OMELIA PER IL NUOVO PARROCO DI CAMPOLIETO, Padre Antonio Garofalo, domenica 10 novembre 2019.

Carissimi fratelli e sorelle,

siamo tutti molto carichi di emozione e di vera gioia, per questo importante momento liturgico, che stiamo vivendo. Saluto di cuore tutta la comunità parrocchiale di Campolieto, con un forte abbraccio di benedizione per padre Antonio Garofalo e a tutta la sua famiglia religiosa. Saluto i parroci vicini, i presbiteri e i diaconi presenti, il sindaco, le autorità che sono qui convenute, il mondo rurale che oggi festeggia la festa del Ringraziamento per i frutti della campagna. Dico un grande grazie all’Unita pastorale di san Martino, che ha ritenuto bello e fecondo poter collaborare con padre Antonio, per questo nuovo incarico, accolto con vera obbedienza. Subito gli altri sacerdoti si sono dimostrati pronti a sostenerlo. Disposti a condividere con lui il suo servizio in questa comunità parrocchiale, insieme con tutta la comunità dei Figli del’Amore misericordioso, che hanno prestato servizio per tanti anni in questa bella comunità parrocchiale, arricchendola del loro carisma di Madre Speranza. Concludo questo saluto con il bel augurio che formula oggi san Paolo: “Il signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo”.

1 . – E’ poi doveroso ringraziare don Giacomo Permarini, che ha prestato servizio per due anni, presso di voi. Grazie. E con lui, vanno ringraziati tutti i collaboratori che in questa comunità. Grazie perché don Giacomo ha dato una svolta vera alla comunità parrocchiale, con il suo entusiasmo giovanile, la forza nelle omelie, le molteplici iniziative e il rilancio dell’Oratorio, che ha portato buoni frutti. Grazie ai tanti fedeli laici che hanno collaborato con lui, nella catechesi, caritas, oratorio, anziani, visita alle famiglie. Grazie a tutti loro, certo che ora sarete prontiad accogliere e collaborare fin dall’inizio con il nuovo parroco, padre Antonio, in gratuità di stile!

2 . – I SEGNI DELLA PATERNITA’ DI UN PARROCO.

L’inizio di un nuovo ministero pastorale in una nuova parrocchia è sempre un gesto di grande paternità ecclesiale. Come Vescovo e pastore, anch’io mi sento coinvolto, in modo emotivo, interiormente ricco di grazia e di benedizione. Perché i segni che noi faremo sono tutti di forte impronta teologica, di valenza pastorale e spirituale molto viva.

+ La Chiave della chiesa, ora consegnata a padre Antonio significa proprio questa sua paternità. Prende possesso della sua comunità, come un papà prende possesso della sua casa. Quella casa che più volte nel vangelo diventa protagonista di una visita dal cuore amabile di Gesù. E con la chiave della chiesa, ecco la chiave del tabernacolo, cioè del cuore stesso di Cristo, dove il nuovo parroco potrà presentare al Signore le gioie e le lacrime del suo nuovo popolo.

+ La sede rappresentata l’arte del presiedere, il munus gubernandi, il dono della parola, la testimonianza di carità. Per essere poi completata dal Battistero, che segna il dono della vita e la forza del futuro. Con l’invito alle famiglie a “farlo lavorare questo battistero!”. Cioè, ad essere aperti alla vita, senza paure, proprio perché la nostra terra del Molise ha bisogno di figli e non di culle vuote, un impegno che deve poi diventare anche concretezza politica e sociale.

+ Sarà poi consegnato il confessionale, non tanto fisicamente, ma come impegno ad essere sempre pronti all’ascolto delle lacrime, nella assoluzione dei nostri peccati. Un dono immenso e dolcissimo. Forse il più grande, insieme al’eucarestia. Tutti i nostri fedeli richiedono cura, presenza, tanta paternità, cuore misericordioso, come quello di Cristo Gesù, che oggi ci insegna ad essere capaci di cercare le pecorelle smarrite. Per essere come il cuore del Padre, che, sempre ci segue e dona a tutti la forza della risurrezione, come ci h detto il vangelo odierno e la bella pagina dei Maccabei: Da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati.

+ Infine, le campane, che diventano il gesto di chi sa invitare tutti a venire, stimola, preme, esorta, perché la vita sta nell’incontro con il Cristo, vivo e Risorto. Anche con tono e stile forte, come è tipico del cuore stesso di padre Antonio. Ed anche se non tutti di fatto accoglieranno questo suono amabile, lo zelo del pastore non deve mai diminuire. Né essere basato sul numero. Avanti sempre, con cuore generoso. Sempre, oltre il numero, come ben ha imparato dalle diverse missioni in terra omana, in lunghi anni di presenza a Roma.

3. – LO STILE DEL PASTORE, COME GESU’.

1 . – Il Vangelo ci indica alcune caratteristiche che deve avere ogni pastore. Iniziando dalla tradizione del Goél, cioè la legge del Levirato che imponeva ad un fratello di farsi carico delle fatiche e limiti dell’altro suo fratello.

Una legge un po’ curiosa per noi, oggi, che preferiamo la libertà personale al di sopra di tutto. Eppure, è un invito fortissimo a prendersi carico dei problemi del fratello. A essere colui che porta sulle spalle le fatiche e le fughe della pecorella smarrita. Cioè, mettere la solidarietà prima della libertà!

2 . – Così tu, padre Antonio, sappi sempre farti carico delle gioie e delle ferite della tua comunità. Sii sempre vicino, adopera la tua lunga esperienza di parroco romano per poter confortare, e sostenere i nostri fedeli, in linea di continuità con i tuoi predecessori. La vicinanza sia certezza d’amore da parte di Dio. E come ci dice oggi san Paolo, nella lettera ai Tessalocinesi, fa sentire quella grazia e quella consolazione eterna, con buona speranza, perché sia di conforto ai nostri cuori, per essere confermati in ogni nostra opera e parola di bene.

3 . – Annuncia la pienezza della nostra fede, con quella insistenza come sai fare tu, specie nell’annuncio dei dieci Comandamenti, una iniziativa lodevole e preziosa, da allargare ed estendere in diversi ambienti. Siamo infatti uguali agli angeli, siamo tutti figli della risurrezione, figli di Dio. Poiché il nostro Dio è il Dio di Abramo, di Isacco e Dio di Giacobbe. Non dunque il Dio dei morti, ma dei viventi, perché tutti noi viviamo per lui!”. Queste grandi verità oggi vanno rilanciate, come decisive e fondative di ogni apostolato.

4 . – Infine, un altro messaggio che ci viene dalla pagina di san Paolo: “PREGATE PER NOI, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, poiché il Signore è fedele, ci conferma e ci custodisce dal Maligno!”. Cioè, dà spazio grande alla preghiera e alla forza della Parola di Dio. Accompagna la tua comunità sulle strade della adorazione e della intercessione. E non manchi mai la devozione, calda e popolare, alla Madonna, tanto amata dalla nostra gente, anche per la presenza in loco della antica bellissima chiesa della Madonna della Strada.

4. – LE SCELTE PASTORALI PRINCIPALI.

Guardando al futuro, ti auguro, padre Antonio carissimo, entrare con gioia nelle case della nuova parrocchia, così come fece Gesù. Cioè di puntare molto sulla famiglia. Incontra, invita, insisti. Apri nuovi orizzonti di luce tramite il passaggio progressivo alla Unità pastorale, pur con tempi giusti, per non violare nessuna tappa intermedia. Continua con la circolazione di idee e di dialoghi innovativi.

Collabora bene con la parrocchia di Matrice ed in sinergia con la pastorale giovanile diocesana,   accresci l’attività dell’oratorio, entra nelle scuole, crea interessi, promuovi spazi nuovi. Non accontentarti mai. Segui sempre i giovani, quei giovani che mi hanno espressamente chiesto di avere un pastore degno che possa essere per loro di continuità con l’opera preziosa di don Giacomo, in questi anni. Diffondi perciò con sollecitudine i Cenacoli del Vangelo, come indispensabile momento formativo dei nostri Laici

Stai vicino ai poveri, rafforzando la Caritas, perché i poveri sono sempre con noi. Crea una pastorale rurale, che assicuri vicinanza pastorale alle tante case sparse sul territorio. Oggi, in particolare, festeggiamo proprio la festa del ringraziamento. Con tanta gioia, perché in questa festa rendiamo grazie ai nostri contadini per il pane e i frutti che ci portano in tavola. E nel dire grazie, sentiamo che ogni lavoro è di pari dignità. Il lavoro della terra sia una vocazione, scelta e difesa a fronte alta, perché essi custodiscono il nostro territorio rendendo sempre più Alleata la nostra terra.

Con affetto e preghiera reciproca, in benedizione, per un cammino sinodale pieno e fecondo,

Campolieto, 10 novembre 2019,

+ p. Giancarlo, Vescovo

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