Settimana sociale Cagliari. Pensioni: Chiesa, correttivi necessari

Pensioni: Chiesa, correttivi necessari

Mons. Bregantini, “non è accettabile nonni lavorino e nipoti no”

Le soluzioni tecniche sono difficili, c’è un problema di sostenibilità del sistema, ma occorre una riflessione sull’età pensionabile. E’ la voce della Chiesa italiana, riunita a Cagliari nella Settimana Sociale dedicata al lavoro. “Se i ragazzi continuano a vedere i nonni che lavorano mentre loro sono disoccupati, qualcosa che non funziona c’è”, dice monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso e esperto di questioni di lavoro e walfare.

“Non so quale possa esser la soluzione tecnica ma è evidente che un aggiustamento sia necessario”. Una via potrebbe essere – argomenta il vescovo – quella di un’uscita dal lavoro graduale: “negli ultimi tempi della vita lavorativa si potrebbero studiare riduzioni di orario e stipendio per consentire l’ingresso di giovani”. Un vantaggio, questo, per le aziende ma anche per le famiglie, ritiene il prelato.

Sulla stessa linea d’onda suor Alessandra Smerrilli, docente della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium e componente del Comitato scientifico delle Settimane Sociali: “E’ auspicabile una flessibilità più in uscita che in entrata nel mondo del lavoro. Quello a cui noi pensiamo è una parte dell’orario di lavoro da dedicare alla cura” della famiglia o anche al volontariato.

La religiosa cita la filosofa canadese Jennifer Nedelsky che propone il part-time per tutti. Rinunciare ad una parte dell’orario e del salario per occuparsi di quelle questioni personali, dalla famiglia alla cura dei propri interessi, spesso delegati ad altri in cambio di denaro. E comunque – sottolinea la filosofa dal sito delle Settimane Sociali della Cei – mettere insieme più lavori o avere un’occupazione da 60-70 ore alla settimana è uno schema da superare.

Il responsabile della Pastorale per il Lavoro della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Filippo Santoro, vescovo di Taranto, insiste sull’inserimento dei giovani nel lavoro: “Occorre valorizzare le loro capacità, motivarli, offrire opportunità concrete: solo con i giovani che lavorano anche il sistema pensionistico può essere più sostenibile. Il rischio sicuramente da evitare è quello di ‘scassare’ i conti dell’Inps”.

Per il presidente dell’Azione Cattolica, Matteo Truffelli, “la sostenibilità del sistema pensionistico passa anche per l’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro. E’ da evitare assolutamente qualsiasi contrapposizione tra giovani e adulti. Non serve a nessuno”.

LAVORO, QUANDO INCLUDE I DEBOLI ED ESCLUDE LA MAFIA – Le olive prodotte sul terreno tolto alla mafia, il bar della stazione che diventa luogo di incontro là dove c’era solo degrado, la distilleria in Campania dove in azienda si sta come in famiglia, la filiera del pane dalla semina ai forni sostenuta dai prestiti della Caritas, le cooperative che danno lavoro a ragazzi più fragili, disabili, immigrati, giovani usciti dalle dipendenze.

Sono solo alcune delle oltre quattrocento “buone pratiche” presentate alla Settimana Sociale di Cagliari. C’è un lavoro “buono” che funziona e dà prospettive ai giovani. Piccole esperienze disseminate sul territorio che possono fare da apripista – è l’opinione della Chiesa italiana – per un nuovo modo di concepire l’occupazione.

A CAGLIARI LA FILIERA DEL PANE – “Di grano, di pane e di lavoro” è il progetto promosso dalle Caritas di Cagliari e Ozieri che produce pane di qualità, occupandosi di tutta la filiera, dalla semina alla vendita. Il piano è appena partito è si punta per il 2018 ad un giro di affari di 180mila euro con la creazione di almeno 5 posti di lavoro. “Ma è possibile inserirsi in questo circuito virtuoso con le proprie competenze”, spiega Filippo Maselli, responsabile nella Caritas diocesana del “Prestito della speranza”, che sostiene giovani che vogliono fare impresa.

(fonte: Ansa, 27 ottobre 2017)

 

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