OMELIA PER LA FESTA DEL VERBUM DOMINI, 26. 1. 2020.

Carissimi fratelli e sorelle,

grazie della vostra numerosa presenza. E grazie al Signore, perché ci ha convocati qui, tutti insieme, per vivere la bellezza e l’importanza storica di questo evento. E’ una data importante. Per noi poi, fedeli di Campobasso, questa data si innesta nella tradizione del Corpus Domini, che già viviamo con grande solennità. Sento perciò, con fiducia, che anche questa festa entrerà nella vivacità della tradizione popolare, per diventare sempre più un appuntamento prezioso, vivace, ben vissuto. Per questo definisco “storica” questa festa, perché guarda lontano.

E’ infatti un giorno solenne, sgorgato dal cuore di papa Francesco, che già nella sua esortazione Misericordia et misera, al n. 7, aveva intuito che “sarebbe opportuno che ogni comunità diocesana potesse dedicare una domenica interamente alla parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo. Aggiunge quindi un auspicio: Non mancherà la creatività per arricchire questo momento, con iniziative che stimolino i credenti ad essere strumenti vivi di trasmissione della Parola”.

Ora, con il Motu proprio “Aperuit illis” (datato 30 settembre 2019, perché festa di san Girolamo!) le cose si sono fortificate. Non è più una iniziativa auspicata, che comunque noi, in diocesi, abbiamo lanciato con intensità già l’otto ottobre 2017, vivendo la lettura continua della Bibbia, per un’intera settimana, ma si è fatta ora un’attività celendarizzata, nella terza domenica del tempo ordinario. Oggi, appunto. Ed ognuno di voi, carissimi presbiteri, l’ha di certo saputa valorizzare e rendere solenne, questa mattinata, con le possibilità a la fantasia che vi è data.

L’obiettivo è ben scritto sul finire del decreto: “Far crescere nel popolo di Dio la religiosa ed assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l’autore sacro insegnava già nei tempi antichi: Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica!” (Dt 30,14). (A.I., n.13).

Il messaggio che ci lancia, nel cammino sinodale

Tre le immagini che ci vengono rilanciate nelle tre letture di oggi: La Parola di Dio è una Parola che ci lancia nelle periferie, in missione; una Parola che ci unifica e ci armonizza; una parola che ci chiama e vince ogni nostra paura.

1 . – Una Parola che ci lancia in missione. Spinge verso Cafarnao, non più custodisce solo a Nazaret. Vince le nostre paure e ci getta nella Galilea delle Genti. Verso le periferie delle nostre città, dentro i quartieri più difficili, nei paesi isoalti, soli, di poca considerazione. Ci abitua all’obbedienza, ci sprona ad affrontare cose nuove. Non ci lascia mai tranquilli, rendere ardente il nostro cuore, come per i discepoli di Emmaus. Non ti accontenti, non ti basta il sette; vuoi raggiungere il nove!

La tua gioia sarà piena, moltiplicata ed aumentata se saprai essere obbediente alla sua voce, che ti inquieta e ti spinge a spezzare il giogo della fatalità, del “si è sempre fatto così!”. Allora, anche chi vive esperienze di morte e di tenebre, potrà vedere una grande luce. Perché tu sarai capace di esserne portatore, per rendere gloriosa la via del Mare.

Ecco la forza dei Cenacoli del Vangelo. Un’iniziativa in cui abbiamo sempre tanto creduto. Ma che va rilanciata, fatta missionarietà reale, ben organizzata, per raggiungere le contrade più sperdute. Senza pretese particolari. Ma per portare una luce nelle avversità. Per non vivere di destino, ma per sentire che la tua vita, ovunque è intessuta di progetto che si illumina con la Parola, ruminata e incarnata. Come avviene in diverse parrocchie. I diaconi, in tali Cenacoli, possono essere protagonisti, insieme ai Lettori istituiti, come vivremo tra poco. Perché abbiamo immenso bisogno di chi spezza la Parola nelle case, nei luoghi di lavoro, durante la pause e i turni.

La storia sarà il luogo dell’incarnazione della Parola. La mia e la tua storia, come lo è stato per la vita dei santi. Fecondo il consiglio del nostro grande Biblista, mons. Vittorio Fusco: leggere sempre la Bibbia, alla luce della vita dei santi! Allora la Parola troverà incarnazione, si farà storia. E la storia sarà possibile cambiarla, come hanno fatto loro, i santi, giorno per giorno, passo dopo passo! Un impulso ce lo ha donato la Lectio su RUT, come avvenne per Noemi, quella madre che vede riempirsi il vuoto della sua esistenza, ormai apparentemente fallita, con i segni di grazia: la presenza di Rut, amica fedele; l’orzo che sazia la sua casa; Obed, che si fa Goel di speranza; Obed, come pienezza di un figlio che lei, la nonna, sa cullare sulle sue ginocchia, con amore di madre.

2 . – Una Parola che unifica, come ci racconta,nella seconda lettura, san Paolo ai Corinzi (1,10-13.17). Un quadro che ci anticipa la concretezza e la fatica di tante nostre comunità. Faticose nell’unità. Che attendono armonia e paziente raccordo. Sia sul piano ecclesiale che politico ed amministrativo.

La Parola di Dio sa armonizzare i nostri contrasti, perchè ci inquieta e non ci da mai ragione per aver ragione. Ma ci spinge sempre a fare il primo passo. A sedersi per dialogare. Per mettersi in accordo. Per creare spazi nuovi ed avviare nuovi processi di riconciliazione e di speranza. Come abbiamo sentito nel cuore nella settimana, ora conclusa, dell’unità dei Cristiani. Sempre oltre i confini ristretti, per noi, di parrocchie che entrano in conflitto. Che difendono orgogliosamente i propri confini e i propri metodi, elevando muri invece che creare ponti.

La Parola di Dio è invece unità ed armonia. Anche sul piano artistico e letterario. E’ fonte di bellezza ei di ispirazione. Quasi tutto il nostro patrimonio d’arte è ispirato alla Bibbia. Perché racconta la vita vera, perché eleva i cuori, ci fornisce il linguaggio, perché fa sentire che quelle storie antiche sono le nostre storie. Di sempre, come del resto anche noi, nei Cenacoli, abbiamo sperimentato con grazia: Giuseppe venduto dai fratelli; Ester, Giuseppe, Paolo nella lettera ai Romani; gli Atti nel cammino degli Apostoli; Tobia; Giona.

Impariamo perciò dalla Bibbia a trovare il linguaggio per incontrare oggi anche il mondo giovanile, anche nelle scuole e nelle attività culturali e sociali. La Bibbia, ben presentata, parla a tutti. Tocca a noi, educatori, renderla gradevole, incarnata, vivace.

3 . – Una Parola che chiama e convoca, creando discepoli. Come ci narra, oggi, il vangelo di Matteo, mentre descrive la forza di quella parola: Venite, venite, vi farò pescatori di uomini!”. Ed essi, subito, lasciate le reti e la barca ed il padre, lo seguirono!”.

Ognuno di noi ha una pezzetto della Bibbia che lo ha spinto ad essere prete o suora o consacrato/a. Una frase che ritorna tutti i giorni. Perché incarnata nelle tua storia. Che si rinnova, quando preghi nella tua meditazione quotidiana. Quando ti vai a confessare. Quando entri n crisi e non sai come fare. Allora, quella parola ritorna. Apri la Bibbia. Scrutala con cura. Falla parlare. Sentila vicina, sulle tue labbra e nel tuo cuore. Perché senti che la Chiesa, al mattino, ti ammonisce: Ascoltate oggi la sua voce: non indurite il vostro cuore…per non essere un popolo dal cuore traviato! (Salmo 94).

Soprattutto, come presbiteri, facciamo parlare quella Parola mentre prepariamo le omelie domenicali. Un momento avvincente. Impegnativo. Molto esigente. Prezioso fu sentire il racconto da parte di don Rocco su come don Michele Colalillo, scomparso da poco, preparava la sua omelia già dal lunedì mattina. Con due colori: “il blu, per le cose normali; il rosso per le frasi più impegnative.”.

E insistete perché ogni casa abbia la sua Bibbia aperta, con l’angolo della parola, ben evidenziato, con unfiore,una icona,un ricamo. Vi lascio con l’immagine che sempre mi ha ispirato: Maria custodiva nel suo cuore tutte queste cose e le meditava con gioia!”.A lei vi affido, come vostro Pastore, da sempre innamorato della Parola, perché essa non torni mai senza effetto e senza aver operato ciò che da Dio desidera!” (cfr Isaia 55,10-11). Amen.

 

 

 

 

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