Omelia per l’ingresso del nuovo parroco, Don Mariano Gioia, a Matrice, domenica 3 novembre 2019

Carissimi fratelli e sorelle,

siamo tutti molto carichi di emozione e di vera gioia, per questo importante momento liturgico, che stiamo vivendo. Saluto di cuore tutta la comunità parrocchiale di Matrice con un forte abbraccio a don Mariano e alla sua famiglia. Saluto i parroci vicini, i presbiteri e i diaconi presenti, le autorità che sono qui convenute. Dico un grande grazie, particolarissimo, all’Unita pastorale di san Martino, che ha ritenuto bello e fecondo poter collaborare con don Mariano, per questo nuovo incarico, da me chiesto in obbedienza. Subito si sono dimostrati pronti a sostenerlo. Disposti a condividere con lui il suo servizio anche a san Giovanni in Galdo. Inoltre rendo grazie alla comunità dei Figli del’Amore misericordioso, che hanno prestato servizio per tanti anni in questa bella comunità parrocchiale, arricchendola del loro carisma di Madre Speranza. . Saluto poi don Michele Socci, nativo di questo paese.

1 . – E’ poi doveroso ringraziare don Giacomo Permarini, che ha prestato servizio per due anni, presso di voi. Grazie. E con lui, vanno ringraziati tutti i collaboratori che in questa comunità. Grazie perché don Giacomo ha dato una svolta vera alla comunità parrocchiale, con il suo impegno, la forza nelle omelie, le molteplici iniziative e il rilancio dell’Oratorio, che ha portato buoni frutti. Grazie ai tanti fedeli laici che hanno collaborato con lui, nella catechesi, caritas, oratorio, anziani, visita alle famiglie. Grazie a tutti voi. Ed ora proprio a loro chiedo di poter accogliere e collaborare fin dall’inizio con il nuovo parroco, don Mariano, certo che lo faranno, con gratuità di stile!

2 . – I SEGNI DELLA PATERNITA’ DI UN PARROCCO. L’inizio di un nuovo ministero pastorale in una nuova parrocchia è sempre un gesto di grande paternità ecclesiale. Come Vescovo e pastore, mi sento coinvolto, in modo emotivo, interiormente ricco di grazia e di benedizione. Perché i segni che noi faremo sono tutti di forte impronta teologica, di valenza pastorale e spirituale molto viva.

+ La Chiave della chiesa, ora consegnata a don Mariano significa proprio questa sua paternità. Prende possesso della sua comunità, come un padre prende possesso della sua casa. Quella casa che nel vangelo abbiamo visto essere protagonista nel cuore aperto di Gesù, che la visita. E con la chiave della chiesa, ecco la chiave del tabernacolo, cioè del cuore stesso di Cristo, dove il nuovo parroco potrà presentare al Signore le gioie e le lacrime di un intero popolo.

+ La sede rappresentata l’arte del presiedere, il munus gubernandi, il dono della parola, la testimonianza di carità. Per essere poi completata dal Battistero, che segna il dono della vita e la forza del futuro. Con l’invito alle famiglie a “farlo lavorare questo battistero!”. Cioè, ad essere aperti alla vita, senza paure, proprio perché la nostra terra del Molise ha bisogno di figli e non di culle vuote, un impegno che deve poi diventare anche concretezza politica e sociale.

+ Sarà poi consegnato il confessionale, non tanto fisicamente, ma come impegno ad essere sempre pronti all’ascolto delle lacrime, nella assoluzione dei nostri peccati. Un dono immenso e dolcissimo. Forse il più grande, insieme al’eucarestia. Tutti richiedono cura, presenza, tanta paternità, cuore misericordioso, come quello di Cristo Gesù, che oggi ci insegna ad essere capaci di cercare le pecorelle smarrite. Per essere come il cuore del Padre, che (come ci dice il libro della sapienza) è un Signore amante della vita, indulgente con tutte le cose!

+ Infine, le campane, che diventano il gesto di chi sa invitare tutti a venire, stimola, preme, esorta, perché la vita sta nell’incontro con il Cristo, vivo e Risorto. Ed anche se non tutti di fatto accoglieranno questo suono amabile, lo zelo del pastore non deve mai diminuire. Né essere basato sul numero. Avanti sempre, con cuore generoso. Sempre, oltre il numero.

3.- LO STILE DEL PASTORE, COME GESU’. Il vangelo odierno è bellissimo. Molto fecondo per il nostro stile di guidare le comunità. Tutti vorremmo essere come Gesù, davanti a Zaccheo. Quante volte anch’io ho chiesto questa capacità al Signore. Gli insegnamenti che oggi il Vangelo ci offre, a me, al novo parroco e a tutti noi sono chiarissimi:

1 . – Gesù va da Zaccheo ben sapendo che era un peccatore. E’ entrato in una casa, la casa di un peccatore! Questo ha scandalizzato la gente, la folla che non sopportava questo passaggio. Non è andato prima dal parroco o dal sindaco. Ma in Gerico, città florida, è entrato proprio nella casa di un peccatore, di un usuraio, di un mafioso. Non ha aspettato che si convertisse. E poi, solo dopo, avrebbe potuto entrare in quella casa, orami “convertita”. Vi è entrato prima.

2 . – Questa gratuità di stile di Gesù è stato proprio il fattore scatenante della conversione di Zaccheo. E’ cambiato, perché si è sentito amato. Ha dato, perché Gesù gli ha offerto il cuore suo. Ad indicarci che è proprio la gratuità di stile che cambia le persone. Perché si sentono amate. Ci sia di linea pastorale, don Giacomo carissimo, nel tuo ministero sacerdotale. Ama tutti. Cerca tutti. Chiama tutti, come del resto hai fatto in altre realtà pastorali, da te incontrate, in molteplici posti di lavoro.

3 . – E poi, sempre ricorda quella frase di Gesù, che è la sorgente del nostro zelo apostolico: Oggi devo fermarmi a casa tua! Oggi, non domani. Oggi, e non dopo. Oggi, e non se posso…vedrò… Perché sento in me un appello alla vita, alla speranza e alla gioia. Perciò devo fermarmi. Devo! Lo sento, impellente, coinvolgente. Tutto mi prende!

4 . – Superiamo le critiche inevitabili, conseguenti davanti ad una scelta così dirompenti fatta da Gesù. Quante critiche ha subito, quanti attacchi. E quante critiche subisce oggi il nostro papa Francesco, per la sua passione e il suo zelo verso i poveri e gli umili della terra. Anche tu, anche voi sacerdoti, sappiate sempre confrontarvi, nelle vostre scelte pastorali non con le logiche comode del mondo, ma con la determinazione del Vangelo. Con lo stile di Gesù stesso. Come del resto mi sforzo di fare anch’io, subendo spesso critiche e attacchi molo duri.

4 ). – LE SCELTE DI UN PASTORE NOVELLO. Guardando al futuro, ti auguro, don Mariano carissimo, entrare con gioia nelle case della nuova parrocchia, così come fece Gesù. Cioè di puntare molto sulla famiglia. Incontra, invita, insisti. Apri nuovi orizzonti di luce tramite il passaggio progressivo alla Unità pastorale, pur con i giusti tempi, per non violare nessuna tappa intermedia. Crea una nuova circolazione di idee e di dialoghi innovativi. Fai brulicare la piazza del paese di nuovi interessi.

Collabora bene con la parrocchia di Campolieto, ed in sinergia con la pastorale giovanile diocesana, accresci l’attività dell’oratorio, entra nelle scuole, crea interessi, promuovi spazi nuovi. Non accontentarti mai. Segui sempre i giovani, cogliendo il dato favorevole della tua età! Sati vicino a loro, come hai fatto nella parrocchia di san Giovanni. E non dimenticare la Caritas, perché i poveri sono sempre con noi, come ci ha ammonito Gesù. Crea una pastorale rurale, che sviluppi la vicinanza alle tante case sparse sul territorio. Ad iniziare dalla festa del ringraziamento. Sii prudente con i social, perché tu possa essere di segno bello e vero anche in questo campo, con le debite misure del caso.

Vivi una bella ed intensa devozione alla Madonna, anche valorizzando quel gioiello di bellezza e di arte che è la MADONNA DELLA STRADA.

Annuncia Cristo, con passione e zelo, con voce forte e bella. Perché il Signore Gesù ci ha inviati a cercare e salvare ciò che era perduto!”. Con la parola, i cenacoli del Vangelo, gli incontri di preghiera, memore di quanto ci ha detto san Paolo, nella seconda lettura: preghiamo continuamente per voi, perché siate degni della sua chiamata, portando a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perchè sia glorificato il nome del Signore Gesù in voi e in tutto! Amen.

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