Omelia per l’ingresso del nuovo parroco don Stefano Fracassi Macchia Valfortore 26 dicembre 2019

Carissimi fratelli e sorelle,

grato della vostra numerosa presenza, benediciamo Dio, perché ogni santo che viviamo sul nostro cammino di fede ci insegna un pezzetto della gioia e luce dell’INCARNAZIONE DI GESU’.

Il Natale ci ha fatto esultare. Oggi, testimoniamo questa gioia. Come ci dice san Fulgenzio di Ruspe, nella lettura patristica odierna: “ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro RE eterno, oggi celebriamo la passione trionfante del soldato”. E’ sempre quel Signore Dio nostro che ci illumina e ci dona gioia!

  1. Un grazie allora a tutti quelli che in questo nel paese hanno annunciato il Vangelo, pur tra mille difficoltà per la distanza, la piccolezza del borgo, la precarietà delle strutture.

Tra queste, merita un ricordo particolare don Maurizio, che ha dato la sua vita per voi, tutti, per oltre 10 anni. Merita un grazie ed un applauso, carico di benedizione. Va infatti calcolato che la sua attività si è svolta in un clima non facile, per la lingua, l’essere prete africano, straniero, con naturali fatiche di relazione e di inserimento nella nostra mentalità del Molise. Ha custodito la fede. Ha dato impulso a diverse attività. Ha seminato speranza.

Nella bella mia relazione dopo la Visita pastorale, tenuta dal 10 al 14 ottobre 2014, ha rilevato alcune cose preziose che sono state fatte, come la cura delle magnifiche chiesette, ben quattro, che avete in paese; il presepe vivente nel mulino antico riscoperto; la importanza della scuola, realizzata con l’aiuto degli amici trentini, con cui ancora oggi avete fecondi scambi di olio e di altri prodotti tipici preziosi.

  1. Ora tutto questo, passa nelle tue mani, don Stefano. Hai già fatto un importante periodo di tirocinio come Vice- parroco di don Mauro, che ha dato a te un’impronta di saggezza e di mitezza, che devi sempre custodire, curare, seguire.

Inoltre, in questi mesi è nata e benedetta la UNITA’ PASTORALE “Maria Regina”. Un mezzo necessario, utilissimo, che ci ha molto aiutato, tutti nel passaggio a Pietracatella da don Antonio, assente oggi per motivi di salute, a don Mauro. Le scelte sono state fatte bene, perché fatte insieme con voi, carissimi parroci. Perché insieme, tutto diventa facile, prezioso, bello! Ecco, perché con don Maurizio, è necessario oggi ringraziare anche don Antonio e le Suore di Pietracatella, per l’aiuto che vi hanno dato, in questi anni, in diverse forme. Tutti sono stati importanti, fecondi e preziosi. Siatene riconoscenti, ben oltre certe valutazioni approssimative!

  1. Ti affidiamo ora questa porzione del santo popolo di Dio, che è in Macchia Valfortore, come ci esorta a dire la liturgia di ingresso del nuovo parroco. Con queste priorità, in un reciproco discernimento, imparando dalla bella figura di santo Stefano che oggi ci accompagna:
  2. Cura delle belle chiese che avete. Soprattutto della Chiesa Matrice, che si slancia nella sua meravigliosa arte rinascimentale. Che bella è questa chiesa! Come fa sognare. So che già avete fatto lavori sul tetto. Continuate e migliorate, con l’attenzione alle altre chiesette del paese. Tutte belle e così ben collocate, all’inizio del borgo! Luoghi di preghiera e di eremo. Per una spiritualità di contemplazione.
  3. Grazie, don Stefano, per l’impegno nella ristrutturazione della CASA CANONICA, dove abiti, dopo aver vissuto mesi fecondi con cappuccini, al convento di sant’Elia. Anche a loro un vivissimo ringraziamento fatto di premura. Anche perché padre Giuseppe è il referente moderatore della Unità Pastorale. Tutto sia fatto in gioia e premura.
  4. (Anche) per le altre strutture ci sarà tempo, per poterle valorizzare. Abbiate saggezza e tempo nella loro cura. Le persone valgono più delle cose. E questo, lo comprenderanno anche i giovani. Per intanto, utilizzate con cura gli spazi disponibili, che risulteranno indispensabili per le attività di oratorio giovanile.
  5. E come per santo Stefano, “tenete gli occhi al cielo”. Fissateli, con il tempo necessario per la preghiera e la adorazione eucaristica. Ponete in questi momenti grande importanza. Siatene fedeli e vicini al cuore di Dio. E’ da quello sguardo al cielo che santo Stefano prendeva forza e luce. Lo riempiva di Spirito santo. E gli avversari non riuscivano a resistere alla sua sapienza.
  6. Per questo, è indispensabile rilanciare i CENACOLI DEL VANGELO, come già aveva raccomandato don Maurizio. Cioè, un paese dove si legge con passione la Bibbia. Anche perché stimolati dalla storica e feconda presenza della chiesa evangelica. La bibbia sarà allora lo spazio per un sereno dialogo ecumenico, che porterà beneficio a tutta questa bella comunità religiosa e civica. Santo Stefano sapeva parlare. Narrare; rendeva viva la storia. Aveva uno stile, una scuola di vita, una presenza entusiasmante. Oltre le processioni, che vanno di certo curate, ti chiedo fortemente questa passione per la Parola di Dio.
  7. Infine, il santo Stefano ci insegna l’arte del perdono. Con stile eroico. Vuol dire per te e per voi tutti: conservate serene relazioni reciproche. Vincete la permalosità, che è uno dei difetti più grandi della gente del Molise. Non ragionate nella logica della contrapposizione, ma della collaborazione! Se Paolo è stato convertito, lo è stato per aver visto quello stile: “Signore, non imputare loro questo peccato!”. Anche i torti, le cose che ci fanno cadere la stima delle persone: tutto sia redento e purificato. In Maria, che ci segue, come ben sapete, nella storia di questo bel paese.

f.to +p. GianCarlo, Vescovo

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