CS 31- 03 Discorso arcivescovo Bregantini al Carcere di Campobasso

Prot. Int.  2018 /  31 – 03

COMUNICATO STAMPA

 

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Discorso del vescovo di Campobasso –Bojano pronunciato dinanzi al Carcere durante la sosta della processione dell’Addolorata e del Cristo Morto, venerdì Santo, 30 marzo 2018

 

«Carissimi fratelli e sorelle, un nostro amico, fratello nel cammino di fede, ci ha rivolto un monito, sull’uso del tempo. Perché realmente, il tempo è medicina che guarisce le ferite. Come è avvenuto nel cuore di questo nostro amico. In questo tempo di dolore, in questo luogo di passione vera, qual è il carcere, lui ha maturato scelte nuove. Si è redento da uno stile perduto. Ha ritrovato la strada della speranza. E, brevemente, ha pregato la Vergine Maria, Addolorata per tutti noi, quando perdiamo tempo, quando non siamo capaci di discernere il tempo opportuno. Quando il tempo lo spendiamo male, in cose vane, sterili, ingiuste.

Per questo tento di cogliere nel famoso Inno che viene continuamente cantato, lungo la nostra città, nella processione quelle parole del “teco vorrei”, o signore…”. Mentre infatti viene paragonata la vita ad un mesto viaggio, dove noi siamo chiamati a seguire il Signore per portare la Croce con lui; allora, il canto ci pone davanti una preghiera, mesta e dolce insieme: “donami tu coraggio, acciò non m’abbia da smarrir!”.

Ecco, il grande rischio infatti è sempre quello di smarrirci! La fatica della croce è grande.  L’insidia della seduzione e della fuga è incombente. La strada è in salita. Per le tante prove che avvolgono anche la nostra città. Ci sono davanti alcuni fatti tragici, che la VIA CRUCIS del 2 marzo scorso, lungo le strade suggestive e belle ma anche solitarie del centro storico, ci ha posto davanti. Con drammaticità. Specie alcuni casi di dolore, per i suicidi (ben tre, in poco tempo!) ed un caso di violenza   fino alla uccisione del malcapitato! Unico caso di violenza così efferrata, che ho registrato in questi miei dieci anni di servizio presso di voi, carissimi! Per i quali, benedico sempre più il Signore. Ma anche prego e prego che voi preghiate per me!

E’ facile, allora, anche per noi, smarrirsi davanti a tante tragedie, come la droga, la movida, il gioco d’azzardo che rovina tante famiglie, la solitudine, i quartieri dimenticati!

Tre in particolare sono le insidie che ci fanno smarrire:

1.La mancanza di una meta, di un perché si soffre, la perdita di punti di riferimento, anche per la fragilità di proposte formative. Anche da parte della nostra chiesa locale, che deve investire di più in energie formative sui giovani. Quando manca il Cristo, quando manca un perché si perde il filo della vita. E’ infatti il filo che deve essere ricuperato. Se hai un filo, solido e robusto, tutte le perline della vita le raccogli in una unica collana.  Anche le perline scheggiate o scure e imperfette. Senza il filo, invece, perdiamo tutto. Rilanciamo la forza educativa delle scuole. Della nostra Università, perla della città, ma che deve sempre di più confrontarsi con il territorio per diventare lievito fecondo.

  1. E’ poi facile smarrirsi, quando dimentichiamo, cioè smarriamo le nostre radici. Cioè, il nostro passato. Se la meta apre le vele al vento, le radici rassodano il cuore! Cresca il gusto della storia, della passione per la ricerca. L’amore alle cose belle antiche, la gioia di studi, la passione per gli archivi. Tutto diventi un gradino per la speranza. Certo, curare le radici non deve diventare gelosa difesa di una identità che ci sembrerebbe messa in discussione da altre culture. Anzi, Papa francesco ci esorta ad aprirci a nuove presenze culturali. Innovative, che rendono più belle le nostre città. I nostri paesi, così fragili come popolazione! Per le tante, troppe culle vuote! Gli immigrati (certo meglio accolti e meglio valorizzati!) sono una risorsa. Come lo sono stati i popoli che lungo i secoli sono qui giunti dalla Croazia o dalla Albania. Hanno riattivato i paesi, nutrito campi, coltivato speranze. Così può e deve essere per noi, oggi. Con un cuore accogliente. Unica forza per non smarrirci, davanti al nuovo!
  2. Ci smarriamo facilmente, poi quando siamo superficiali. Quando diamo spazio ai nostri capricci individualistici. Cioè, quando succede nelle nostre case, nelle nostre parrocchie, nelle nostre politiche…quando diminuisce la solidarietà! Mai senza l’altro. È lo slogan immediato ed efficace del nostro SINODO diocesano, che stiamo celebrando, tra rughe e perle! Andiamo più a fondo. Costruiamo su fondamenta solide. Oltre l’emotivo, oltre la pur grande bellezza emozionale di questa meravigliosa processione. Che ci tiene uniti, che ci plasma nella solidarietà del “Teco , con te, o Signore, vorrei portare la croce”. Insieme.

Per questo è necessario avere uno sguardo grande anche per le prossime elezioni reginali. Appuntamento importante, vitale. Per parte nostra, come tutti e quattro i Vescovi del Molise, sentiamo di poter indicare alcune priorità, che abbiamo raccolto in un decalogo, che ruota attorno alle aree interne, per un rilancio, di reciproco intreccio nella crescita! Con i giovani coinvolti, le strade curate, le chiese abbellite come fonte di turismo attrattivo, la salute curata con una vera prossimità, le nostre aziende difese ed accresciute tramite il gusto della “tipicità”.  Vorremmo dialogare su questo decalogo con tutti i candidati, già venerdì prossimo, in un incontro di forte reciproco ascolto e progettualità.

Mai un popolo senza la politica. E mai una Politica senza il popolo. Cioè, un cammino con quel “noi” che è l’unica forza che ci permette di non “smarrirci”.

Se saremo uniti, cuore a cuore, pur nella diversità culturale e sociale, se sentiremo nostre le lacrime delle nostre mamme, allora non ci smarriremo mai più. Perché sentiremo che anche questa processione ci ridarà quel “coraggio” che ora invochiamo.  Con fiducia, ad iniziare dai nostri fratelli, qui ristretti, maestri di un tempo nuovo, per un cuore nuovo. Amen!»

 

 

 

L’Addetto Stampa

Rita D’Addona

 

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