ragnatele che acchiappano mosche, ma non creano coscienze. Troppo facili ripetere le solite cose, che tutti dicono al bar. Occorre avere invece giornalisti alternativi, soprattutto in Molise, che sanno fare storia, che difendono questa nostra terra, fragile come i fili delicati di un tessuto prezioso. Sanno far emergere il positivo, anche quando devono raccontare storie di droga, perché vedono nel fatto triste (come in questi giorni!) la provocazione ad una nuova interpellanza, per far crescere in modo coraggioso i nostri ragazzi! Non servono i facili moralismi, spesso frutto di un cuore acido e poco riconciliato! Serve invece indicare mete alte, impegni cogenti per tutti. Suggerire mediazioni, senza scendere a compromessi! Perché i compromessi abbassano le vette, mentre le mediazioni accompagnano i passi, anche stanchi, dei più deboli, che si ritrova davanti ad una vita con tanti, troppi nodi da sciogliere.

Certi bei articoli, che leggo volentieri sulle nostre testate o vedo con piacere sui nostri teleschermi, hanno così il potere di “riannodare il tessuto della vita, ricucendo le rotture e gli strappi. Quanto ne abbiamo bisogno, tutti! – ci esorta papa Francesco. Questo auguro a tutti i miei “colleghi” giornalisti, anche perché con gioia e passione guido la nostra rivista mensile “Intravedere”. Già nel titolo, il periodico intende andare “oltre”, per cogliere il nocciolo delle cose. Soprattutto per ritrovare sempre il bandolo della matassa!

Che resta il grande sogno di ogni buon giornalista! Grazie e auguri a tutti.

Campobasso, 24 maggio 2020    

+ p. GianCarlo Bregantini

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