Santo Patrono diocesi. Solennità di San Bartolomeo, antica Cattedrale di Boiano. Bregantini, siano aperte le porte del nostro cuore e le porte delle nostre case.

Nell’ambito della Solennità del santo Patrono della diocesi di Campobasso -Boiano. L’arcivescovo Bregantini ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nell’antica cattedrale di Boiano il 25 agosto. 

Bregantini: “La tragedia nostra, di ieri, però, oggi si fa tragedia di altri popoli. E’ di oggi la notizia di un bombardamento, in Siria, che ha ucciso una quarantina

di bambini”.

Una festa solenne nella ricorrenza del 70° anniversario ( 24 agosto 1948 — 25 agosto 2018) della riconsacrazione  e riapertura dell’antica Cattedrale nell’agosto del 1948, dopo il disastro della guerra. dopo la guerra e, terminati i lavori, la chiesa fu riaperta al culto e riconsacrata dal vescovo mons. alberto Carinci. Di seguito l’omelia, carica di significato  con una lettura sociale sulla realtà delle immigrazioni e dell’accoglienza e sul valore della tutela e  bellezza del territorio, il Molise. 

Omelia per il santo Patrono, Bartolomeo. Bojano, 25 agosto 2018

Carissimi fratelli e sorelle, cari presbiteri e diaconi, care consacrate e suore, amici carissimi, egregie autorità, giovani tutti, ammalati e anziani: a tutti un saluto di pace, che si rinnova con gioia anche quest’anno, 2018, per la festa del santo patrono della città e della diocesi tutta.Ogni anno assume sempre un colore più intenso.Quest’anno, si colora di un importantissimo evento.

Infatti, dopo aver percorso il corso principale della città, deposta la corona di alloro ai nostri cari defunti, in ricordo di una guerra (1918) a cento anni esatti e in memoria di un’altra guerra che ha devastato Bojano, ora noi abbiamo compiuto un duplice gesto di speranza.

Prima di tutto, l’apertura della PORTA DI INGRESSO, che è stata totalmente rifatta, con grande gusto e bellezza, con dignità e grazia. Ed è bello cogliere subito il preciso messaggio  che questa benedizione ci lancia. Sia una porta sempre aperta, accogliente, capace di testimoniare là fede come ci siamo proposti in questo terzo anno del Sinodo,

Ma soprattutto, sia attrattiva. Ogni cuore senta di essere atteso, accompagnato poi mentre esce dalla chiesa e torna alla piazza. Cioè, alla vita quotidiana. E qui, in chiesa, ritrovi il gusto e la forza ci ella fede. E’ proprio in tre passaggi che si vive il senso di una antica Cattedrale, che quest’anno vogliamo “ribenedire”,a 70 anni dal suo inizio: 24 agosto 1948 — 25 agosto 2018. Fu mons. Carinci, un vescovo longevo tra di noi (1944: -19771,  cioè 33 anni di episcopato, nella sua alta statura, nobile di cuore e di portamento, di forte impronta tradizionale!) a riaprirla solennemente. Dopo i bombardamenti e le ingenti ferite della guerra. Tantissimi di noi, certo, ne ricordano il dolore e lo sgomento. La tragedia nostra, di ieri, però, oggi si fa tragedia di altri popoli. E’ di oggi la notizia di un bombardamento, in Siria, che ha ucciso una quarantinadi bambini. I più piccoli e fragili. Ricorrente questo dramma! Che appare senza soluzioni! E si capisce, allora, perché questi popoli, bombardati, fuggono dalla guerra e chiedono a noi “approdo”, accoglienza. Siano aperte le porte del nostro cuore e le porte delle nostre case. E perciò, siano aperti i PORTI delle nostre città. Non si deve trattare sulla pelle dei poveri e dei profughi. Non vi siano restringimenti. Ma sag­gezza e dialogo. In un clima di speranza.Su questo  punto, dobbiamo lodare  la città di Bojano, per come ha saputo integrare numerosi figli dell’emigrazione, tramite il lavoro della parrocchia di san Bartolomeo. Culmine di quest’’accoglienza, è stato il battesimo, donato ad una ven­tina di immigrati, durante il mese di aprile, per aprire nuovi ponti di speranza. L’integrazione religiosa, infatti, apre poi sempre quella sociale e lavorativa. Come sta avvenendo! Grazie! E’ di certo una nota bella e inedita. Attesa, che viviamo quest`anno, nella festa solenne del nostro patrono! Per questo, risuonano attualissime le immagini della prima lettura (Ap 21, 9-14) che parla della Gerusalemme del cielo, che si fa icona ed immagine di riferimento, per la costru­zione della città della terra.L’Apocalisse ci indica due strade:

– la città sia bella, luminosa come “una gemma preziosissima”. Cioè, amata, curata, difesa, fatta splendente, ricca di grazia e di valori autentici. E’ proprio il compito del LAICATO CATTOLICO: costruire una Città bella, tutti insieme! Amarla!

– sia una città armoniosa così resa tramite la espressività dei numeri, il numero 12, pienezza biblica: dodici porte, dodici angeli, dodici tribù, dodici basamenti, dodici apostoli! Allora, se curata ed amata, sarà splendente, vivibile, unica! E così ogni borgo in Molise sappia amare la propria città, curarla ed  esprimerne la forza del “tipico” intrecciato nella più vasta “reciprocità” che rendeil Molise  unico. Certo, anche ferito, in queste settimane, dall”insidioso terremoto, ma sempre bello, appunto come una “gemma preziosissima”.

La Fede  di san Bartolomeo

Certo, perché questo avvenga, in bellezza ed armonia, occorre trovare un centro. Una vera perla. E’ il volto del Cristo la pienezza di un incontro che affascina. Come ci esorta a fare e a vivere lo stesso san Bartolomeo, in un Itinerario di catechesi e di formazione davvero interessante. E’ la strada che raccoglie anche i nostri passi, verso l’in­contro diretto con il CRISTO Gesù.

1) E’ un incontro che si fa contagioso! Reciprocamente.

Gesù chiama Filippo. Filippo entusiasma (o meglio cerca…!) il nostro Natanaele, Bartolomeo, con una pregnante motivazione biblica: “Abbiamo trovato „Colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge e i Profeti!”. La fede di Filippo è biblicamente fondata, solida. Frutto di scuola, di teologia, di studio della Parola. Poiché, senza la Sacra Scrittura   non c’è evangelizzazione, che resta fondata su di essa, ascoltata, meditata, celebrata e testimoniata. La chiesa, infatti, non evangelizza, se non si lascia prima evangelizzare” (E.G. 174-175). Proprio come avvenne per Bartolomeo: si è lasciato evangelizza­re dall’amico Filippo. Che ha superato in lui la naturale diffidenza, quel pessimismo che derivava da paesi ricchi e sani, nei confronti di una cittadina insignificante, disprezzata come era Nazaret. Betsaida e Cana non gradivano i paesani di Nazaret. Eppure, proprio qui, è, cresciuto Gesù, con la sua mamma Maria e Giuseppe. Qui, in un paesino scartato! Ma l’iniziale comprensibile scetticismo è ben presto superato, dal secco invito di Filippo: “VIENI E VEDI!; Cioè renditi conto dì persona. Fai tua la fede. Apri tu gli occhi. Vedi. Viení! Ed in questo “venire”, ecco l’accoglienza  entusiasta di Gesù verso Bartolomeo: Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”! Fossero così tutti i preti e vescovi, nell’incontro con”un estraneo”. Cordialità, accoglienza, stima, fiducia, gioia!La stima si fa stupore: “Come mi conosci?”.E’ lo stupore di fronte ad un piano di amicizia e di cono­scenza che sempre ci precede. “PRIMA” che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto, sotto l’albero di figli!”. Quel “prima” mi incanta. Sento di essere da sempre pensato, amato, conosciuto, atteso. Prima di ogni mio calcolo. Prima di ogni mie ragionamento. Prima! Ed ecco allora una delle espressioni più entusiasmanti del Vangelo verso Gesù: “Rabbi! Tu sei il Figlio di Dio! Tu sei il RE di Israele!”.E Gesù non si accontenta. Non si limita ad esserne ammirato, perchè spalanca davanti a Bartolomeo una visione amplissima di cielo: “Vedrai cose maggiori! I cieli aperti e gli angeli di Dio che salgono e scendono, sopra i1 Figlio dell’uomo”. E’ un vero autentico itinerario catechistico e vocazionale! Vorrei concludere con l’esortazione che ci ha fatto il papa Francesco, 4 anni fa, il 5 luglio 2014, nell’omelia della santa Messa, nello studio oggi chiamato di papa Francesco: “aiutare i fratelli a leggere, a meditare la Parola e a renderla viva nella propria esistenza. Questo è il compito di tutti i fedeli, che sono invitati a far propria la Parola di Dio, da soli o in gruppo e a trovarvi sostentamento per la vostra  vita interiore nella  forza per viverla poi nella famiglia, nella professione nel mondo. La testimonianza è la via maestra della evangelizzazione. Parole profetiche, per noi che stiamo per iniziare, appunto, il terzo anno del Sinodo: dopo il Kerigma, la martiria, cioè la testimonianza, come via attuativa e vera per il Vangelo. Come avvenne per Bartolomeo: un amico che chiama, un passa parola insistente e fermo; uno scetticismo superato; un Tu che si fa scelta, nel vieni e vedi; una stima che diventa entusiasmo! lo stupore, per esserne coinvolti fino a salire in cielo, tramite Quella scala che unisce cielo e terra. Cioè, unisce la città del Cielo , contemplata nell’apocalisse, con la cittadina, disprezzata di Nazaret, in un dialogo che si
fa fede piena e matura: Tu Gesù sei il Figlio di Dio; sei il RE di Israele”!

Amen!

(la foto nell’icona principale dell’immagine in evidenza è un’opera scultorea di Paolo Saverio Di Zinno, di Campobasso,  scultore di arte sacra del ‘700)

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