Messaggio natalizio del vescovo per il 2019. “Troverete un bambino…”!

Carissimi fratelli e sorelle,

vi mando un messaggio di speranza, che nasce da questo santo Natale. Ogni anno sempre nuovo. Ed insieme, tanto antico, perenne, che sgorga dalle viscere della terra e si fa un pezzetto di cielo.

“Troverete!”…E’ questo un verbo incredibile, che rende visibile il vero messaggio del Natale. Come dice l’antifona d’ingresso della messa di Natale, “Oggi, celebriamo la pace che scende a noi dal cielo,”. Quel bimbo ci rivela che il nome di Dio è Tenerezza. I pastori, tutti noi, riceviamo la notizia di questa gioia irrepetibile, di un Dio che si mostra disarmato, delicato, incarnato in un Bimbo, Gesù!

E’ il segno più inedito che potevamo accogliere: “Troverete un bimbo”: da abbracciare, da proteggere, da nutrire. Non finiremo mai di provare stupore, di sentire gioia, perché in quella culla di Betlemme giace, in ruvide fasce, la piccolezza che farà vacillare ogni trono di potere. E quanti troni abbiamo visto vacillare in questo periodo. Quante foglie secche sono cadute dall’albero della politica. Quanti programmi populistici, fatti di bugie e di numeri gonfiati, sono crollati. L’umiltà di Betlemme invochiamo per la politica e per ogni istituzione, sociale e religiosa!

Perché proprio dalla umiltà di una mangiatoia nasce un regno di amore, la speranza per tutti i piccoli della terra, la svolta della liberazione che porta giustizia e nuovo inizio, per tutta la Storia. Perché Dio si è preso un cuore di carne, per soccorrere il nostro, in ogni suo patire. Anche per i nostri contadini e allevatori, che lottano per avere un prezzo dignitoso nel lavoro delle loro stalle. Proprio in quelle stalle dove è nato Gesù! Nella produzione di un latte garantito, sicuro. Ma poco apprezzato, perché si diffondono notizie imprecise e gonfiate sulla genuinità del prodotto nei nostri caseifici. Tante cose, certo, vanno purificate. Ma è proprio da quelle stalle che si eleva un cantico di benedizione per chi vi lavora con tanto sacrificio, tutti i giorni, feriali e festivi. Con l’augurio che veramente tutto il lavoro del comparto “latte” sia riconosciuto e ripagato, profumi di dignità e di speranza condivisa. Per una rinascita delle aree interne, con strade custodite, che raccordano Borghi amati. In una Terra Alleata. Con culle aperte alla vita. Con il lavoro di immigrati, inseriti e accolti.

Ecco perché a Natale tutto ci sembra un dono. Prima della venuta di Gesù, infatti, gli uomini per sentirsi onnipotenti si costruivano città e torri per toccare il cielo (Genesi 11,4). Ma con Gesù, il cielo non va più “toccato”, ma contemplato, in Lui, che lo incarna e lo dona a noi in totale gratuità. Il cielo si fa allora il riferimento centrale della nostra vita, del cammino, del cercare, ossia l’ordinamento che ripone tra le mani del mondo l’armonia di tutte le cose. In un cammino di sinodalità diffusa, sia nelle parrocchie che nelle comunità civiche.

Il Natale è un atto di armonia, in quelle situazioni o relazioni nelle quali è venuta meno la fiducia, la comunione, l’amore, la stima, la condivisione., l’attenzione all’altro. Come sta avvenendo, pesantemente, nel settore della sanità molisana! Con danni gravissimi per i poveri e gli umili. Quanta confusione. La politica ci deve restituire una situazione serena, finalmente aperta a tutti. Una politica che mantenga come priorità l’occupazione dei nostri giovani e l’aiuto alle famiglia e alle persone che questo lavoro lo hanno perso! Per dare un tetto, con la nostra collaborazione, ai tanti che con questo freddo sono costretti a dormire in strada e un futuro ai carcerati senza speranza.

Tutto a Natale, allora, si ricompone, guarisce e si riconcilia. E’ questa la grande profezia: avvolgere di luce ogni oscurità che ci divide, che ci lacera, che uccide la nostra fraternità. Solo così quel bimbo continuerà a nascere, per portare salvezza. Ed ogni frammento troverà unità, gli ultimi avranno una casa, ogni comunità diverrà “casa del pane “, per tutti, come a Betlemme. Se il Natale incide nel nostro cuore, anche il nostro volto saprà di esultanza, di sorriso, di benedizione. Perché il Natale ha inizio con gli occhi nuovi di chi abbandona la cecità dell’odio, con le mani aperte di chi che si prende cura degli indifesi e dei rifiutati, con la stella che illumina ogni stalla ed ogni deserto che diventa strada di pace. E allora, anche la nostra bella Cattedrale, ora ferita, potremo ripararla, con armonia e bellezza maggiore. Andiamo, anche noi, incontro a Colui che viene.

Ma lo troveremo in una mangiatoia e non in un palazzo. E’ il Signore Gesù. Amen.

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