Omelia del 2 gennaio

Fratelli e sorelle carissimi,

 

rinnovo il grazie affettuoso a tutti voi, con un deferente saluto alle autorità, un grazie vivissimo a tutti coloro che condividono questo momento di festa, un grazie rinnovato ai presbiteri e al parroco, ai compagni di scuola, alla famiglia in particolare. Tutta la diocesi vive questo momento di grazia e insieme con te, Davide noi benediciamo il Signore perché un giorno, per usare in maniera simpatica il nome di questo paese, ha bussato alla porta del tuo cuore e tu gli hai detto di sì; adagio adagio hai maturato questa tua risposta, con umiltà e coraggio, decisione e forza, con un sorriso crescente che non ti è mai mancato.

Anche noi siamo orgogliosi e grati a Dio di questo dono che ti ha fatto e chiediamo oggi tutti insieme che il Signore benedica questo ragazzo, questo giovane e che lo confermi.

 

Per parte nostra ti diciamo con grande fraternità alcune cose, simpatiche. Prima di tutto ama tanto questo cammino, sentiti grato di aver avuto questa voce del Signore, sii fiero di questa vocazione come sempre lo sei stato, fiero e combattivo insieme come sai fare. Fiero perché quello che tu hai ricevuto non è un merito, ma un dono gratuito. E questo ci chiede di restare sempre fieri, carichi di entusiasmo, ma sempre con grande umiltà e consapevolezza.

 

Abbiamo scelto questa liturgia del Nome di Gesù, i Presbiteri sanno che è domani la festa, ma noi l’abbiamo dovuta anticipare perché domani c’è a Roma il grande convegno nazionale delle vocazioni, e tu gentilmente hai accolto il nostro invito di anticiparlo come Primi Vespri questa sera, e ne siamo onorati, perché come tu ben sai questo inno Iesu dulcis memoria mi è carissimo, mi è carissimo perché dentro c’è il cuore di Padre Tarcisio,  con lui l’abbiamo cantato e ricantato tantissime volte, e abbiamo sentito che è un Nome di grazie e di benedizione.

 

Questo Nome poi, come dicevamo questa mattina con don Fabio che è il parroco che ha come patrono San Bernardino, ha regalato alla Storia della Chiesa il famoso IHS, l’avete visto mille volte sulle porte delle nostre Chiese, sugli stipiti delle nostre case: ha dato all’Italia in un momento critico qual era il ‘400 con grandi lacerazioni e cambiamenti sociali e politici quel coraggio e quella forza protagonista della Riforma.

 

C’è una casa in diocesi a San Giovanni in Galdo, dove proprio nello stipite della casa, nella via principale del paese, c’è un grande rosone dove c’è questo Nome, questo sigillo, si vede il nome di Gesù, che è bellissimo.

 

Sentite cosa scrive nei tantissimi discorsi che il nostro santo Bernardino ha lasciato su questo Nome: “il Nome di Gesù è il nome dello sposo, è luce, è cibo, è medicina, esso illumina quando lo si rende noto, nutre quando vi si pensa in segreto, nel tuo cuore, e quando lo si invoca nella tribolazione produce dolcezza e unzione”; “o anima mia – esorta Bernardino -, tu hai un antidoto eccellente nascosto come in un vaso nel nome di Gesù, infatti è un nome salutare, è un rimedio che non risulterà mai dimenticato per nessuna malattia, che esso sia sempre nel tuo cuore, e nella tua mano di modo che tutti i tuoi sentimenti e tutti i tuoi atti siano diretti verso Gesù”.

 

Lo dice a tutti, ma io affido a te questa esortazione favolosa, che Bernardino lancia dal ‘400 fino ad oggi, in modo perenne. Sia sempre scritto nel tuo cuore e nella tua mano. Infatti il nome di Gesù significa colui che salva, e senti allora che quando dici: “Gesù” vedi la mano di Dio che ti solleva.

 

Mi permetto di citarti il salmo dell’Ora media di oggi, salmo 39, salmo molto bello. Dice il salmo: “Si china dona ascolto ascolta il mio grido, mi ha tratto dalla fossa della morte, mi ha sollevato dal fango, mi ha stabilito sulla roccia, rende sicuri i miei passi e pone un canto – lo dico al coro -, pone un canto sulla mia bocca per lodarlo e benedirlo sempre” questo vuol dire Gesù, vuol dire che ti alza, che ti solleva – lo dico a tutti -, che ti libera dalla paura, che ti incoraggia, lo nomini e già lo senti vicino.

 

Certo oggi, con questo gesto della Admissio, tu, caro Davide, ci rendi tutti felici, però anche noi ti affidiamo uno stile di cammino. Qual è? È il cammino del Sinodo, la certezza che tu appartieni alla Chiesa di Campobasso-Boiano, per dirla in termini sportivi, sei dei nostri, perdonate la franchezza, ma è bello: sei dei nostri, fai parte della squadra.

 

Questo vuol dire il gesto di oggi, per dirlo specialmente ai giovani: finora stava in panchina, giocava ogni tanto, faceva qualche partitella, ora è ufficiale il suo ingaggio, e diventa veramente dei nostri, diventa caro, sei anche tu offerto al Signore, come dice il Vangelo di Luca, nel Tempio, sei una primizia, un primogenito per la salvezza di tutti i fratelli, come fece Giuseppe, venduto e poi redentore dei suoi fratelli.

 

Per questo diciamo grazie alla tua famiglia, al tuo paese, a Don Giuliano, che abbiamo prima ricordato con immensa commozione, che qui in questa chiesa, giorno per giorno, ti ha forgiato, educato accompagnato, e ora dal cielo prega per te. Grazie, grazie veramente a tutti.

 

Certo ti chiediamo di custodire lo stile di Gesù, come viene narrato nella prima lettura da San Paolo, nel celebre Inno cristologico, così prezioso e anche così importante, anche nello studio esegetico del corpo paolino che quest’anno state affrontando. In particolare questo inno ci chiede – dice a Davide ma vale per tutti noi – tanta umiltà: dobbiamo scendere, servire, accettare tutto quello che la vita ci pone, pazientare capire il passo dell’altro, accettare anche di valere poco oggi nella società. Ma poi essere capace di offrire a questa società che ha una lettura diversa del sacerdote, non più un ruolo di potere ma un ruolo di servizio, colui che offre la verità in riscatto spirituale che è reale forza di salvezza sociale personale e comunitaria. E questa strada è la misericordia, la via di Dio è la misericordia.

La gente dal prete vuole soprattutto questo, è passato il ruolo di potere, per fortuna, un ruolo importante un ruolo di raccomandazioni, un ruolo di chi scioglie tutti i nodi.

Il prete però oggi è cercato per quello che vale, per quel Nome di Gesù.

 

Accanto all’umiltà e allo scendere c’è anche la gioia di proclamare la gloria di Dio: cioè la gioia di cantare sulla bocca dei bambini, come dice il salmo 8 appena cantato. Non tacere, essere attivi, essere militanti, quante volte lo abbiamo ripetuto. Lo dico a tutti i cristiani, oggi siamo poco militanti. Andare o non andare in Chiesa non ci costa niente. In Iraq non è così: chi va in Chiesa rischia. In Pakistan c’è una mamma che da 2500 giorni è in carcere per nulla, e non ha mai mollato: Asia Bibi. Questo è il punto: proclamare con forza, essere coraggiosi, militanti, vivi, vincere l’accidia, che è il grande nemico del Seminario e delle case religiose, ma anche di tutti i cristiani. Non ci scomoda più il Nome di Dio, non ci impegniamo per lui, non facciamo più parte viva della sua squadra, vinca o perda non ci importa. Questo è il male di oggi; ecco perché è bello l’incontro di oggi che significa: Lui è il Signore ha parlato a Paolo, Lui va ascoltato, difeso, Lui va proclamato.

 

Con un kerigma che è la forza del mondo di oggi: Cristo è il vincitore, Cristo è necessario. Paolo VI sempre diceva: “Cristo, Tu ci sei necessario”. Questa è la fede. Se tu vai all’osteria o al bar, gli altri vedono che negli occhi hai un qualcosa di diverso; vacci pure, ma non essere chi bestemmia. Porta, invece, il volto di Cristo, porta il Suo Nome, riempi, come faceva Bernardino le piazze di questo Nome, diamo speranza a tutti.

 

Non mollare sul sorriso, Davide, abbilo sempre dentro, con la tua chiarezza, affinché tu continui quella grande passione che hai per lo studio: ti abbiamo sempre ammirato. I tuoi compagni ti chiamano per tradurre il latino, o in latino, sei un punto di riferimento sul piano culturale. E ne siamo onorati, continua così, conserva come Maria sempre la Parola, sappi custodire e meditare questa parola, nulla vada perduto.

 

E il Nome di Gesù sia il filo del tuo cuore, tutto il resto lo potrai infilzare giorno per giorno, anche le fragilità, compreso le debolezze dei nostri piccoli paesi; essi se c’è un problema sanno trovarsi uniti: questa è la nostra forza, è Cristo che ci mette insieme, i santi ne sono il segno, ma è Lui il filo della storia, è Lui che ci mette insieme.

 

Un cenno all’Inno cha abbiamo appena cantato (Iesu, dulcis memoria), che abbiamo solennizzato. Un giorno un monaco molto saggio dell’Oriente in un paesello sperduto della Calabria mi fece un quiz, che io oggi faccio a voi: “Qual è il nemico del bello?”, istintivamente mi è venuto: “Il brutto!”, ma no, nessuno lascia il bello per il brutto, ma il nemico del bello è il più bello.

 

Guardate mi ha squarciato quella riflessione. Se tu vuoi dare qualcosa di bello devi dare qualcosa di più, non qualcosa di meno: a scuola, nella cultura, nella politica, nella Chiesa. Ecco perché tutti gli aggettivi di questi inno sono al comparativo, permettetemi di citarlo in latino suaviusu, iucundius, dulcius, perché Gesù è il più bello, non è il bello, troppo poco, ma è il più bello. Ecco perché uno si fa sacerdote perché ha scoperto che è Lui il più bello: è più bello dei soldi, più bello della vita, è più bello del tuo stesso cuore. Impara e fai imparare quam dulcius est Iesum diligere; Egli è il nostro gaudio, premio e corona.  E permetti che tragga dai due santi di oggi, che abbiamo studiato tanto in seminario nella Patrologia, questo insegnamento: “Tra noi, dice Gregorio, se tu senti il Nome di Gesù, anche a livello fraterno, tutto cambia, non ci sarà invidia, gelosia, tra noi nessuna invidia, ma l’emulazione”. Cos’è l’emulazione? Non il vedere chi sia il primo, ma chi permette all’altro di esserlo. Se i nostri paesi passassero dall’invidia all’emulazione, tutto cambierebbe.

 

Buon cammino, carissimo Davide, e a tutti voi compagni di cammino, e a tutti voi nel cammino del Sinodo. Cammina sulle strade affidabili del Sinodo, per costruire i poli pastorali, lo stile sinodale, la gioia di essere di Dio, consacrato a Lui, primizia e pienezza del suo amore, per Cristo nostro Signore. Amen.

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