DAVANTI AL DRAMMA DEL CORONAVIRUS

Carissimi presbiteri, diaconi, religiosi e fedeli tutti,

desidero rivolgere a tutti voi un breve messaggio per la Quaresima che stiamo per vivere, perché sia un tempo di grazia e di conversione, per tutti. Desidero infatti con voi tracciare il Cammino della diocesi in Quaresima, in relazione all’invito che ci ha rivolto papa Francesco: “Vi supplichiamo, in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio!” (2 Cor 5,20). Nel messaggio, ci invita a “ritornare al grande mistero Pasquale, che si ravviva se ci lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso con risposta libera e generosa”.

In particolare, vorrei darvi alcune indicazioni spirituali e teologiche, maturate insieme con il gruppo di presbiteri che ho invitato come Direttivo pastorale, per riflettere sul dramma del Corona virus. Prima di tutto, evitare di presentare questo evento come un castigo. Ma come una fase di speranza ancora più forte, di aiuto reciproco, di sostegno e supporto vicendevole. Guai usare toni allarmistici o punitivi. Dio infatti sta sempre con l’uomo, per lottare contro il male. Perché l’ultima parola non è affidata mai al male, ma alla visione della Risurrezione e della Vita che trionfa.

Perciò, anche davanti a questo evento difficile, ci restano tre atteggiamenti positivi:

  1. prima di tutto, la condivisione del dolore in un clima di empatia affettuosa e fraterna, che diventa subito lotta contro il male, tramite il servizio della scienza.
  2. Poi, la compassione che si fa cuore solidale, affettuoso. Come ci esorta il papa: “Avere compassione per le piaghe di Cristo crocefisso presenti nelle tante vittime innocenti della violenza e delle guerre, dei disastri ambientali e della iniqua distribuzione dei beni della terra…richiamandoci alla condivisione dei nostri beni, con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale, nella edificazione di un mondo più equo”!
  3. Infine, sempre ci sia speranza, come ci esorta a fare papa Francesco, nella Christus vivit: “Guarda alle braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa. Contempla il suo sangue versato con tanto affetto e lasciati purificare da esso. Così potrai rinascere sempre di nuovo”.(123). Per questo, “lo sguardo al Crocifisso “diventa preghiera, come esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene, per scalfire la durezza del nostro cuore, sperimentando la sua misericordia, per scuoterci dal nostro torpore, in costante dialogo con Dio”.

Per questo, invito le nostre parrocchie ad intensificare la formazione sulla Parola tramite il rilancio dei CENACOLI DEL VANGELO, sulla prima lettera di Pietro. Poi, è bello se potremo favorire nelle nostre comunità un tempo specifico di adorazione, davanti al Santissimo, ogni giorno, per mezz’ora. Per le offerte, frutto della penitenza quaresimale, l’invito è quello di destinarle alle popolazioni povere e perseguitate della Siria, nella Chiesa di Aleppo (in ricordo di mons. Joseph Tobji, che ci ha predicato gli Esercizi Spirituali, nell’autunno 2018)e del Ciad, tramite la figura di mons. Ramolo, come si è fatto in passato.

E non manchino alcune precauzioni sagge ed intelligenti, condivise da altre Chiesa in Italia: la comunione data sulla mano; lo scambio della pace con un sorriso e una parola d’incoraggiamento, evitando per ora anche l’uso della acqua benedetta all’ingresso delle Chiese.

Dall’incontro di Bari, infine, abbiamo risentito l’appello ad accogliere i migranti che solcano il Mare Mediterraneo e a deporre la spada nel fodero, per strade di pace, nella certezza crescente che la guerra è follia. E non si dica di esserne convinti, se poi, come avviene, si stanno vendendo armi ai paesi in guerra. Prezioso, per i giovani, è pure l’appuntamento di Assisi, dal 26 al 28 marzo, sul tema “l’Economia di Francesco”, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta ed inclusiva di quella attuale, poiché la politica è una forma eminente di carità, occupandosi ad essa nello spirito delle Beatitudini.

Con affetto di Padre e di Pastore, sempre vicino al cammino di tutti voi, con gli occhi fissi a Gesù, nostro Redentore.

+ p. GianCarlo Vescovo

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