Madonna Addolorata di Casteleptrsoso (IS), Patrona del Molise. 22 Marzo 131° anniversario delle apprizioni

Un miracolo di Fede e amore

Il Santuario dell’Addolorata è oggi uno scrigno in cui Giovanni Paolo II, in visita in Molise nel 1995, ha racchiuso un messaggio di speranza per il popolo Molisano, ma anche per tutta l’Umanità. La sofferenza, momento centrale della vita dell’uomo, diventa “offerenza” attraverso la partecipazione convinta dell’uomo al disegno divino. Un Mistero della fede cristiana, ma anche una filosofia di vita per un terzo millennio così vulnerabile ed esposto alle vanità dei media e del relativismo.

 Castelpetroso, luogo privilegiato, la devozione della Madonna è secolare. Numerose testimonianze artistiche e di religiosità popolare confermano la devozione mariana del popolo di Castelpetroso. Ne sono prova tre feste dell’Addolorata che si celebravano il venerdì di passione, l’ultima domenica di agosto ed il 15 settembre. Le Apparizioni del 1888 affondano le radici proprio in questo humus devozionale. La storia del Santuario ha il suo punto di partenza nelle numerose apparizioni, la cui notizia divulgandosi rapidamente, attirò a Castelpetroso fiumi di pellegrini.Una caratteristica singolarissima fu la continuità delle apparizioni e la molteplicità dei veggenti. «Il carattere universale del messaggio mariano fece di Castelpetroso un nome pregnante di fede, unsimbolo carico di speranza, un sole rutilante di salvezza».

Era il 22 marzo 1888, un giorno di grazia per il Molise. Sono passati 131 anni da quando, in una giornata umida e con basse temperature, resa buia anche dalla nebbia che nelle prime ore del mattino avvolge quasi sempre lo spazio compreso tra Castelpetroso (IS) e il monte Patalecchia, nella diocesi di Campobasso-Bojano, apparve per la prima volta la Madre Addolorata. Ad ammirare con stupore la grandezza della Vergine Santissima, inginocchiata, con le bracci a aperte e gli occhi rivolti al cielo ed ai suoi piedi il Cristo senza vita, una contadina del luogo, Bibiana Cicchino, che all’epoca aveva 35 anni. La donna, insieme all’amica Serafina di 24 anni, si era recata come ogni mattina in quella zona conosciuta dagli abitanti del luogo come “Cesa tra Santi” per lavorare la terra. Con loro anche due pecore. Fu l’allontanamento di uno degli animali a portare Bibiana a separarsi temporaneamente dall’amica per cercare la pecorella che si trovava poco distante, di fronte ad una roccia spaccata a metà, Pietra bianca. Bibiana ebbe sicuramente paura, tanto è vero che in un primo momento pensò che si trattasse del riflesso degli occhi di un lupo. Dopo alcuni secondi, vinta l’esitazione, si avvicinò alla fenditura e fu invasa da un’onda di luce, e, all’interno della luce, vide la Vergine semi inginocchiata, con le mani allargate e gli occhi rivolti al cielo, in atto di offrire a Dio Gesù morto, disteso ai suoi piedi e ricoperto di piaghe.

La Madonna non disse nulla, anche se la visione, che dovette durare poco tempo, diceva più di qualsiasi parola.

«Le apparizioni punteggiano la storia, entrano nel vivo delle vicende umane e accompagnano il cammino nel mondo, sorprendendo credenti e non credenti. Queste manifestazioni, che non possono contraddire il contenuto della fede, devono convergere verso l’oggetto centrale dell’annuncio di Cristo». (Card. Bertone)

 Le donne tornano più volte sul luogo, senza notare nulla, solo il primo aprile, dieci giorni dopo la prima apparizione, anche Serafina riesce a vedere la Madre. Bibiana e Serafina comunicano l’evento ai familiari. La notizia a Castelpetroso presto diventa di dominio pubblico suscitando l’interesse dell’arciprete prima e poi del vescovo diocesano, Francesco Macarone Palmieri che, miracolosamente, è testimone di un’apparizione (26 settembre 1888). Il messaggio di speranza delle apparizioni (129° per Castelpetroso) che conferma la presenza di Dio nella storia umana è sempre più attuale e necessario. Una “geografia della fede” che evidenzia gli avamposti della devozione mariana anche nel centro Italia come testimonianza della storia della cristianità e della presenza materna della Madonna.

di Rita D’Addona

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