Omelia per la messa di ringraziamento della festa del lavoro. – Cattedrale di Bojano

Carissimi fratelli e sorelle,

come vescovo e preti di Bojano, tutti insieme, sempre uniti nella riflessione accorata davanti alla sfide odierne del mondo del lavoro, nel Molise, inviamo a tutti voi una Parola di speranza, basata sul Vangelo di Gesù, anch’egli uomo del lavoro, a Nazaret, con san Giuseppe, il falegname.

 

Celebriamo oggi la festa del lavoro, in occasione del primo maggio 2017.

Guardiamo quest’anno alla festa, con cuore ripieno di fiducia, pur consapevoli che la battaglia per avere un lavoro più sicuro, per tutti, sarà ancora lunga. Ma intanto il cuore nostro inizia  sperare. Per questo, il primo sentimento è quello di ringraziare e di benedire il Signore.

Facciamo infatti memoria di quanto abbiamo sofferto lo scorso anno, mentre celebravamo il Giubileo del Mondo del lavoro. Quel cancello, che immette nell’ampio piazzale dello stabilimento, sembrava non volesse aprirsi. Poi, tutti insieme, con tenacia, siamo riusciti a sbloccare gli ingranaggi. E siamo entrati. Densa fu la preghiera. Con un duplice senso. Chiedere perdono e sperare in un futuro di grazia. Ed eccoci qui, dopo un anno, per questo momento liturgico tanto

Il perdono da chiedere, per poi ringraziare

In primo luogo, anche oggi, l’impegno iniziale resta quello di chiedere perdono a Dio Padre, perché non abbiamo ascoltato i gemiti della nostra Sorella Terra, che si uniscono ai gemiti dei poveri e dei disoccupati. Perdono, perché la nostra terra grida un lamento, fatto di utilizzo ingiusto delle risorse di tutti ed il disprezzo dei grandi valori del bene comune, per la poca cura, l’inquinamento, le vaste terre abbandonate o poco coltivate; perciò, in preda alle frane.

Inoltre al Cristo, amante della vita, Vittima di misericordia, abbiamo chiesto perdono per le volte in cui abbiamo reso il nostro cuore duro come pietra, chiusi nel labirinto del pessimismo sterile e della sfiducia, rifiutandoci di partecipare alle iniziative comuni di socialità, ripiegati purtroppo sulla cassa integrazione, lenti a costruire insieme azioni concrete e progressive di Bene comune. Perdono soprattutto per i nostri gesti di invidia e di gelosia distruttiva, veleno mortale per il nostro futuro.

Infine, davanti all’azione dello Spirito Santo, che è armonia e benedizione, abbiamo chiesto perdono perché, in questa azienda della GAM, ci sono stati momenti in cui ci siamo comportati non da fratelli solidali ma da persone che pensano solo al diretto ed immediato interesse personale, avendo usato questo luogo di lavoro anche per le nostre clientele politiche, con poca responsabilità così che il lavoro è stato visto soprattutto come “posto da occupare”, più che spazio di vero

Il cammino compiuto in questo anno

Ma il Signore ci ha ascoltato. Quel cancello, faticoso, si è aperto. Anzi, spalancato. Progressivamente, ma sempre di più! E non solo alla GAM. Abbiamo così preso consapevolezza che il Signore ci chiede un cambio coraggioso e leale di rotta. Prima di tutto, rinnoviamo il nostro grazie all’imprenditore abruzzese Iannascioli, che con la catena Sagem, aveva accolto l’opportunità. Grazie ancora a tutti coloro che ne hanno accompagnato quell’iniziale cammino, specie la gratitudine a Confcooperative. E grazie ancora una volta all’intera filiera del pollo molisano, che ha sempre tenuto alto il livello, nelle nostre piccole ma preziose aziende familiari. In questo settore si è resa presenta tutta la fierezza matesina. Per un futuro di speranza, per l’intera Regione, perché se tira l’agricoltura, tira tutto il futuro delle nostre famiglie, anche per chi opera in altri settori, molti differenti. E’ in gioco il bene comune. Cioè, la gratitudine a Dio, come Padre che vigila e protegge.

Per questo, va reso un grazie particolare a chi ha operato per creare le condizioni, sociali e politiche, onde possa essere favorito il gioco degli investimenti finanziari, sul nostro territorio. Così si è resa attrattiva la nostra terra e le nostre aziende. Il patto territoriale, il patto per il lavoro, nelle sue complesse articolazioni, ha funzionato. Perché questo resta il ruolo della politica: favorire le condizioni, per progettare, insieme, il nostro futuro, con fiducia. Anche per altre realtà occupazionali dell’area Matesina, oltre che per il settore agricolo, tramite il Patto di Sviluppo rurale (PSE). Per questo, ora un grazie particolare va alla ditta Amadori, che ha da poco concluso, felicemente, il cammino di acquisto e rilancio del settore, compreso nuove prospettive di ripresa anche dello spinoso problema del Macello in area di Monteverde. Benediciamo il Signore, perché ci ha dato consiglio, perché ci ha fatto conoscere il sentiero della Vita,poiché nelle sua mani è la nostra vita, come dice il salmo 15, nel

Il cammino futuro, alla luce del vangelo di Emmaus

Proprio per questo, abbiamo benedetto poco fa l’intera area industriale della GAM, che sarà spazio di attività produttiva e non di clientele né di rassegnazione o nostalgie. E in essa, sono state benedette tutte le attività produttive dell’intero comparto del Matese, sia in campo industriale che agricolo e terziario.

Occorre ora che avvenga anche per noi quello stesso passaggio che è avvenuto per i discepoli di Emmaus. Partiti con il volto triste, adagio adagio, perché accompagnati dalla dolce ma chiara figura del Cristo, hanno reso luminoso il loro volto e svelto il loro passo. Fino ad avere un cuore ardente nel petto!

Ecco dunque il nostro itinerario: passare dal volto triste al cuore ardente! Questa è la volontà di Dio! A questo siamo chiamati, comportandoci con timore perché figli dello stesso Padre, che, senza preferenze, giudica ciascuno di noi, secondo le sue proprie opere, come ci esorta con chiarezza san Pietro, nella seconda lettura (1 Pt 1, 17-21).

Lo stile di Gesù sia anche il nostro, sia alla GAM che in ogni azienda e realtà produttiva della zona e della diocesi tutta. Lui, infatti, mentre coglie il volto di dolore dei due pellegrini, compie cinque gesti che sono paradigmatici, anche per noi, a vari livelli, sia personali che sociali oltre che politici ed imprenditoriali: “Si accostò, domandò, spiegò, entrò, spezzò!”(Luca 24, 13-35). Noi, questa sera, in clima di preghiera e di rendimento di grazia, li spieghiamo uno ad uno, per rapidi cenni, come pennellate di grazia e di luce.

  • Si accostò: Gesù non fa prediche. Si avvicina, si accosta, dolcemente, con rispetto massimo. Non invade il campo. Ma è vicino, delicato, presente. Lo stesso sia per noi. Sempre vicini a chiunque soffre. Specie a chi è più fragile tra di noi, a chi ha una famiglia numerosa, a chi ha un’età più avanzata. Oppure, è un giovane alle prime armi, come ricordo io stesso con quanta  premura sono stato accompagnato, nelle prime mie settimane di operaio, in una grande fonderia di Verona, negli anni di lavoro prima di essere prete! Non manchi, poi, la premura istituzionale, per rendere attrattiva la nostra terra, tramite azioni di lungimiranza Non di facile immediato guadagno…no, come l’illusione del lavoro festivo, per guadagnare di più, perché la domenica – parole di papa Francesco, a Campobasso – va sempre lasciata libera dal lavoro, cioè per quel tempo dove la priorità non è data all’economia  ma all’umano, al gratuito  alle relazioni non commerciali, ma familiari, amicali, con Dio e con la comunità! Forse è giunto il tempo di chiedersi se quella di lavorare di domenica sia una vera libertà! Realizziamo invece scelte attrattive, come il patto per il Lavoro, che dal Papa Francesco, proprio nella sua visita (5 luglio 2014), è stato così definito: “un mettere insieme le forze in modo costruttivo, per ricuperare tanti posti di lavoro tramite una strategia concordata con le autorità nazionali, che sappia cogliere le opportunità offerte dalle normative nazionali ed europee. Una strada che può portare buoni frutti”!. Questo è accostarsi, come fece Gesù, a chi aveva il volto triste!
  • Domandò: è il gesto solidale della compartecipazione alla problematica altrui! Non si resta alla finestra, non ci si limita al giudizio esterno, ma si entra in gioco relazionale diretto. L’interesse premuroso crea il primo passo per azioni successive, ben poste, di solidarietà concreta. E’ quello che chiediamo a tutta la città di Bojano e a tutti i nostri paesi: scendere in piazza, partecipare, essere interessati, domandare, con omelie mirate, consigli comunali monotematici, assempblee popolari. Ricordiamoci sempre che il nostro viene prima del mio! E proprio ieri, in Egitto, papa Francesco ha precisato che il bene di ciascuno risiede nel bene di tutti!
  • Spiegò: è il gesto di Gesù Maestro, che non solo sa capire né si limita a condividere, ma chiarisce, spiega, pone cultura, dialoga per far crescere l’altro. E’ in primo luogo il compito della Direzione aziendale, per la presentazione di un piano industriale efficace e ben posto, ritmato con saggezza e tenacia. Ma è anche il compito di chi, nel sindacato, è chiamato a far capire i passi da fare, spiega le mosse ed illumina le scelte fondative. In fondo, chi sa creare non muri di sudditanza, ma ponti di dialogo e comprensione reciproca. Certo, è doloroso spiegare che non sarà immediato il rilancio, per tutti, del posto di lavoro. Ci vorrà tempo e pazienza. Ma questo è proprio lo stile di Gesù. Del resto, proprio la natura ci ammaestra. Solo se poti l’ulivo, la pianta si irrobustisce e non secca. Le misure di purificazione da una certa logica clientelare sono necessarie.  Anche se dolorose. Spiegare e cambiare, dunque! E poi accompagnare i passi da compiere. Perché nessuno resti fuori. E’ il nostro augurio, come parroci della città, concordi e solidali insieme!
  • Entrò: Entrò per rimanere con loro, dopo che essi avevano elevato al cielo una delle più belle preghiere della Bibbia: Resta con noi, Signore perché si fa sera. Mi commuove, questo grido. Perché è anche il nostro, di questa sera: “Resta con noi, o Signore, perché altrimenti saremo nel buio, nella paura, nella disperazione e frammentazione. Solo se ci sei tu, o Signore, noi cammineremo in avanti, affrontando solidali anche questa sfida”. La preghiera dello scorso anno giubilare ci ha aperto le porte della GAM. Ora tocca a noi rimanere in azienda, con dignità e partecipazione leale. Papa Francesco, nella sua visita in Molise, ci ha esortato proprio a questa stima, per la fedeltà alla nostra Terra: “Il restare del contadino sulla terra non è rimanere fisso; è fare un dialogo, un dialogo fecondo, un dialogo creativo. E’ il dialogo dell’Uomo con la sua terra, che fa fiorire, la fa diventare per tutti noi feconda. Questo è importante!.”.
  • Spezzò il pane: è il gesto finale,quello che fa aprire gli occhi ai due pellegrini, nella locanda, ormai giunti ad Emmaus. Chiede, ora Gesù, anche a noi, di saper spezzare il pane, in fraternità e reciprocità. Nel messaggio, inviato ieri alla diocesi, facevo notare come la questione lavoro debba ritornare sulle lavagne della scuola, sui pulpiti delle chiese, sui tavoli delle nostre riunioni formative. Proprio oggi, giornata dell’Università Cattolica, con questo slogan espressivo: “Chi studia, ha sta già cambiando la società”.Con un vero esame di coscienza: quei pochi soldini che ho in banca, li trattengo egoisticamente oppure li so investire, con rischio, proprio per dare lavoro? Cioè, a cosa miro nella mia vita?  So condividere quello che possiedo (talenti o di soldi o di tempo). Così anche la politica deve tornare ad accordarsi al bene del popolo che essa governa e guida! La Politica è la “terra benedetta” abitata dalla giustizia, dalla lungimiranza, dalla cura! Non ha il compito di indicare la strada, ma quello di realizzarla! Con scelte lungimiranti soprattutto davanti alle crisi ricorrenti delle nostre aziende. Locali e nazionali, come si vede proprio nella triste vicenda dell’Alitalia. Quel NO secco ci pone infatti numerosi interrogativi, drammatici, sul perchè sia stata respinta la bozza di risanamento aziendale. Ci chiediamo, infatti, quali prospettive ci siano nel nostro cuore, pur se afflitto e carico di delusioni e sconfitte. Sono interrogativi etici di grosso spessore. In gioco, c’è la capacità di futuro, affaticati come siamo nel mantenere alta la speranza. Infatti il disagio di ciascuno, oggettivo certo e ben fondato, non deve diventare un macigno così pesante da impedire di  guardare oltre, sia nelle grandi come nelle piccole aziende: Certo dovrà crescere la responsabilità dei sindacati e della Chiesa, come forza educativa, per sostenere nel cuore di tutti prospettive lungimiranti?

 

Augurio finale

Questa è la sfida: educare alla fede, per far crescere la speranza ed educare al lavoro, nella risignificazione dell’azione politica. Guardiamo perciò a san Giuseppe Lavoratore, come esempio di gratuità, prossimità e fedeltà che ci insegna a fondare la casa, il nostro Paese, come ha fatto lui, cioè sulla solidità della fede e dei valori di giustizia, inclusione anche degli immigrati, reciprocità e cooperazione, per custodire con amore la famiglia, le città, le nostre terre con tutte le loro ricchezze e risorse. Difenderemo soprattutto il futuro come ha fatto lui, uomo giusto, con lungimiranza e progettualità, sempre attenti al bene comune e alla trasparenza, per strappare dal cuore dei nostri giovani la tristezza e la paura del domani, restituendo loro fiducia. Le nuove strade occupazionali nascano da coscienze rinnovate che sanno spezzare il pane del presente, lottando perché a nessuno manchi il necessario e la dignità!

Per questo, vi chiedo di pregare, tanto. Ogni famiglia si raccolga in preghiera, lungo il mese di maggio e reciti il Rosario, proprio per avere per tutti un lavoro sicuro e fecondo. Salga al cielo, tramite san Giuseppe, questa supplica: pregare il Rosario, perché i nostri giovani abbiano un lavoro. Mettiamo la nuova Azienda sotto la protezione di san Giuseppe. E sarà lui a proteggerne i passi, lunghi ma belli e sicuri.

Guardiamo infine a Gesù: “ha  pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo,ha amato con cuore d’uomo e ha lavorato con mani d’uomo!” (G.S.,22).  Lui ci benedirà tutti! Amen.

 

Appello finale alla città di Bojano, da parte del vescovo e di parroci della città

Quali opportunità pastorali per Bojano, guardando al futuro della GAM?

Carissimi fratelli e sorelle, è opportuno, come parroci della città di Bojano e come vescovo della diocesi, in sintonia con il cammino della Pastorale diocesana del lavoro, riflettere con voi su questo importante fatto, avvenuto per la città di Bojano, in seguito alla risposta al Bando dell’azienda, che è stata espressa con lettera formale, in data 14 giugno 016. Leggeremo l’evento soprattutto dal punto  di vista pastorale, pur se collegato con l’aspetto sindacale e politico.

  1. Grazie a Dio, perché ha ascoltato la nostra intensa preghiera, espressa durante il Giubileo delle aziende, celebrato con solennità e buona partecipazione, il 30 aprile 016, con lo slogan, programmatorio: Riapriamoci le porte delle nostre aziende. E’ stato vinto lo scetticismo di molti, anche in ambienti ecclesiali. Maria e Giuseppe ci hanno ascoltato. San Bartolomeo ora ci guiderà alla meta, per far ripartire in modo pieno l’intero comparto aziendale e la filiera così preziosa per tutto il Matese e il Molise stesso. Sarà utile pensare ad un momento liturgico specifico, di ringraziamento, nei prossimi giorni.
  2. Grazie all’imprenditore abruzzese Iannascioli, che con la catena Sagem, ha accolto questa opportunità. L’offerta è seria. La ditta riscuote fiducia. La scelta è ben oculata. Progressiva, per non commettere errori futuri. Grazie allora a tutti coloro che hanno accompagnato il cammino, non facile, di questa trattativa.  Specie a Confcooperative. E grazie ancora una volta all’intera filiera del pollo molisano, che ha sempre tenuto alto il livello, nelle nostre piccole ma preziose aziende familiari. E’ questione di identità. Di fierezza matesina. Per un futuro di speranza, per l’intera Regione, perché se tira l’agricoltura, tira tutto il futuro delle nostre famiglie, anche per chi opera in altri settori, molti differenti. E’ in gioco il bene comune.
  3. Un grazie particolare va poi espresso per chi ha operato per creare le condizioni, sociali e politiche, onde possa essere favorito il gioco degli investimenti finanziari, sul nostro territorio. Così si è resa attrattiva la nostra terra e le nostre aziende. Il patto territoriale, il patto per il lavoro (già sostenuto anche da papa Francesco nella sua visita tra di noi!) ha funzionato. Perché questo resta il ruolo della politica: favorire le condizioni, per progettare, insieme, il nostro futuro, con fiducia. Anche per altre realtà regionali, come l’ITR e lo Zuccherificio. Come pure in settori fragili, nel terziario.
  4. Ora tocca a noi, con saggezza, coordinare bene tutte le presenze nel settore. Specie con la coordinazione saggia, attorno all’Incubatoio, in correlazione con L’AIA, di Veronesi. E’ uno spazio di vera progettualità locale. Dove i sindacati, ne siamo sicuri, manifesteranno tutta la loro esperienza, in stile collaborativo e promozionale e non solo di difesa.
  5. Decisivo resta, poi, lo sguardo agli operai ed impiegati che non potranno, essere subito riammessi al lavoro. Nessuno, però, deve soffrire per questa soluzione. Ma deve far crescere tutti. Con dignità e futuro. Sarà compito allora delle varie realtà amministrative trovare uno sbocco adeguato e concreto di soluzione futura. Preghiamo, con fiducia per questa speranza. In reciproche alleanze, tra Comune, Sindacati, Regione. Direzione aziendale, operai stessi, su tavoli concertati di soluzione.
  6. La città e la realtà parrocchiale di Bojano sono coinvolti per primi. La società civile non deve restare a guardare. Ma deve mettersi in gioco, positivamente. Con momenti di spiegazione, onde dar fiducia. Con incontri di preghiera, per chiedere a Dio la forza del futuro, affidato anche alle nostre mani, ma sempre come dono ricevuto dalle mani provvidenziali di Dio. Dovrà crescere l’unità interna delle parrocchie, anche perché pungolate da questi nuovi positivi eventi. Con gente che ci crede, lotta, investe, prega e studia. Per dare un futuro di speranza alla nostra terra.

Papa Francesco, nella sua visita in Molise, ci ha esortato proprio a questa stima, per la realtà della Terra. Con queste parole, che come Vescovo e parroci riconsegniamo a tutti voi: Il restare del contadino sulla terra non è rimanere fisso; è fare un dialogo, un dialogo fecondo, un dialogo creativo. E’ il dialogo dell’Uomo con la sua terra, che fa fiorire, la fa diventare per tutti noi feconda. Questo è importante!. Con affetto e speranza, in preghiera intensa, reciproca,

Bojano, 17 giugno 2016                                        il vescovo Giancarlo e i parroci della zona

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