Omelia per san Giorgio, Campobasso

Carissima città di Campobasso, carissimo don Luigi, l’infaticabile organizzatore della festa, insieme a tutti i nostri parroci e sacerdoti tutti, cari diaconi e consacrate, autorità e giovani, comitato e confraternite, fedeli tutti: siate i benvenuti alla festa del nostro patrono cittadino, san Giorgio.

 

La festa odierna è ricca di grandi considerazioni. Anche perché si innesta nella festa della Divina Misericordia, pienezza della Pasqua!

 Infatti, la festa di san Giorgio è legatissima a questo periodo pasquale.

Ogni passaggio di questa mirabile storia di fierezza e di lotta esprime molto bene la ricchezza spirituale del periodo di Pasqua. Ecco, perché abbiamo deciso di mantenere la data precisa, oggi, 23 aprile, come data della festività cittadina, in onore di Giorgio.

 

Partiamo dal contesto che la storia ci narra. E’ un contesto di paura. Come oggi, come nel cenacolo.

La paura infatti è l’origine del bisogno di sicurezze. Nessuno nasce impaurito. Quando, infatti, nella vita si affacciano esperienze come quelle dell’abbandono, delle ingiustizie, del tradimento, è allora che il nostro cuore inizia a tremare. Io credo, perciò, fermamente che nessuno nasca cattivo. Proprio come disse san Francesco al lupo di Gubbio, dopo averlo seriamente rimproverato e redarguito, esce in quella mirabile analisi: Tu sei cattivo, perché sei affamato! Sono le ferite che possono indurirci fino a renderci rancorosi, violenti. 

 

La festa di oggi è dedicata a san Giorgio martire. Una delle figure affascinanti e incisive della Tradizione cristiana, ma anche un modello valido per tutti, anche per i non credenti. La sua storia è intarsiata di fede, di coraggio, ma anche di leggende. La più nota riporta che in una città c’era un drago orribile che teneva soggiogata la gente con la catena del terrore. Il drago si cibava di carne umana e in particolare di fanciulle pure. Con questa minaccia, il drago ottenne tutte le giovani di quel luogo. Per paura, il re e i cittadini caddero in questo tranello infinito. Pensavano che prima o poi li avesse lasciati liberi. L’ultima rimasta era la figlia del re. Tutte le vergini erano state sacrificate, nell’illusione che la città sarebbe stata risparmiata. Il re si rifiutava di dare al drago la sua unica figlia. La principessa invece era pronta ad immolarsi  per la sua città, proprio come fecero tutte le altre. Il re allora radunò tutti a pregare che Dio indicasse una soluzione.

E Dio ascoltando questo grido convocò l’arcangelo Michele e gli ordinò di trovare un cavaliere, il più coraggioso, per sconfiggere quel drago.  Fu scelto Giorgio, cavaliere dal cuore generoso e libero dalla paura; dall’aspetto delicato, ma già famoso per la sua prontezza e la grandezza del suo cuore buono. Giorgio, avvertito del mortale pericolo che correva la figlia del re, senza esitare salì a cavallo e partì per la foresta dove la principessa era prigioniera.

 

Il suo mantello azzurro svolazzava e sembrava un anticipo di quel cielo che da lì a breve la città avrebbe ritrovato. Il drago aveva appena afferrato la principessa e già stava aprendo la bocca per divorarla, quando Giorgio fa penetrare la sua lancia nella gola e lo uccide. La principessa è salva. La morte è sconfitta. La paura è vinta. Una volta portato dal re, tutti acclamavano Giorgio per questo trionfo tanto atteso. Il re chiese perciò al prodigioso cavaliere quale ricompensa volesse ed egli chiese al re e a tutti i cittadini di mettersi in ginocchio, come lui, a ringraziare insieme Dio per quanto aveva compiuto. Da allora molte città invocarono Giorgio come difensore e protettore di fronte a disgrazie e calamità. Tra queste anche Campobasso, la nostra città, sempre grata della lunga storia di protezione millenaria, specie nell’episodio, riportato in questa cattedrale, nella cappella alla vostra destra, la cappella del santissimo, quando le campane si misero a suonare, “non tocche”, cioè senza concorso umano. Fu vista in quel segno sacro la presenza di san Giorgio, che sa liberare chi crede in Dio, così come egli aveva fatto per liberare la città assalita ed insidiata dal drago.

 

E’ veramente una bella vicenda questa, con preziose applicazioni per i tempi che viviamo. Lavorare con Dio significa vincere tutti i draghi che generano morte e distruzione.

  • Il drago è il diavolo che ruba la pace, imprigiona nell’incubo, semina terrorismo. Per la nostra città, questo drago assume nomi diversi. In primo luogo, sento che anche tra di noi, nelle parrocchie della città,  talvolta si insinua il drago della invidia e delle gelosie reciproche.  E’ il drago più pericoloso, che potremo meglio analizzare nella seconda traccia sul Sinodo, nei mesi di maggio, giugno e luglio, per essere anche noi, come ci dicono gli Atti degli Apostoli (2,42-47), perseveranti nella comunione, credenti che stavano insieme volentieri ed avevano ogni cosa in comune. Allora, veramente, le nostre parrocchie potranno godere del favore di tutto il popolo. Ed a livello sociale, sento soprattutto la gravità della situazione per lo scivolare silenzioso di molti nel gioco d’azzardo, soprattutto tramite le macchinette. Dobbiamo vigilare di più. E lottare di più. E’ un guadagno troppo facile, rivestito di legami mafiosi crescenti. Su questo punto, tutte le associazioni devono fare una battaglia comune, come si è fatto all’università, alcuni giorni fa, con una serrata analisi e documentazione. Per questo, vanno riattivati tutti i luoghi educativi per i giovani, oratori, scuole, associazioni formative, volontariato, accoglienza reciproca, per non cadere nel fascino distruttivo di un tempo vuoto, notturno, intriso di violenza.
  • Il re è l’immagine di chi occupa il ruolo del potere, ma fa fatica ad assumere l’onere, né sposa a pieno le responsabilità e resta paralizzato o dalla corruzione o dal panico. La politica infatti è l’arte di uscire insieme dai problemi, come diceva don L. Milani. Resti allora sempre più legata ai drammi veri della gente, ai quartieri di sant’Antonio, alle case popolari di Via Quircio. Penso poi al maggior impegno che la nostra città deve metterci nella cura ecologia dei quartieri, tramite la raccolta differenziata, programmata per maggio, ad iniziare dal centro storico, che resta il cuore di questa antica festa.
  • Le fanciulle vergini non sono che i tanti che subiscono le conseguenze tragiche degli errori altrui. Sono i poveri, i giovani disoccupati, vittime di un sistema che li scarta e difende gli adulti e non loro. Soprattutto oggi gli immigrati, che pagano gli errori grandi del mondo, di chi chiude le frontiere con vergogna e ostilità (come ha denunciato proprio ieri, il papa, con parole sempre più forti ma purtroppo con fatina nostra nell’ascolto). Ma si compie qui quanto dice il salmo: la pietra scartata dai costruttori è diventata pietra angolare!
  • La principessa, la figlia del re si fa simbolo di chi non si sottrae alle responsabilità, pur vestendo gli abiti regali. Ma si pone sullo stesso piano delle altre, pronta ad immolarsi per la salvezza del suo popolo. E’ questo gesto che arriva fino ai cieli e conquista Dio. E’ la grande forza del volontariato che si raccoglie soprattutto (ma non solo!) attorno alla Casa degli Angeli, gioiello della città,insieme alla chiesa dove l’intercessione si fa carità reciproca, nella Chiesa della libera, dove però va organizzato una presenza sistematica tra le singole parrocchie, fuse in questo gesto, suddiviso giorno per giorno,nei vari turni di adorazione.
  • San Michele è colui che si pone accanto al giovane cavaliere col suo aiuto di difensore che lo sostiene a battere il drago. Sono i nostri parroci, i religiosi, chi ascolta con cura le confessioni, chi dirige i fratelli spiritualmente, chi come religiose sa accompagnare le perone fragili. Grazie a tutti.
  • Giorgio infine rappresenta chiunque fa della propria vita una risorsa di bene e di amore gratuito e solidale per gli altri. E’ l’esempio perfetto di chi costruisce il mondo praticando giustizia e rifiutando il male, sollevando con carità gli indifesi e si spende senza calcolo di tempo per rinsaldare l’unità, lì dove regna la divisione, il conflitto. Per questo, nei secoli, in Giorgio si è visto il Cristo Risorto. L’antica sequenza pasquale recita così: “Mors et vita duello conflixere mirando: dux vitae mortuus, regnat vivus”. E’ lo scontro decisivo tra vita e morte. Il Re della Vita, pur morto, regna e vince. Gratuito è poi san Giorgio: avrebbe potuto chiedere per sé anche metà del regno, ma non cova queste pretese. E’ infatti il Cristo che noi amiamo, pur senza averlo visto. Ed è mettendo il nostro dito nelle sue ferite, con la forza risanatrice dello Spirito santo, che possiamo trasformare le nostre ferite di dolore e di sangue, in feritoie di grazia e di luce.
  • Indica invece che per la nostra città è in Dio la vera fonte della forza e della vittoria, rappresentata da quel mantello azzurro del cavaliere, dove sono riassunti tutti quegli atteggiamenti, quei comportamenti, quelle scelte, quegli stili di vita e di relazioni che possono liberare l’uomo dalle mancanze di luce che, ad oggi, ancora ci calpestano e ci rendono schiavi. Auguri alla mia città e alle tante che guardano ammirate a san Giorgio, nella certezza che è possibile vincere la paura e perciò vivere nella sicurezza. Ci benedica san Giorgio e dia alla nostra e mia città quell’unità che ha caratterizzato la prima comunità del Risorto,    padre Giancarlo, Vescovo

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