CS 24-08A Meeting di Rimini. Il vescovo di Campobasso Per la prima volta in fiera per seguire tematiche sul lavoro

Prot. Int.  2017 /   24 – 08 A

COMUNICATO STAMPA

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Bregantini, il lavoro chiede tre cose soprattutto: credere in sé stessi, prepararsi con qualità e flessibilità e apertura al nuovo

Rimini. Al meeting di Rimini, per la prima volta, l’arcivescovo di Campobasso –Bojano, mons. GianCarlo Bregantini ha partecipato nella giornata di ieri, mercoledì 23 agosto, per seguire le tematiche sul lavoro.

Dopo il suo arrivo e l’accoglienza da parte dei rappresentanti dell’organizzazione del meeting, è stato accompagnato agli incontri e alle mostre che l’arcivescovo ha scelto di approfondire, in particolare quelle legate al mondo del lavoro. Al mattino ha infatti partecipato all’incontro tematico “Lavoro: formazione e innovazione”. Mentre nel corso della giornata diversi sono stati i padiglioni visitati –accompagnato dai curatori e dai volontari-  tra cui tre mostre nello specifico. La mostra “OGNUNO AL SUO LAVORO – Domande al mondo che cambia”; “UNA CHIESA CHE ESCE. Per conoscere e vivere Evangelii Gaudium di Papa Francesco”; “LA TERRA PIÙ AMATA DA DIO. La Custodia di Terra Santa”. Infine nel pomeriggio, il vescovo Bregantini ha partecipato all’incontro “IL LAVORO CHE CAMBIA: IL “PIANO MARSHALL” PER I GIOVANI, dove  ha avuto un breve incontro e  dialogo con il ministro per il lavoro Poletti . «Che ci sia una realtà come il Meeting di Rimini è davvero confortante, è qualcosa di bello e di grande» ha detto l’arcivescovo Giancarlo Bregantini che, grazie soprattutto all’amicizia maturata con un gruppo di amici di Comunione e Liberazione e l’attrattiva di tematiche sul lavoro, ha voluto partecipare al meeting di Rimini.  A colpirlo è stata soprattutto «l’armonia dell’insieme» e la modalità della trattazione sul tema del lavoro, gli incontri e le mostre fra i padiglioni. In particolare, attratto dalla mostra “Ognuno al suo lavoro” curata da Giorgio Vittadini e Marco Saporiti, il vescovo ha sviluppato la chiara sintesi che «Il lavoro chiede tre cose soprattutto: credere in sé stessi, prepararsi con qualità e flessibilità e apertura al nuovo. Ha poi soggiunto sull’importanza del rapporto con i colleghi suo luogo di lavoro che, «Se vai a lavorare solo per il lavoro e non per i compagni, prima o poi ti stanchi e cambi mestiere. Se invece i colleghi sono parte di te, non ti stanchi mai».  Ed infine ha concluso che il tema del meeting legato al lavoro «È un tema complesso, che va approfondito. Dio però ti dà un’eredità che devi fare propria e renderla attuale. La vita è un dono, come la storia e i valori, ma occorre trasformarla in modo che penetri nel nostro cuore. E poi rilanciarla e restituirla agli altri. La possiedi solo se la doni, proprio come la parabola del chicco di grano».

L’Addetto Stampa

Rita D’Addona

 

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